Il Partito Democratico per riuscire nel non facile compito di battere Toti alle prossime elezioni regionali punta sulla discontinuità rispetto a quanto fatto dal centrodestra durante il ciclo amministrativo ormai agli sgoccioli. Abbiamo fatto il punto su alcuni dei temi più importanti della campagna elettorale, e di un possibile programma di governo della Liguria guidata da Sansa e dal centrosinistra con Pippo Rossetti, consigliere regionale uscente del Partito Democratico che ha deciso di cimentarsi nuovamente nell'impresa elettorale.
Rossetti lei ha deciso di ricandidarsi al consiglio regionale a sostegno di Ferruccio Sansa, cosa l'ha spinta a rinnovare il suo impegno politico in Regione Liguria?
Mi candido perché la politica è una passione, e ho ancora molta voglia di impegnarmi e idee da realizzare. Ho visto da vicino quello che Toti non ha concluso perché non ha utilizzato i fondi europei, ma soprattutto non ha dato vigore a quelle politiche che determinerebbero crescita economica, sviluppo, occupazione e contrasto alle disuguaglianze, che sono poi i temi che mi stanno più a cuore. La possibilità di sviluppare l'economia del mare, l'industria pulita e l'entroterra come terza riviera da valorizzare con una nuova lettura turistica del territorio, è stata trascurata, così come la sanità e il servizio pubblico. Toti ha promesso ospedali che non sono neanche partiti, in un contesto di modello sanitario ospedalocentrico crollato in tutta Italia; abbiamo invece bisogno di strutture intermedie per gli anziani come i centri diurni, la semi-residenzialità, l'assistenza domiciliare, i servizi territoriali. La Liguria ha potenzialità ancora da esprimere, abbiamo bisogno di un governo regionale che selezioni le priorità e faccia programmazione, mentre Toti ha fatto solo comunicazione e finanziamenti a pioggia: per questo mi ricandido, perché credo nella Liguria.
Oggi il professor Walter Ricciardi ha dichiarato in una trasmissione televisiva nazionale che se la curva epidemiologica delle infezioni da Coronavirus dovesse continuare a salire potrebbe essere in dubbio lo svolgimento delle elezioni a settembre come previsto, e il governatore Toti ha definito eversivo anche solo fare un'ipotesi di questo tipo. Lei cosa ne pensa?
Rinviare ulteriormente le elezioni sarebbe una decisione e una responsabilità grave. E' chiaro che la salute pubblica è più importante delle consultazioni in sei Regioni, in molti Comuni e di un referendum, ma non sta a me, e non dovrebbe stare nemmeno a Toti, decidere cosa si debba fare. C'è sicuramente il dato politico che Toti è consapevole di perdere consenso elettorale con il passare del tempo. Abbiamo visto che alcune questioni sono ormai sotto gli occhi di tutti, perché hanno mandato i malati di tumore a fare la radiologia a Savona con vere e proprie carovane della speranza: queste inadempienze pesano come macigni sulla testa della giunta Toti, che sa di potersi trovare da qui in avanti sempre più impreparato di fronte all'emergenza Covid. In questi mesi infatti non sono stati strutturati servizi in grado di seguire le persone a casa, anzi, abbiamo ancora la chirurgia del San Martino chiusa, l'ospedale Gallino che non fa interventi perché non ci sono infermieri. Penso che Toti non debba avere paura di un golpe, è stato eletto presidente e potrà provare a farsi rieleggere tranquillamente anche a maggio, non mi pare che i liguri potrebbero perdere la loro libertà: credo però il centrodestra abbia paura che con i mesi emergano l'impreparazione e l'inconcludenza dei loro cinque anni di governo. Spero comunque che la situazione legata al Covid non precipiti, perché non ci sono solo le elezioni, io sono più preoccupato per la scuola, visto che la didattica a distanza non consente ad alunni e insegnanti di stare insieme e fare l'esperienza della vita scolastica. Se non si voterà sarà perché non riapriremo le scuole, e penso che debba essere questo a preoccupare di più il presidente e tutti noi.
