A volte ritornano. Come già accaduto più di una volta in passato, a Pietra Ligure riemerge la polemica sulla scritta risalente all’epoca fascista che campeggia sulla facciata del palazzo antistante il Comune pietrese: “Partito Fascista Repubblicano”. Una traccia del ventennio che nel tempo è riaffiorata con sempre più nitidezza nel centro cittadino pietrese.
A riaccendere i riflettori sulla vicenda è Pierfranco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio: “Appare davvero incredibile che di fronte al Comune, in pieno centro storico faccia bella mostra di sé, in modo ancora bene leggibile malgrado il tempo, la scritta ‘Partito Fascista Repubblicano’, quello della guerra civile e della deportazione degli Ebrei in Germania - le parole di Quaglieni riportate sull’edizione di ieri del ‘Secolo XIX’ - Un’oscenità storica di cui il Centro Pannunzio chiede l’immediata rimozione”.
Luigi De Vincenzi, sindaco di Pietra Ligure ma anche nipote del dottor Giacomo Devincenzi che proprio a Pietra fu il sindaco della Liberazione, interrogato sul tema ha risposto così: “Trattandosi di un edificio che ha oltre 70 anni, oltretutto una proprietà privata, abbiamo richiesto un parere alla soprintendenza per capire quali provvedimenti siano effettivamente da intraprendere. Il mio pensiero personale? Si tratta di una scritta che in passato era stata già coperta e che il tempo ha fatto riaffiorare: per me si può ricoprire”.
Favorevole alla cancellazione della scritta, anche la sezione pietrese dell’Anpi "che auspica la rimozione della scritta come già richiesto anni fa e accoglie con favore la posizione dell'attuale sindaco Luigi De Vincenzi".
Ma come in tutte le discussioni che si rispettino, esistono anche pareri diversi. In primis quelli della minoranza del Consiglio comunale pietrese espressi dall’onorevole Sara Foscolo e dal consigliere Nicola Seppone.
"La scritta è qualcosa che fa parte della storia italiana e di Pietra Ligure - il pensiero dell'onorevole della Lega - è sicuramente una testimonianza di un momento storico del nostro paese così come tanti altri simboli fascisti che si possono trovare girando per l'Italia: ritengo che cancellarla sia un errore. Con ciò ci tengo a prendere le distanze da quello che è stato il Fascismo, la storia serve anche a non dimenticare".
Un commento, poi, sulla posizione del sindaco De Vincenzi: "Mi sorprende il suo stupore su una scritta che è lì da tempo – aggiunge Sara Foscolo - possibile che non l'abbia mai notata prima?".
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere Seppone: “Probabilmente Pierfranco Quaglieni, il direttore del centro Pannunzio che ha deciso di ‘denunciare’ la presenza della scritta sull’edificio pietrese, prima d’ora non ha mai avuto il piacere di visitare il centro storico della nostra città. Anche perché, diversamente, saprebbe che quella scritta è lì da una vita. A questo punto, però, c’è chiedersi se sia davvero corretta la richiesta - avanzata da Quaglieni - di eliminare con un colpo di pennello una scritta che, piaccia o non piaccia, racconta un pezzo di storia (la nostra, storia)”.
“Per rispondere alla domanda, sgombriamo subito il campo dalle facili strumentalizzazioni: qui la politica non c’entra nulla, anche perché nessuno mette in dubbio il rigetto di quegli ideali ripudiati dalla nostra stessa carta costituzionale – prosegue ancora Seppone - Oltre al valore artistico di quelle scritte (non spetta a me darne una valutazione), a mio avviso occorre considerare un aspetto molto più importante. Quella scritta rievoca ricordi che appartengono al nostro passato e racconta una storia che, nel bene o nel male, ci appartiene. Da nord a sud, quante sono - in questo senso - le testimonianze dell’epoca fascista nel nostro Paese? Tantissime. E sono sparse ovunque, proprio ad perpetuam rei memoriam. Anche per non dimenticare, quindi, e per tramandare alle future generazioni gli errori commessi in passato affinché gli stessi non vengano ripetuti in futuro”.
“Ecco perché non sono d’accordo con la presa di posizione - confermata anche dal sindaco Luigi De Vincenzi - di chi intende eliminare la suddetta scritta. A mio avviso, infatti, una decisione di questo genere sarebbe un grave errore. Cancellare la storia non è la via giusta per sperare di non ricadere negli stessi errori del passato” il commento finale del consigliere di minoranza pietrese.
In conclusione, tra i contrari alla rimozione della scritta, ecco il parere del Cav. Fabrizio Marabello, presidente del Circolo Culturale "Ventennio Historia Patria": "La Storia si può cancellare? La risposta è semplice: no. Durante il ventennio fascista i muri delle case posti in posizione strategica, all’ingresso dei centri abitati o lungo le vie di scorrimento, venivano usati come lavagne per diffondere il verbo del Duce. Si trattò di una propaganda capillare e diffusa in ogni borgo abitato. Erano scritte a caratteri cubitali e quindi leggibili anche da lontano, per lo più nere su fondo bianco, per meglio essere notate. Fu un sistema efficace per i tempi e adatto a una popolazione dove la radio non aveva ancora una grande diffusione".
"Dopo la presa del potere dalla fine degli anni ’20 e per tutti gli anni ’30 il Duce affidò la propaganda del regime dapprima a Costanzo Ciano poi al figlio, e suo genero, Galeazzo sotto la cui guida il ministero della stampa e della propaganda divenne Ministero della Cultura Popolare più noto con la sigla Min.Cul.Pop. Questo ministero estrapolava dai discorsi o da scritti di Benito Mussolini le frasi che dovevano servire allo scopo e le inviava ai Prefetti di ogni città che, in accordo con le autorità comunali, sceglievano le ubicazioni e gli spazi dove dovevano essere allocate" continua Marabello.
"A proposito della scritta 'Partito Fascista Repubblicano' visibile da molto tempo su un edificio nel centro storico di Pietra Ligure è opportuno rammentare al signor Quaglieni-Boldrino (che proviene dalla città della Mole in perenne cerca di gloria in terra di Liguria) che il passato può essere studiato, capito, criticato, ma non cambiato. Strappare l’etichetta non serve: il contenuto del barattolo resta quello. Ecco quindi riemergere la solita litanìa che bisogna ripulire tutte le strade d’Italia dal fascismo. Sì perché ciclicamente c'è qualcuno che si sveglia sentenziando che è ora di cancellare i simboli del Ventennio. Ma dal ventennio sono trascorsi settantacinque anni. Mussolini, che piaccia o no, appartiene alla Storia d'Italia, quella con la «S» maiuscola. Dei monumenti e dei 'murales' propagandistici del ventennio non bisogna avere paura, anzi, vanno difesi, non sfregiati o distrutti, come fanno i talebani e le milizie dell’Isis. Chi non rispetta il passato è perché lo teme. Il passato, e la Storia, non si cancellano e non si coprono con stracci o pittura. Ci appelliamo dunque al buon senso e alla sensibilità culturale del sindaco Luigi De Vincenzi affinché questo pezzo di Storia pietrese non venga cancellato" termina poi presidente del Circolo Culturale "Ventennio Historia Patria".





