Attualità - 18 marzo 2022, 13:35

Festa della Madonna della Misericordia, il vescovo Marino: "Alzare lo sguardo come Maria per ritrovare la fraternità e credere in un mondo nuovo"

L'invito a "mettere al centro i più fragili accogliendo, senza vergogna, le nostre stesse fragilità" e "riconoscendo e praticando la misericordia come forma della vita"

Festa della Madonna della Misericordia, il vescovo Marino: "Alzare lo sguardo come Maria per ritrovare la fraternità e credere in un mondo nuovo"

Alzare lo sguardo come fece Maria salendo da Nazareth sulla collina di Ain-Karim durante la Visitazione a Elisabetta per "continuare a credere nella possibilità di un mondo nuovo e ritrovare la fraternità, senza la quale la società dei liberi e uguali rischia di avvitarsi su se stessa, in un conflitto permanente per affermare, da parte di ciascuno, il proprio diritto individuale e, da parte degli Stati, le proprie pretese di dominio".

E' questo il messaggio che il vescovo della Diocesi di Savona-Noli, monsignor Calogero Marino, ha voluto mandare ai fedeli saliti in pellegrinaggio al Santuario savonese per le celebrazioni della festa patronale del capoluogo di Nostra Signora della Misericordia, prendendo spunto dal brano di Vangelo letto durante la Santa Messa a cui hanno preso parte anche le autorità civili della città.

Nel brano di Luca si parla di una Maria poco più che adolescente a cui è appena stata annunciata la concezione di un bambino senza conoscere tuttavia un uomo. Un senso di smarrimento e turbamento ritrovabile anche nella nostra società contemporanea, non solo savonese, "in questo tempo, ancora segnato dalla pandemia e drammaticamente violentato dalla guerra".

"Con Maria ci siamo messi in cammino verso l'alto, non solo geograficamente - ha detto monsignor Marino -. Il suo salire esprime anche, simbolicamente, il bisogno e, ancor più, il desiderio di alzare lo sguardo. Ed è una lezione per noi, che troppo spesso incurviamo lo sguardo, privandoci della bellezza che ci sta intorno, e davanti. La fede di Maria, allora, ci invita ad alzare lo  sguardo e a comprendere che la vita è molto più di ciò che stiamo fissando da troppo tempo".

Ritrovare lo sguardo è quindi la vera questione su cui punta il vescovo nella sua omelia, passando "dal vedere al guardare", ritrovando la relazione sia con Gesù che coi fratelli, come chiede Papa Francesco nella sua 'Fratelli tutti': "Nel tempo  nuovo che è già cominciato, 'fare prevalere la follia della fratellanza sulla lucidità dell’odio divenga allora il compito di tutti coloro che non vogliono lasciare alla morte l’ultima parola'. Il compito è nelle nostre mani, anche se è molto difficile, perché 'in questi mesi la logica del ripartire ha ampiamente surclassato quella del ricominciare'" dice il vescovo.

Per farlo serve quindi "mettere al centro le vite più fragili e accogliendo, senza vergogna, le nostre stesse fragilitàriconoscendo e praticando la misericordia come forma della vita quando la vita assume la sua qualità tipicamente umana".

Alzare lo sguardo con Maria vuole anche dire per monsignor Marino "guardare con fiducia questa nuova stagione che si apre per la Chiesa. La cristianità è finita da tempo ma solo ora ce ne stiamo accorgendo, e con fatica e paura. Ma è un tempo nuovo e bello che ci attende. Saremo più piccoli e non potremo contare su appoggi esterni. Solo sul vangelo, e sulla nostra povera fede. Questo ci richiede due cose: ancora la fraternità fra di noi e poi la condivisione della vita di tutti, senza distanze, proprio come faceva Gesù, che si lasciava toccare dal lebbroso e sedeva a mensa con i peccatori pubblici".

Affrontando il tema della fraternità non poteva quindi mancare un richiamo al conflitto in Ucraina e alla solidarietà mostrata dai savonesi e da tutti gli italiani: "Desidero ringraziare quanti, e sono davvero tanti, hanno in queste settimane dato prova di credere nella fraternità, accogliendo i profughi ucraini. E ringrazio la Caritas che ha saputo coordinare molte iniziative, anche lavorando in rete con le istituzioni e la società civile. Ringrazio la Comunità cattolica greco-bizantina, e in particolare Padre Vitaliy, per la testimonianza di fede e di pace che ci stanno offrendo".

Nel pomeriggio, intanto, saranno officiate ancora altre celebrazioni liturgiche, alle ore 16 e alle 18. La cripta resterà aperta ai fedeli ma non sarà possibile il bacio dell’effigie di Maria. Infine saranno disponibili sacerdoti per amministrare il sacramento della Confessione.

Mattia Pastorino

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