- 14 dicembre 2018, 17:00

La valigia di Dora: Gilberto Salmoni e la memoria della sorella uccisa ad Auschwitz

Nel 2017 Gilberto Salmoni, presidente di Aned, ha ritrovato la valigia della sorella Dora, scomparsa nel 1944 ad Auschwitz. Lo scorso settembre l'ha donata a Ilsrec, e siamo andati nell'archivio, per mostrarla al pubblico e farci raccontare la sua storia da Gilberto (VIDEO)

“Io so cosa vuol dire non tornare”. Potrebbe esserci scritto questo verso di Primo Levi sulla targhetta, ormai sbiadita, che accompagna la valigia di Dora Salmoni. Ha fatto un lungo viaggio, durato più di 70 anni, questa borsa di pelle marrone, per tornare a casa, a Genova, ma senza di lei, Dora, giovane sposina che nel 1944 si è fermata per sempre ad Auschwitz.

La storia della famiglia Salmoni, infatti, di Gino e Vittorina, e dei figli Dora, Renato e Gilberto, è una delle tante, purtroppo, che hanno vissuto le famiglie ebree durante l’epoca fascista, dalle Leggi razziali alla Seconda Guerra Mondiale. Una famiglia divisa, che, in qualche modo, simbolicamente, grazie alla valigia si è riunita. Lo scorso settembre è stato Gilberto Salmoni, presidente di Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati) a donarla a Ilsrec (Istituto Ligure per la Storia della Resistenza dell’Età Contemporanea "Raimondo Ricci") in occasione dell’ottantesimo anniversario delle Leggi razziali, e “La Voce di Genova” è andata proprio nell’archivio, per poterla mostrare al pubblico, insieme alla casacca che Gilberto e Renato hanno indossato per un anno durante la prigionia nel Campo di Buchenwald.

Ma qual è la storia della famiglia Salmoni e della valigia di Dora? Ebrei misti, decidono, nella primavera del 1944 di fuggire in Svizzera. Durante il viaggio, accompagnati da due guide tra i boschi delle montagne della Valtellina, si fermano a Bormio e a ospitarli per la cena è la famiglia Conclini, che ha una figlia, Lina, all’epoca diciassettenne, cui Dora, sposata da poco e in attesa di un bambino, lascia la propria valigia, immaginando che, purtroppo, non le sarebbe più servita. Dopo essere stati arrestati, infatti, i Salmoni sono portati prima, prima di arrivare a Milano, nel carcere di San Vittore, nel campo di Fossoli, in Emilia-Romagna, dove pochi mesi prima, a Gennaio, era stato anche Primo Levi, che nella raccolta “Ad ora incerta” scriveva ne Il tramonto di Fossoli, il verso: "Io so cosa vuol dire non tornare".

E là, la tragica fatalità in quello che già era un orrore disumano: un aereo americano mitraglia le baracche del Campo e Dora viene ferita gravemente. Questo segnerà il suo destino: mentre i fratelli Gilberto e Renato vengono assegnati al Campo di lavoro di Buchenwald, Dora è assegnata ad Auschwitz-Birkenau, dove il 6 Agosto 1944 terminerà la propria giovane esistenza nella camera a gas con i genitori, che non avevano voluto lasciarla sola.

Dunque della sua valigia non si seppe più nulla, finché nel 2017, per una serie di fortuite coincidenze, Lina Conclini, ormai anziana, riesce a mettersi in contatto con Gilberto e a restituirgli la valigia con il suo contenuto, dopo averla custodita con cura e rispetto durante tutti questi anni.

E questa è l'importantissima testimonianza di Gilberto Salmoni, che rievoca quei terribili anni.

 

 

Medea Garrone