Attualità - 23 luglio 2017, 10:00

L’ANMIC: “A Pietra Ligure avremmo bisogno di una sede più centrale”

L’associazione che tutela burocraticamente e fiscalmente i mutilati e invalidi civili rischia di trovarsi in sofferenza per scarsa partecipazione di utenti

L’ANMIC: “A Pietra Ligure avremmo bisogno di una sede più centrale”

L’ANMIC di Pietra Ligure soffre di un fenomeno di “scarsa affluenza” e avrebbe bisogno di una sede un po’ meno decentrata. Questa è l’ipotesi che ci viene presentata da Luciano Pesce, membro del direttivo provinciale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili e responsabile per le sedi di Pietra Ligure e Finale Ligure.

Spiega Pesce: “Innegabilmente questa sede è bella e ha numerosi vantaggi, dal fatto di trovarsi in un’ampia area di parcheggio al fatto di essere in una struttura moderna, ben arieggiata, con spazi grandi per riunioni… Eppure non riscontriamo la stessa partecipazione e affluenza che abbiamo in altre sedi. Forse il problema è legato al fatto di essere lontana dal centro cittadino e si potrebbero ottenere risultati migliori con una maggior vicinanza agli spazi che rappresentano il fulcro della vita cittadina”.

Prosegue il responsabile: “Qui siamo attivi dal 2015 e devo dire grazie al vicesindaco e assessore ai servizi sociali Sara Foscolo, che ha sempre mostrato disponibilità e collaborazione. Appena avevamo aperto aveva attivato una buona campagna promozionale e recentemente ha realizzato delle nuove affissioni presso gli uffici che prestano servizi sociali (nella ex sede dei Carabinieri) e nell’URP in Comune. Da tempo ci siamo attivati per avere altri spazi e pare che a breve dovremmo avere un incontro con il sindaco”.

Pesce spiega l’attività dell’ANMIC: “I nostri compiti sono molteplici, ma principalmente offriamo una guida a chi è affetto da diverse abilità per districarsi nel mondo della burocrazia e della fiscalità. L’iscrizione ai nostri servizi ammonta a 47,80 euro all’anno, ma spesso chi è disabile si trova per tanti motivi diversi a dover far fronte anche a difficoltà di carattere economico, quindi veniamo molto incontro da questo punto di vista a chi richiede le nostre consulenze. Per questo abbiamo costantemente bisogno di iscritti, altrimenti, pur essendo una solida associazione nazionale, a livello periferico ne risentiamo economicamente. Inoltre abbiamo un costante dialogo con i comuni nei quali operiamo per spiegare a livello di territorio, mediante relazioni periodiche, tutte le difficoltà che si incontrano nei percorsi cittadini, da chi è non deambulante e quindi vincolato a una sedia a rotelle a chi è non vedente; a Finale Ligure è stata istituita una apposita Commissione Barriere Architettoniche e prendiamo parte alle riunioni, a Pietra Ligure abbiamo chiesto uno strumento analogo e presto avremo un ciclo di incontri con l’amministrazione per definirne gli aspetti tecnici. Inoltre, quando segnaliamo una difficoltà logistica risolvibile con interventi rapidi e di poco conto, spesso ci rechiamo sul posto con i cantonieri comunali per mostrare le problematiche e sistemarle in tempi brevi. Inoltre le nostre consulenze alla clientela toccano tematiche vaste, dal ‘Bonus disagio fisico’, del quale in pochi sono a conoscenza, che permette sconti sulle bollette dell’energia elettrica per chi ha bisogno di servoscala o macchinari salvavita (come respiratori o altro), fino al progetto ‘Vita indipendente’, finalmente diventato realtà con l’impegno della Regione, che comprende contributi sulla domotica, gli abbattimenti delle barriere, il pagamento di persone coadiuvanti o altro in base ai requisiti riconosciuti dall’ASL”.

Da qui, Pesce passa a una rapida disamina delle problematiche sul territorio, pietrese e finalese: “Di certo – ci spiega – Pietra ha una conformazione territoriale più semplice, meno disgregata e meno legata a vincoli di carattere storico e architettonico, rispetto a Finale. Inoltre Pietra Ligure ha persino il sistema di accoglienza ferroviario (per facilitare la salita e discesa dei disabili dai treni), presumo anche in virtù della vicinanza con un ospedale importante. Direi che oggi Pietra Ligure non abbia ostativi per la Bandiera Lilla, quella che segna il riconoscimento di città accogliente verso le disabilità. A Finale certamente c’è ancora un po’ di lavoro da fare ma, per esempio, abbiamo già avuto un incontro con la RFI che ci ha dichiarato che potrebbe anche fare arrivare a Finale tutti i treni sul primo binario, quello più facilmente accessibile per chiunque. Bisognerebbe però istituire il cosiddetto ‘servizio a chiamata’, in genere gestito da cooperative, per cui l’utente prenota in base al giorno del suo arrivo (o partenza) la collaborazione di uno staff che lo aiuta nelle operazioni di salita e discesa dal convoglio. Oggi le soluzioni ci sono, sono tecnologicamente avanzate e a costi sempre più abbordabili: ad esempio per la Sala Gallesio di Finale, se non si può fare un ascensore per via delle spese troppo elevate basterebbe un montascale”.

Luciano Pesce conclude con una disamina di carattere turistico-economico: “Altre città d’Italia hanno realizzato delle pubblicazioni o persino delle App, in collaborazione con le associazioni di categoria, dagli alberghi ai bagni marini, con tutte le istruzioni per i luoghi in cui poter trascorrere una vacanza a misura di disabile. Qui in Liguria siamo ancora molto indietro: basterebbe, ad esempio, che le spiagge libere attrezzate mettessero delle passerelle o dei percorsi facilitati fino ai servizi, perché noi utenti chiediamo solo di respirare un po’ di iodio e guardare un bel paesaggio, mentre a livello alberghiero l’unica struttura adeguata è la Casa Valdese di Pietra Ligure, che dispone di una ricettività di circa una ventina di camere debitamente attrezzate. Invitiamo altre strutture ricettive, bagni, ristoranti, a seguire questo esempio, perché fare turismo senza tenere conto delle disabilità è umiliante per chi si sente discriminato e poco pagante per chi in questo modo rinuncia a una parte di utenza”. 

Alberto Sgarlato

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