Finale città del volo. Difficile negare questa affermazione scrutando l'emozionante carrellata di immagini in apertura della presentazione del libro "Spazio Aereo Piaggio - Un secolo di cultura industriale nella città del volo", il volume realizzato dal professor Fabio Caffarena grazie al contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo col patrocinio del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova e parte integrante delle iniziative culturali del progetto “Laboratorio Ricci - sinergie per la Memoria” e relativa "banca immagini" del Comune di Finale, che ricostruisce la complessa e affascinate storia industriale finalese.
Un lavoro cominciato nel 2003 dal riordino dell'archivio comunale, al cui interno si trova addirittura un'intera sezione dedicata alla Piaggio. Ma com'è possibile che la storia di un'industria privata possa essere diventata parte integrante di una raccolta di documenti pubblici? Da questa singolare curiosità è nato la ricerca da parte dell'autore, proseguita poi nell'archivio aziendale, non solo in Liguria ma anche a Pontedera, prima del trasferimento nel 2014 a Villanova d'Albenga e dopo anni di studio ecco la risposta.
Fu infatti il Comune di Finalmarina nel 1906 a voler attirare un'industria sul territorio, per risolvere i problemi occupazionali dell'epoca, dando il “la” a quella che poi diventerà una realtà economica e sociale al centro della storia di diverse generazioni di finalesi.
Una storia, quella raccontata nel libro, segnata da diverse crisi industriali e occupazionali e tentativi di rilancio. E' l'esempio di quella che portò l'allora area destinata alla produzione ferroviaria a riconvertirsi, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, in azienda dedicata al volo col passaggio alla “Piaggio & Comp.” di Genova, diventando poi punto di riferimento dell'industria aeronautica internazionale già dal primo dopoguerra. O come quando, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, il disgregarsi del blocco Comunista portò a periodi difficili in tutto il settore, fino al 2014, quando lo stabilimento finalese è stato trasferito a Villanova d’Albenga.
Un trasferimento “imposto da esigenze tecnologiche che non ha cancellato però la memoria storica dei finalesi”, come ha sottolineato il professor Murialdo invitando anche a “rompere la dicotomia tra industria e cultura, laddove la cultura industriale può considerarsi anche bellezza”. Le particolarità architettoniche ne sono un esempio, e lo si percepisce pensando alla particolarità dei fabbricati meno recenti fino al grandioso hangar, la cui storia è stata ricostruita con sapienza dal professor Caffarena.
Ma l'eredità di Piaggio non è solo architettura, bensì un fattore culturale e sociale. E' stato ricordato infatti dall'ingegner Voaggi, rappresentante di Piaggio, come nei decenni la produzione finalese abbia formato manodopera altamente specializzata e universalmente riconosciuta.
Non solo passato però nelle attenzioni dell'autore, che sul futuro delle aree finalesi auspica: “E' evidente che non potrà più ripresentarsi una situazione di sviluppo industriale su larga scala come quella dello scorso secolo. Bisogna però trasformare questa memoria in un motore di sviluppo economico, salvare questo patrimonio di cultura del lavoro, salvaguardando soprattutto il simbolo di questa fabbrica che è l'hangar, per il quale si può pensare ad uno sviluppo per il territorio”.
“Ci auguriamo che queste aree possano vedere un progetto 'illuminato' - ribadisce l'assessore a Cultura e Turismo, Claudio Casanova - una soluzione che non veda solo la costruzione di appartamenti ma qualcosa di innovativo, che portasse a Finale un polo in grado di dare ulteriore valore turistico alla città”.