Toti e Viale hanno presentato il loro piano autunnale per contenere e prevenire un possibile incremento dell'emergenza Covid, basato sull'incremento dei servizi domiciliari, su tamponi e tracciamenti oltre che sull'istituzione di squadre di sanitari dedicate ai vari plessi scolastici: a questo scopo sono state annunciate 77 assunzioni di personale medico e infermieristico. Cosa avreste fatto voi di diverso come amministratori della Regione?
77 assunzioni sono meglio di niente, ma abbiamo perso 1500 persone del sistema sanitario regionale. Noi da maggio avremmo organizzato le squadre per i tamponi a domicilio e soprattutto per dare medicinali, senza trascurare tutto il resto delle patologie che affliggono i liguri. Noi oggi sappiamo che per fare un esame ospedaliero i pazienti sono rimandati a ottobre e novembre, sappiamo che la chirurgia è stata rinviata in molti posti e numerosi malati di tumore non sono riusciti a curarsi a dovere. Noi dobbiamo capire anche i numeri che ha promesso Toti, come i 3000 tamponi quotidiani per il Covid, che non sono stati fatti neanche per un giorno da quando sono stati promessi, ed eravamo ad aprile. Abbiamo la necessità di arrivare con i vaccini antinfluenzali a tutti gli anziani, perché la combinazione con i mali delle stagioni fredde con il Covid potrebbe diventare drammatica per gli ospedali: occorre ricercare i positivi e inseguire il virus isolando chi potrebbe essere stato contagiato, facendo tamponi con risposta quasi immediata, e quindi agire con un processo organizzativo che abbiamo finora visto solo nei proclami alla stampa.
Ha giustamente sottolineato la criticità che potrebbe comportare la sovrapposizione di influenza classica e tipiche malattie della stagione fredda con il Covid. Da questo punto di vista l'assessore salla Sanità Viale ha dichiarato che, pur considerando il vaccino antinfluenzale uno strumento importante e avendo in programma un'opera di sensibilizzazione delle fasce più a rischio della popolazione con i medici di medicina generale, è contenta che il governo non abbia deciso per l'obbligatorietà del trattamento. Cosa pensa di questa posizione? secondo lei il vaccino dovrebbe essere obbligatorio?
Io non so se si debba arrivare all'obbligo di vaccinazione, ma la Lega e la Viale hanno sempre cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per ingraziarsi i No-Vax, dichiarandosi contro l'obbligo ma a favore della sensibilizzazione. La sanità ligure dovrebbe di sicuro fare una chiara e approfondita informazione sul tema, ma spesso sulle misure di prevenzione non è sufficiente sapere: chi fuma sa che fa male, ma continua a farlo. Se io fossi l'assessore alla sanità anziché dire 'bisogna vaccinarsi, ma anche no' avrei provato a fare sì che le persone si rendessero conto che abbiamo bisogno della collaborazione di tutti coinvolgendo i cittadini. Noi chiediamo alle persone di vaccinarsi non per tutela personale, ma per salvaguardare la salute di tutti. Toti anche per motivi elettorali ha voluto interpretare maggiormente la dimensione della libertà, che però rischiamo di dover di nuovo bloccare sul serio per tutti a ottobre per la mancanza di prevenzione, nel caso i contagi superassero la soglia di guardia. Noi proponiamo di coinvolgere le persone spiegando ad esempio che la mascherina serve solo se la indossano tutti: comportamenti poco prudenti non mettono in pericolo solo chi li porta avanti, ma anche tutte le persone che frequenta, i familiari e gli affetti. Bisogna essere prudenti non solo per proteggere se stessi ma per proteggere il prossimo.
In più occasioni diversi esponenti della coalizione che sostiene Ferruccio Sansa hanno detto che il lavoro come strumento per combattere le disuguaglianze sarà al centro di una ipotetica azione di governo della Liguria: come vorreste concretizzare questo obbiettivo?
