Politica - 17 marzo 2017, 17:45

Accesso vietato in tutti gli uffici pubblici regionali alle persone che indossino il burqa

È quanto prevede la delibera approvata oggi dalla Giunta su proposta del presidente Giovanni Toti e della vicepresidente Sonia Viale.

Accesso vietato in tutti gli uffici pubblici regionali alle persone che indossino il burqa

Accesso vietato in tutti gli uffici pubblici regionali alle persone che indossino il burqa. È quanto prevede la delibera approvata oggi dalla Giunta su proposta del presidente Giovanni Toti e della vicepresidente Sonia Viale.

La norma richiama la legge 152 del 1975 (“è vietato l’uso dei caschi protettivi o di qualsiasi altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo”) e la delibera di giunta 239/2016 che individua gli enti che costituiscono il settore regionale allargato.

“È un provvedimento di assoluto buon senso – sottolinea il presidente Toti - legato esclusivamente a esigenze di sicurezza impellenti e straordinarie dopo i gravi episodi di terrorismo che si sono verificati in diversi paesi europei. Per questo è fondamentale elevare il livello di controllo e vigilanza degli accessi e della permanenza anche all’interno di tutte le strutture pubbliche regionali. E questo serve per tutelare non solo il personale dipendente e gli operatori ma anche gli utenti esterni”.

Con l’approvazione della delibera la Giunta dispone l’adozione di misure idonee al rafforzamento del sistema di controllo, identificazione e della sicurezza da parte dei dipartimenti o direzioni regionali e enti del settore regionale allargato, demandando agli enti del settore regionale allargato l’adozione di provvedimenti attuativi.

“Questa delibera già presente in altre regioni - aggiunge la vicepresidente Viale – mette al centro la sicurezza delle persone e, per quanto riguarda nello specifico niqab o burqa, è evidente che il loro utilizzo non consenta i controlli, oltre che essere un simbolo di discriminazione della donna, che – conclude - diventa soggetto senza volto né identità”.

 

 

cs

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