Al Direttore - 12 novembre 2016, 18:16

La mia carriera di insegnante: i ricordi di Roberto Nicolick

"In tutti quegli anni, ho capito che insegnare è un lavoro molto difficile a cui il docente, tranne rari casi, non è preparato e che in soggetti già fragili e con problemi già presenti può implementare situazioni border line"

La mia carriera di insegnante: i ricordi di Roberto Nicolick

 

Ogni lavoro ha le sue caratteristiche e soprattutto vi possono essere dei lavoratori molto originali, nello specifico, prima di andare in pensione, ho lavorato circa quaranta anni nella scuola come insegnante e ho conosciuto centinaia di colleghi, di materie diverse e soprattutto di tipologie psicologiche diverse. In tutti quegli anni, ho capito che insegnare è un lavoro molto difficile a cui il docente, tranne rari casi, non è preparato e che in soggetti già fragili e con problemi già presenti può implementare situazioni border line. L'insegnate è sottoposto, oggi come allora, a pressioni diverse, oltre agli allievi, i genitori, i presidi e le situazioni didattiche che devono affrontare ogni volta che entrano a scuola.

Ricordo ancora oggi tutta una galleria di personaggi che sono rimasti impressi nella mia memoria: un assistente di officina, giovane e un pochino agitato, risolveva i problemi disciplinari dei suoi allievi lanciando un martello da officina a scopo dimostrativo, che per fortuna, andava a colpire uno stipetto metallico, lasciando in esso una profonda ammaccatura, non oso pensare le conseguenze se avesse colpito un allievo in carne ed ossa.

Un preside che veniva con le classi in gita scolastica, era presente all'arrivo della meta e poi spariva per ripresentarsi, dopo qualche giorno, alla partenza dei pulman, la sua frequentazione delle osterie e delle fiaschetterie era cosa nota, sapevo come trovarlo.

Un vice preside, con la mania compulsiva del gioco d'azzardo, che anch'esso andava in gita con le classi quinte, raccoglieva dagli allievi le quote di partecipazione che perdeva regolarmente alla roulette del casinò la sera stessa.

Un insegnante di matematica, molto ma molto strano, di sentimenti razzisti e xenofobi, il quale era solito apostrofare gli alunni di colore e cinesi con espressioni del tipo “ tu ! Ritorna sull'albero” e similari. Lo stesso insegnante prima di morire, compilò un singolare testamento olografo, poi reso pubblico, in cui lasciava in eredità al Governo Tedesco diversi beni, case e conti correnti, a patto che restaurasse il regime del Terzo Reich.

Un ingegnere di brillante intelligenza che purtroppo aveva qualche lacuna nelle relazioni sociale e soffriva di disposofobia, cioè era un accumulatore compulsivo seriale di ogni cosa, in particolare pezzi meccanici, motori, lavatrici, frigoriferi che raccoglieva sulla sua auto e ammonticchiava nel cortile di casa sua .

Un giorno, cadde in casa ferendosi e non potè venire a scuola e neppure avvisarla, la segreteria preoccupata, mandò qualcuno a casa sua che immediatamente avvisò il 118 che si trovò davanti ad una vera e propria montagna di scarti di fabbrica, olio industriale, disordine e sporcizia di ogni tipo e ratti, tanti ratti. L'insegnante ferito, fu ricoverato prima in ospedale e poi in una struttura protetta.

Ricordo un collega della mia materia, con cui avevo la compresenza in palestra, ogni mattina trovava una scusa diversa per assentarsi e lasciarmi la sua classe da gestire assieme alla sua: la nonna ammalata, la moglie caduta per le scale, la figli con il morbillo, il fratello coinvolto in un incidente. Grazie alla sua assenza, mi trovavo a gestire circa sessanta ragazzi da solo in palestra.

Questi i casi più singolari, e ne taccio altri per carità cristiana, a fronte di tantissimi insegnanti che non esito a definire meravigliosi, con grande disposizione alla didattica, gentili e umani con gli allievi, sempre disponibili a confrontarsi con i ragazzi per una loro maturazione, cito un solo esempio, Elvio, un docente di matematica, grande e grosso, barbuto e di grande forza fisica, che incuteva timore negli allievi solo a guardarlo, che , però,faceva il possibile e l'impossibile per i suoi allievi che considerava quasi come suoi figli. Quest'omaccione , verrà premiato dal destino e dalla sua volontà, la sua giovane figlia è ora una cantante di livello internazionale con riconoscimenti in tutto il mondo.

                                                                          Roberto Nicolick 

 

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