Nel periodo 2012-2021 in Liguria 343 morti di cui 69 in Provincia di Savona e 9 solo nel 2021 con la media giornaliera delle denunce in Liguria è molto elevata e pari a 52 (51,7) di cui a Savona più di 10 (10,1).
Questi i preoccupanti dati forniti questa mattina nella Sala Mostre del Palazzo della provincia di Savona in via Sormano da Cgil, Cisl e Uil Savona che hanno svolto un'assemblea provinciale alla presenza dei segretari generali Andrea Pasa, Simone Pesce e Giovanni Mazziotta all'insegna del monito "Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro".
"È bastato che la morsa della pandemia allentasse lievemente la sua presa e consentisse di riprendere in modo più regolare tutte le attività lavorative, con i ritmi e i carichi di lavoro di sempre, che il dramma delle morti sul lavoro, per cause diverse dal COVID-19, si riproponesse con la tragica “ordinaria” frequenza - spiegano i sindacati unitariamente - In questo momento in cui per il nostro Paese risultano prioritarie la ripresa e la ripartenza, va alzata ulteriormente l’attenzione sulle misure di prevenzione e protezione e sul rispetto della normativa poiché un lavoratore o una lavoratrice che escono di casa per andare a lavorare hanno il diritto di tornarci sani e salvi: la vita delle persone deve essere un valore collettivo superiore al profitto".
"A fronte del persistere nonché dell’aggravarsi del fenomeno delle morti sul lavoro, tema su cui l’impegno sindacale si è concentrato proprio nel corso degli ultimi anni, CGIL, CISL e UIL di Savona ritengono indispensabile rilanciare una forte azione di sensibilizzazione e di proposta per fermare quella che oramai si è trasformata in una vera e propria strage. Occorre inoltre considerare come alcuni settori risultino più esposti di altri ai rischi da infortunio - puntualizzano le organizzazioni sindacali - Solo per fare alcuni esempi basti pensare a come l’introduzione di recenti normative che incentivano le ristrutturazioni edilizie, oltre ad effetti positivi sul risanamento del patrimonio immobiliare e sull’occupazione, stiano dando luogo ad un proliferare di lavori edili non sempre assistiti dalle prescritte cautele, ovvero come la graduale ripresa delle attività agricole riproponga il tema della sicurezza soprattutto nella piana di Albenga".
"Per tale ragione è necessario sostenere a tutti i livelli il potenziamento del sistema della prevenzione affinché venga assicurato un più puntuale controllo dei cantieri e dei luoghi di lavoro più a rischio infortuni e, pertanto, un piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego distribuito tra dipendenti Asl, Inail e Ispettorato del Lavoro. Non bastano le norme e i protocolli – (normativa comunque tra le più stringenti in Europa) – bensì servono azioni concrete" concludono Cgil, Cisl e Uil.
I DATI DELL'UFFICIO ECONOMICO DELLA CGIL SAVONA:
Gli infortuni risultano in aumento soprattutto a Savona sia in valore assoluto (+405) sia in percentuale rispetto al 31.12.2020 (+12,3%), ed in misura minore a La Spezia (+107 infortuni pari al +4,4%); denunce di infortunio in calo a Genova (-566 infortuni pari al -5,3%) ed a Imperia (-72 infortuni pari al -2,8%). Genova rappresenta il 53% di tutte le denunce di infortunio in Liguria (contro il 56% dell’anno precedente), Savona il 20% (era al 17%), La Spezia il 14% (era al 13%) e chiude Imperia con il 13% (era al 14%). L'83% delle denunce in provincia di Savona sono state effettuate da italiani, solo il 17% invece da cittadini stranieri.
In Liguria infortuni in itinere sono il 13,7% del totale ed aumentano del 32,5% sul 2020; quelli in occasione di lavoro (86,3%) crescono solo del 9,7%. Le denunce correlate al «Covid-19» scendono dalle 838 del 2020 alle 354 del 2021 e sono il 9,6% del totale (nel 2020 rappresentavano il 15,4% del totale delle denunce di infortunio). L’incidenza delle denunce di infortunio con causale «Covid-19» in Liguria sul totale delle denunce di infortunio scende dal 28,6 del 2020 all’11,1% del 2021 (le denunce di infortunio per Covid-19 sono state 2.099 nel 2021 in calo del 61.4% rispetto all’anno precedente quando furono 5.436).
