Una sala gremita, sopratutto di emozioni quella del multiplex di Albenga il giorno della prima assoluta sulla drammatica vicenda di Tomaso Bruno. Oltre milleseicento giorni di ingiusta prigionia in India con un capo di imputazione gravissimo: l'accusa di aver ucciso l'amico Francesco Montis.
Immagini forti: l'India e la prigione, la solidarietà degli amici ad Albenga, la speranza dei genitori e dei famigliari e sopratutto le parole delle lettere di Tommy, centinaia, migliaia di lettere per raccontare i giorni di detenzione, i sogni le speranze, e per dare forza agli amici.
Milleseicento giorni che sono diventati un film, grazie all'impegno di Adriano Sforzi, come racconta in questa intervista:
"Ho raccontato la storia attraverso le sue lettere. Lui ha avuto la forza di scrivere migliaia di lettere dal carcere e sono un vero romanzo di formazione di un ragazzo che diventa più libero di prima. Ora per me il momento più emozionante deve ancora arrivare: sarà quando inizierà il film".
"L'impatto più forte quando mi sono recato a Varanasi è stato quello di immaginare Tomaso lì. Sono realtà diverse, dimensioni molto più vaste. Ero lì per un obiettivo chiaro: seguire i genitori di Tomaso nella loro esperienza".
"La mattina in cui è stato liberato è stata indimenticabile: ho ricevuto oltre 50 messaggi sul telefono e ho iniziato a correre per tutta la casa".
Poche, invece, le parole di Tommy "Io ho già dato, oggi sei tu il protagonista " detto all'amico quello che "Se non lo facevi tu un film su di me chi doveva farlo?"
Poche anche le parole di Mamma Marina e papà Bruno che oggi - dopo tanta sofferenza, dopo essersi raccontati sulle pagine dei social network e sui giornali per informare quella città che ha dimostrato in tante occasioni di essere vicina alla vicenda - hanno solo voglia di guardare avanti e riprendere la vita di tutti i giorni





















