Pietrese - 14 luglio 2018, 10:05

Verezzi, “Il fu Mattia Pascal” incanta il pubblico di piazza Sant'Agostino

Applausi a scena aperta per lo spettacolo con Pino Quartullo e la regia di Guglielmo Ferro.

Verezzi, “Il fu Mattia Pascal” incanta il pubblico di piazza Sant'Agostino

Un grande classico che non ha tradito le attese: la versione teatrale de “Il fu Mattia Pascal”, tratta dal celebre romanzo di Luigi Pirandello, proposta in prima nazionale al Festival di Borgio Verezzi non ha lasciato indifferente il pubblico della suggestiva e sempre incantevole piazza Sant’Agostino.

Ieri la seconda delle tre serate verezzine dello spettacolo (prodotto da La Contrada – Teatro Stabile di Trieste con Arca Azzurra Teatro in collaborazione con ABC Produzioni), che vede come protagonista principale Pino Quartullo, nei panni di Mattia Pascal e di Adriano Meis. Con lui in scena Giovanni Maria Briganti, Rosario Coppolino, Adriano Giraldi, Diana Höbel e Marzia Postogna.

Notevole l'allestimento, studiato appositamente per Verezzi, in grado di creare l'atmosfera in cui raccontare il celebre romanzo di Luigi Pirandello. Questa sera alle 21.30 l'ultima delle tre rappresentazioni previste per la rassegna verezzina.

Trama:

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese ligure, che si trova “a mezz’ora di treno” da Oneglia e nelle vicinanze di Alenga (Albenga), ma sentendosi prigioniero di una vita noiosa, di un lavoro non appagante e di una moglie imposta, decide di fuggire a Montecarlo, dove vince alla roulette una cospicua somma. Per caso legge su un giornale della sua presunta morte: è l’occasione per cambiare vita, per sfuggire alle miserie e alle insoddisfazioni che lo affliggono creando una nuova e immaginaria identità. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui, Adriana, e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni, nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata ed ha una bambina. Non gli resta che chiudersi nella biblioteca, a scrivere la sua storia, e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

Roberto Vassallo

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