L’incidenza maggiore in percentuale nel 2021 passa da Genova ad Imperia con il 13,8% seguita proprio da Genova con il 12,1% (ma qui vi è stato un calo di oltre 20 p.p. rispetto al 2020); sotto il 10% è Savona (9,6%, 3698 denunce, 354 per Covid) e soprattutto La Spezia che riscontra l’incidenza in percentuale minore della Liguria con il 7,1% di denunce Covid-19 sul totale.
Sono in aumento le denunce nelle classi di età più giovani; fino a 19 anni (+71,8%), fino a 29 anni (+17,8%) e fino a 39 anni (+11,3%); in calo solo i 40>49enni (-2,2%); però tra i 40 ed i 59 anni è concentrata più della metà di tutti gli infortuni denunciati a Savona.
E' cresciuto l'incremento della percentuale dei decessi nel savonese, nel 2020 si era attestata al 18%, nel 2021 invece del 26%, in aumento anche a La Spezia, calano nettamente Genova e lievemente Imperia.
Le denunce di infortunio con esito mortale in Liguria nel 2021 sono state 34 (28 in occasione di lavoro e 6 in itinere) di cui 9 COVID correlate; -22,7% (-10 unità) sul 2020. Filtrando i decessi per Covid del 2021 ci sono 25 infortuni mortali non legati alla pandemia (su 34) di cui 6 in itinere (+1 sul 2020). Infortuni con esito mortale in calo a Genova (-9) ed Imperia (-2), stazionarie a La Spezia (5) ed in aumento a Savona (+1, per un totale di 9 morti). L’incidenza dei decessi per Covid sul totale degli infortuni mortali scende dal 45,5 al 26,5%. Savona: 9 morti, di cui 2 stranieri; 8 maschi e 1 femmina; qui 3 morti nel settore Ateco E38 (Rifiuti/Riciclo mat.) qui anche la più anziana tra i morti per lavoro (68 anni, dall’Ecuador).
Dei 9 decessi del 2021 ben 5 hanno avuto come vittime ultra 60enni (la donna straniera più anziana aveva 68 anni); 3 vittime nel settore Ateco E38 acqua, fogne e trattamento dei rifiuti, 1 nell’industria alimentare e 1 nel trasporto merci. Nel 2020 delle 8 vittime solo 1 aveva più di 60 anni e 2 ne avevano meno di 40; 3 vittime nelle Costruzioni ed 1 nei servizi di pulizia e nel 2021 nel savonese il 56% dei deceduti per/sul lavoro aveva un età superiore ai 60 anni.
Sommando il totale dal 2012 al 2021 in provincia di Savona invece si sono verificate 40.918 denunce di infortunio sul lavoro e 69 morti.
Nel 2021 a Savona sono stati denunciati 90 nuovi casi di malattie professionali contro i 58 del 2020 (+55,2% l’aumento più alto tra le province liguri) e nel 63% dei casi il riconoscimento della malattia professionale riguarda le malattie del sistema osteo-muscolare e tessuto connettivo seguito con il 13% dai tumori, il 6% delle malattie del sistema nervoso, orecchio e sistema respiratorio, 4% non determinato e 1% per disturbi psichici comportamentali e malattie del sistema circolatorio. Le malattie del sistema osteo-muscolare aumentano (sull’anno precedente) del 78,1% ed i tumori del 71,4%; balzano da 1 a 5 le malattie del sistema nervoso mentre sono dimezzate quelle del sistema respiratorio.
LA PROPOSTA DEI SINDACATI
Per tali ragioni, in coerenza con le richieste e proposte avanzate a livello nazionale con il Patto per la Salute e per la sicurezza sul lavoro, per le Organizzazioni Sindacali Confederali savonesi è necessario ed urgente che attraverso un rinnovato atto di responsabilità collettiva, si condivida un grande patto territoriale che traguardi obiettivi, interventi, iniziative e misure di tutela da porre in essere a livello locale.
Anche a livello locale si ritiene opportuno intervenire su 4 grandi assi:
• ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONI ED ORGANISMI
▪ Definire compiti più chiari e specifici al Tavolo sulla salute e sicurezza istituito in questi anni presso la Prefettura di Savona. Il Tavolo dovrà riunirsi periodicamente per monitorare le dinamiche del fenomeno, condividere piani specifici di intervento, verificare le risorse umane e finanziarie disponibili sul territorio per le ispezioni, condividere buone pratiche, monitorare l’evoluzione normativa e l’applicazione delle novità introdotte sul territorio, predisporre documenti condivisi a sostegno delle richieste di intervento a livello governativo.