Il lavoro c'è se le aziende e le imprese hanno la possibilità di operare. Abbiamo la necessità di determinare un accesso più facile al credito, di abbattere la burocrazia per aprire un negozio, uno stabilimento produttivo. Dobbiamo mettere a punto anche una strategia fiscale, pensiamo ad esempio a chi apre un'azienda di accoglienza diffusa nell'entroterra: perché non defiscalizzare tutte le imposte regionali per consentire a chi fa impresa di mettere più forza nell'attività che vuole avviare? Il lavoro è la base costitutiva della dignità e della vita delle persone, e la discriminazione sociale nasce anche dalla mancanza di lavoro: se non hai un reddito è difficile avere una casa, se non hai una residenza è altrettanto difficile pensare di diventare genitori. Abbiamo quindi pensato che politiche attive del lavoro, casa pubblica e welfare potrebbero essere condotte da un unico assessorato, che lavori in maniera organica. Per questo ci sarebbero i fondi europei, e di quelli non strutturali la Liguria non ne ha più intercettati, perché evidentemente a Toti non interessano, tanto che ha smantellato l'apposito ufficio messo in piedi da Biasotti. I fondi europei andrebbero gestiti in maniera organica e non con i finanziamenti a pioggia che abbiamo visto nell'ultimo ciclo amministrativo, che sono legati principalmente alla costruzione di consenso fine a se stesso; noi invece dovremmo gestirli in maniera coordinata su quei settori che sono forti, puntando sulle competenze delle persone, sugli strumenti della produzione agricola e industriale, che consentano un impatto sulle filiere di produzione del territorio. C'è poi il turismo, per il quale io costituirei una misura economica specifica, finalizzata a destagionalizzare il ponente della Liguria, a rendere più diffusa l'accoglienza nei punti di forza della regione, penso alle Cinque Terre, e a valorizzare l'entroterra. Le zone interne della regione possono essere un esempio straordinario di un turismo fuori porta, amato da milioni di persone in tutta Europa: a oggi però non c'è capacità di accoglienza, non ci sono sentieri puliti e pubblicizzati, manca una cultura in questo senso. Io penso che possiamo combattere le discriminazioni sociali rendendo autonome le persone.
Un aspetto che può portare rinnovamento e crescita dell'occupazione in Liguria di cui ha parlato lungamente Ferrucci Sansa è quello portato di una cosiddetta 'rivoluzione verde', che il candidato del centrosinistra vuole portare in Liguria, facendone la regione italiana a più forte vocazione 'green'. Quali possono essere secondo lei i settori di traino a un simile cambiamento di paradigma?
Non parliamo di decrescita felice o di un ambientalismo fine a se stesso, ma di un processo economico che consenta di ricongiungere il benessere delle persone e lo sviluppo economico delle aziende con la conservazione e il miglioramento del contesto ambientale. Si tratta di fare enormi investimenti che sono dentro i fondi europei per andare nella direzione dell'Agenda 20-30. La sfida di una piccola regione che ha cementificato la costa dimenticandosi dell'entroterra è anche una sfida globale; noi dobbiamo ricondurre le attività turistiche e quelle edilizie nella consapevolezza dell'ambiente. Abbiamo boschi sconfinati e territori che vengono giù con le grandi piogge determinando il dissesto ecologico che ben conosciamo e le alluvioni sulla costa. Si tratta di fare grandi investimenti, creare lavoro e pensare che l'economia può interpretare questa esigenza globale e ligure. Penso abbia ragione Sansa a porre l'accento su questo capitolo, e spero che la misura che consente ai condomini di fare grandi lavori di riqualificazione ecologica con l'ammortamento del 110% funzioni concretamente. Queste forme di intervento moderne che il governo ha promosso possono dare la possibilità anche di far ripartire l'edilizia. Oggi far ripartire il settore delle costruzioni significa creare nuovi stabili, che a Genova non saprei neanche dove mettere, oppure vuol dire riconvertire e mettere a nuovo gli immobili pubblici e privati già sul territorio? Noi non siamo per un ambientalismo fine a se stesso, ma per un approccio che consenta lo sviluppo economico nel rispetto del nostro contesto ambientale.





