Non fermarsi agli aspetti economici e turistici ma valutare anche quell'aspetto sociale legato alla possibilità di usufruire dei boschi.
E' questa la riflessione portata dal sindaco di Calice Ligure, Alessandro Comi, nel discorso legato alla peste suina, sul quale resta sempre molto alta l'attenzione delle amministrazioni del finalese, la maggior parte delle quali con ampissima superficie boschiva.
"In queste settimane l’attenzione di molti comuni è rivolta ad eventuali ritrovamenti di carcasse di cinghiali e ancora di più alle analisi alle quali vengono sottoposti tali resti - afferma nella sua nota Comi - Quanto disposto in termini di divieti e normative nei Comuni, e in quelli a loro limitrofi, nei quali sono stati rilevati casi di peste suina non può che creare grande apprensione in tutta la nostra regione. Come prevedibile molti dei timori espressi e delle considerazioni evidenziate in merito hanno riguardato l’impatto che tali divieti, peraltro previsti da rigidi protocolli europei, causerebbero all’essenziale indotto economico derivante dal turismo ed in particolare da quello legato al cosiddetto outdoor".
"Condivido ovviamente tali timori e sono consapevole di cosa significhi per l’intero finalese tale flusso turistico in termini economici e promozionali ma credo che in aggiunta a questi aspetti ve ne sia uno legato al sociale non adeguatamente evidenziato" continua, cambiando poi prospettiva: "Per un Comune come Calice Ligure (e non solo) e per i suoi cittadini infatti il 'bosco' è dietro casa e la cosiddetta 'passeggiata nel bosco' inizia davvero dopo poche decine di metri dalla porta della propria abitazione".
"Durante questi ultimi difficili due anni le seppur brevi escursioni fuori casa lungo i numerosi sentieri che dal paese salgono verso le alture che lo circondano hanno acquisito un’importanza assoluta essendo una delle poche attività all’aria aperta praticabili senza causare assembramenti e rispettose delle normative vigenti sul distanziamento sociale durante l’emergenza sanitaria - ricorda il primo cittadino -. Non ho esitazioni nel riconoscere che per moltissime persone, come per molti loro amici a quattro zampe, potersi anche solo parzialmente addentrare nei boschi a loro vicini abbia avuto un’importanza sociale e sanitaria notevole per il loro benessere psicofisico".
"Si parla di contatto con i cinghiali da evitare - prosegue - ma da ormai diversi anni questi animali si muovono indisturbati persino in contesti urbani densamente popolati, potete immaginare di conseguenza quanto ancora più ravvicinato e frequente sia tale contatto per la popolazione di un paese come il nostro".
Paesi nei quali vi sono altre condizioni da considerare, secondo Comi: "Normative nazionali ci hanno imposto modalità di raccolta dei rifiuti che hanno visto la sparizione di quasi tutti i cassonetti dai nostri territori e, nonostante l’installazione di gabbie antirandagismo, in diverse zone del paese inevitabilmente quanto previsto ha causato il graduale avvicinamento degli animali selvatici che in tali punti di raccolta trovano di che nutrirsi".
"Non ho la necessaria competenza per suggerire soluzioni ad un problema così complesso come quello della peste suina ma credo che dovrebbe essere opportuno rivolgere l’attenzione a monte e avere l’obiettività di riconoscere come in questo caso non sia accettabile una chiusura come quella che sta colpendo molti Comuni del territorio genovese, e non solo, nei quali sono stati rilevati casi di tale morbo. Tra l’altro qualcuno dovrebbe spiegarmi come poi dovremmo essere in grado di farla rispettare" conclude.





