Attualità - 06 marzo 2022, 17:42

Da Carcare al confine ucraino, missione umanitaria per i volontari delle ambulanze veterinarie: "Torniamo con tanta tristezza"

Il presidente Dotti racconta l'orrore della guerra vista da vicino coi propri occhi: "Donne e bambini ammassati in locali, siamo scioccati"

Da Carcare al confine ucraino, missione umanitaria per i volontari delle ambulanze veterinarie: "Torniamo con tanta tristezza"

"E' tutto vero, quello che vedete alla televisione è tutto vero". Sono partiti da Carcare lo scorso venerdì per una missione lampo e ora, dopo poco più di due giorni sembrati però un'eternità, stanno facendo il loro ritorno in Italia stanchi per la tanta strada percorsa, con negli occhi l'orrore della guerra e la disperazione che essa si trascina dietro ma con il cuore gonfio di sollievo di chi sa di aver fatto qualcosa per salvare delle vite, stanno tornando in Italia.

Non c'è molta voglia di parlare per i volontari delle otto ambulanze veterinarie cariche di aiuti (generi alimentari, medicinali e mangime per animali) raccolti a Spotorno, Savona e Ceva partite lo scorso 4 marzo da Carcare alla volta di Záhony, cittadina ungherese al confine ovest dell'Ucraina, non molto distante da Leopoli, uno degli snodi dell'esodo di civili in fuga dalla guerra.

Un ritorno che porta con sé alcuni di loro. Le chiama "anime" Jimmy Dotti, presidente di Ambulanze Veterinarie Italia, mentre il tachimetro macina chilometri su chilometri e una nuova vita sospesa tra l'incertezza del proprio domani e la paura per i familiari rimasti nel loro Paese a combattere attende queste persone, alcune delle quali hanno già trovato presso parenti o conoscenti già in Italia una sistemazione in Val Bormida.

"Abbiamo scaricato tutto, siamo soddisfatti, abbiamo concluso ciò che ci eravamo prefissati. Ma siamo stanchi, cotti, non abbiamo nemmeno voglia di parlare tra di noi: arriviamo all'autogrill, ognuno fa l'indispensabile per ripartire e via" dice in un videomessaggio pubblicato su Facebook un po' per tranquillizzare chi attende questi volontari a casa e un po' per testimoniare quanto visto.

"E' tutto vero, io sono rimasto scioccato da questa cosa. Bambini e donne ammassati in questi locali - dice Dotti - E pensare che la frontiera dove siamo andati noi è poco frequentata, forse perché scomoda da raggiungere o per le partenze, la maggior parte dei profughi sono in Polonia o Romania. Siamo partiti con tanta adrenalina e torniamo con tanta tristezza, non possiamo fare altro se non quello che abbiamo fatto".

Una gomma forata, alcuni problemi fisiologici per un viaggio di oltre 3mila chilometri. Casa però è più vicina, anche se sarà difficile vederla con le stesse sensazioni di prima. Perché vedere la guerra da vicino cambia le persone: "Ora non riesco nemmeno a pensare, vedremo nei prossimi giorni cosa potremo fare" dice Dotti.

Mattia Pastorino

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