Solidarietà - 03 marzo 2021, 11:48

La lettera dei ragazzi di Ceriale al Prefetto e al sindaco: "Eravamo schiavi al nostro paese, non vogliamo esserlo più"

I giovani del Centro di Accoglienza si sono riuniti dopo l'incontro con la nostra redazione e con Cooperarci e hanno raccolto le loro richieste

La lettera dei ragazzi di Ceriale al Prefetto e al sindaco: "Eravamo schiavi al nostro paese, non vogliamo esserlo più"

A seguito del servizio pubblicato ieri su Savonanews, i quaranta giovani ospiti della struttura di accoglienza Santa Maria Bel Fiore di frazione Peagna a Ceriale hanno redatto una lettera, dopo essersi confrontati tra loro sull’esito dell’incontro e dell’articolo.

Questa lettera è già stata inoltrata per conoscenza a chi ha seguito la vicenda: quindi alla nostra redazione, a Mauro Costa, dirigente scolastico a Ceriale che aveva impartito loro lezioni di lingua italiana, entrando spesso a contatto quindi con questi giovani e le loro realtà, e al Coordinamento Antifascista Savonese, che spesso si è fatto carico del supporto ai ragazzi con corsi e consulenze legati alla lingua e alla burocrazia italiana ma anche, quando necessario, con raccolte spontanee di beni di prima necessità.

Inoltre la lettera sarà inviata per conoscenza nei prossimi giorni al Prefetto di Savona, al sindaco di Ceriale e al comandante della stazione cerialese dei Carabinieri, chiedendo a tutti coloro una serie di incontri per poter esprimere le problematiche già messe sul tavolo nei giorni scorsi.

Quattro pagine dense di contenuti, che qui per agilità di cronaca, sintetizziamo nei punti salienti: “Ieri sera ci siamo riuniti di nuovo in assemblea per far sì che tutti avessero informazioni sull'incontro del mattino con i responsabili di Cooperarci, le operatrici, il giornalista, il maestro Mauro e l'amica Michela del Coordinamento antifascista di Savona.

 

Abbiamo discusso a lungo sulla proposta fatta dalla cooperativa circa la possibilità di variare il menù che fanno portare dall'esterno perchè ognuno di noi deve sentirsi libero di fare le proprie scelte dopo 10 giorni di sciopero della fame.

 

In questi giorni ci è pervenuto da alcuni solidali con la nostra protesta, cittadini e non solo,  del cibo per poter almeno rompere la fame una volta al giorno. Solitamente pane, formaggio e tonno perchè le cucine sono chiuse e non abbiamo un forno per cuocere ma solo per scaldare il cibo.

 

Ci è stato chiesto da amici e solidali di rompere la fame anche solo con un pezzo di pane e di bere tanta acqua: lo stiamo facendo, ma chiediamo di rispettare la nostra scelta perchè autonoma , consapevole e condivisa da tutti noi.

 

Abbiamo ragionato a lungo perchè anche noi siamo preoccupati soprattutto per i ragazzi che vanno a lavorare in bicicletta, gli unici che a volte hanno mangiato il cibo della cooperativa perchè erano sfiniti.

 

Tra di noi abbiamo raggiunto l'accordo che chi va a lavorare deve mangiare perchè non vogliamo rischiare succeda qualcosa mentre sono per strada, ma tutti gli altri hanno scelto all'unanimità di continuare lo sciopero della fame fino a quando non si farà l'incontro con il Prefetto e potremo esporre le nostre problematiche e le nostre richieste, come abbiamo già spiegato chiaramente a Cooperarci e al giornalista.

Quelli che vanno a lavorare, essendo più esposti ai rischi, hanno condiviso questa decisione non solo per se stessi ma anche per tutelare tutti gli altri e alleviarne le preoccupazioni.

 

Chi non va a lavorare ha scelto di accettare il cibo che arriva dai solidali , ma la nostra decisione non cambia, anche se ci fa piacere avere una fetta di pane nella pancia.

 

Non ci interessa un altro menù che viene dall'esterno , non è questo il nostro obiettivo.

Noi vogliamo poter preparar il nostro cibo, secondo le nostre esigenze, senza chiedere soldi in più di quelli che ci spettano, ma la possibilità di gestirci da soli almeno in quello .

Non siamo bambini e abbiamo organizzato dei turni per la pulizia delle cucine, oltre a provvedere alla preparazione del pasto per le persone che vanno a lavorare e rientrano stanche la sera tardi, affinchè trovino qualcosa di pronto da mangiare.

 

La nostra richiesta è che venga messa sulla carta di ognuno la quota di euro 5,40 destinata al sostentamento giornaliero, al fine ognuno gestisca i suoi soldi e il suo cibo , come funziona per ogni persona adulta.

 

Questo anche per evitare le accuse che ci sono state mosse di rubare il cibo dalla dispensa :

come abbiamo già detto il problema non era che qualcuno si portava nelle proprie stanze le riserve di cibo, ma che il cibo era insufficiente, ed per questo si portava in camera , per la paura di restare senza sino al mercoledì successivo quando arrivavano i nuovi acquisti.

 

Con i soldi sulla carta prepagata si risolverebbero definitivamente questi problemi e ognuno diventerebbe responsabile dei propri acquisti e della gestione degli stessi .

Questa soluzione non è impossibile , ed è attuata ancora oggi in molti CAS della zona e ci risulta dai nostri amici e anche da alcuni di noi che in passato hanno avuto modo di sperimentare questa gestione, che sia indubbiamente la soluzione migliore , risolutiva di molti problemi .

 

Molti di noi in questi anni hanno acquistato le proprie pentole con i soldi del pocket money per poter cucinare perchè quelle messe a disposizione dalla cooperativa erano pentoloni per pranzi collettivi. In cucina non ci sono mai stati assembramenti per cucinare il cibo e molti di noi lasciavano le loro pentole a disposizione di chi non le aveva.

Possiamo anche organizzarci e scegliere una persona che cucini per se e per altre 3 o 4 persone, a rotazione, se in questo momento c'è il problema degli assembramenti, come stavamo già facendo.

 

Gli spazi a disposizione di questa struttura sono enormi sia quelli delle cucine che quelli del refettorio , non comprendiamo perchè non possano essere sfruttati , permettendoci un poco di autonomia e la preparazione del cibo per ognuno secondo le proprie etnie e tradizioni.

Questo non comporta un aumento delle spese da destinare al cibo; a differenza di quanto ieri detto dai responsabili di cooperarci che hanno affermato che il cibo che arriva dall'esterno costa per ognuno di noi euro 250,00 mensili, per un totale complessivo di euro 10000,00;

se ci venissero accreditati sulla carta gli euro 5,40 giornalieri previsti dalla legge , il costo mensile per il cibo sarebbe di euro 162,00 per ognuno di noi e di euro 6480,00 complessivi.

La differenza è quasi il doppio, e lo è anche la quantità del cibo, perchè spendere di più per mangiare di meno?

La colazione, il pane, la frutta non è fornita dalla ditta esterna e noi ne abbiamo diritto;

quanto verrebbe a costare in più il rifornimento della colazione e del pane?

 

Inoltre chiediamo come mai sulle vaschette che vengono consegnate non ci sono le targhette con gli ingredienti, la preparazione, la provenienza, la scadenza e la composizione, come norme in tale ambito prevedono?

 

Oltre alla gestione pasti chiediamo di avere l'acqua calda per tutti per poterci lavare, il riscaldamento funzionante in inverno per tutti, i pigiami, le lenzuola e le coperte, molti di noi se le sono comprate con il pocket money;

chiediamo i prodotti per l'igiene quando finiscono;

chiediamo di non doverci pagare con i soldi del pocket money i documenti o il rinnovo del permesso di soggiorno;

chiediamo assistenza sanitaria quando qualcuno sta male, medicinali, colloqui col medico:

non è possibile arrivare a togliersi un dente da solo per il dolore come è successo a uno di noi.

Ci è stato detto che il primo posto disponibile era a Rapallo tra 2 mesi e che non esiste più il pronto soccorso odontoiatrico ad Albenga, e alcuni di noi sono stati accompagnati da un dentista privato, che abbiamo dovuto pagare di tasca nostra;

all'ospedale di Albenga esiste eccome il dentista della mutua e ieri Michela gli ha telefonato davanti ai presenti alla riunione;

 

Non abbiamo iniziato uno sciopero della fame per fare notizia ma perchè l'unico modo per fare sentire la nostra voce e ottenere i nostri diritti .

Siamo ospiti di un paese straniero che ci ha accolto ma non siamo qui in vacanza e non rubiamo niente a nessuno.

Non siamo schiavi, lo eravamo "a casa nostra".

Chiediamo rispetto”.

 

A. Sg.

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