▪ Individuare una sede a livello territoriale nella quale monitorare i settori particolarmente problematici nonché le tipologie di infrazioni e/o di distorsione delle normative lavoristiche e contrattuali. ▪ Realizzare nell’ambito di un coordinamento territoriale una programmazione efficace dell’attività ispettiva, garantendo il confronto strutturato e continuo sugli assi di programmazione e intervento con le Parti sociali.
▪ Individuare, anche attraverso il coinvolgimento dell’INAIL, risorse e progetti, per accrescere la conoscenza della dimensione del fenomeno infortuni e malattie professionali, soprattutto in relazione alle modalità di accadimento, ai rischi emergenti, con particolare attenzione agli effetti derivanti dal cambiamento del mondo del lavoro e dalle innovazioni tecnologiche, e trasversali (età, precarietà del lavoro, immigrati), nonché alla violenza e alle molestie nei luoghi di lavoro.
▪ Realizzare una anagrafe territoriale degli RLS/RLST.
▪ Condividere a livello locale progetti sperimentali che prevedano moduli formativi condivisi e mirati sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle scuole superiori. Le ragazze ed i ragazzi che oggi sono a scuola/università saranno lavoratori/trici, imprenditori/trici, liberi/e professionisti/e del domani. Devono acquisire la salute e sicurezza sul lavoro non come questione burocratica, ma di prevenzione e protezione, per sé e per gli altri, rispetto delle normative e delle procedure, attenzione costante e priorità dei diritti di tutela. Occorre intervenire anche a livello locale sul rapporto tra scuola e lavoro a partire dall'obbligatorietà dei percorsi di alternanza.
• CONTESTI LAVORATIVI
▪ Intervenire, in attesa di normative nazionali specifiche, sul miglioramento dell’informazione, della formazione e dell’addestramento come diritti fondamentali ed esigibili di ogni lavoratrice e lavoratore anche attraverso una proposta di attività più completa, specifica e diffusa sul territorio complementare a quella strettamente obbligatoria sia rivolta alle lavoratrici ed ai lavoratori sia ai datori di lavoro.
▪ Promuovere e rafforzare la contrattazione territoriale e aziendale come strumento fondamentale per declinare le misure di prevenzione e protezione al contesto lavorativo, tenendo conto delle esigenze della popolazione lavorativa, dell’organizzazione (a partire dei turni, dai carichi e dagli orari di lavoro) e delle modalità lavorative.
▪ Valorizzare gli accordi territoriali già stipulati (vedasi Protocollo nel settore Edile del 2018) nonché garantire, anche con accordi aziendali specifici, pieno accesso dei RLS e RLST ai luoghi di lavoro, potendo disporre di agibilità orarie adeguate, per svolgere appieno il proprio ruolo.
▪ Dedicare, anche a livello territoriale, una particolare attenzione agli affidamenti di lavori in appalto e subappalto attraverso la condivisione delle informazioni disponibili ovvero attraverso l’istituzione di un osservatorio dedicato.
• ATTORI DELLA PREVENZIONE
▪ Generalizzare e rafforzare il ruolo della rappresentanza in tutti i contesti e settori lavorativi, senza distinzioni di dimensione e settore attraverso il coinvolgimento degli Enti Bilaterali e degli RSLT individuando risorse e progetti di supporto. ▪ Individuare percorsi formativi ed accordi specifici per rafforzare le competenze e la formazione dei RSPP e garantire una partecipazione effettiva e costante dei RLS/RLST al sistema di prevenzione aziendale. ▪ Condividere iniziative straordinarie di controllo da parte degli organi di vigilanza anche a livello locale sulla base dell’andamento del monitoraggio del fenomeno.
COORDINAMENTO CON I LIVELLI NAZIONALI
• Sostenere e promuovere nelle aziende e sul territorio le proposte e le iniziative promosse da CGIL, CISL e UIL a livello nazionale per migliorare la normativa esistente nonché rafforzare il sistema di controllo sul tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
In allegato le elaborazioni e i grafici di Marco De Silva, responsabile ufficio economico della Cgil Liguria: