“Il retroterra piemontese deve essere considerato in ogni piano di sviluppo, perché è un prolungamento naturale delle nostre banchine a mare. È chiaro che esiste una necessità, da un lato di spazi, che Genova evidentemente ha in termini minori rispetto a quelli di cui avrebbe bisogno, ma dall’altro esiste una necessità di ottimizzazione non solo in termini di efficienza economica, ma anche in termini ambientali”.
Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che ha partecipato, in videocollegamento, assieme all’assessore alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone, all'incontro sul futuro del retroporto di Alessandria con, tra gli altri, il presidente della Regione Piemonte, i sindaci di Genova e Alessandria, il commissario straordinario per la progettazione dello scalo smistamento di Alessandria Calogero Mauceri, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Italiane Luigi Ferraris.
“Abbiamo bisogno – aggiunge - di un lavoro di programmazione congiunta con Autorità portuale, la Città metropolitana di Genova, il comune di Alessandria, le due regioni, Liguria e Piemonte a fare da cabina di regia, abbiamo bisogno di fare un passo in avanti per mettere realmente in connettività le nostre aree di sviluppo, e credo che il porto di Genova e la retrostante area piemontese possano essere realmente un sistema logistico intermodale competitivo con i grandi sistemi del Nord Europa”.
“Oggi tutto questo non è più un orizzonte lontano, ma del prossimo quadriennio – dice il presidente - Per il 2026 i grandi investimenti del Pnrr dovranno essere conclusi: dobbiamo allineare i nostri cronoprogrammi di lavoro, che riguardano infrastrutture materiali e immateriali, per farci trovare pronti, e dobbiamo rapidamente passare dal momento dell’organizzazione e della programmazione dei diversi progetti alla loro fattualità”.
“Sono previsti investimenti importanti sulle infrastrutture a mare del sistema portuale della Liguria, parlo di Vado, Savona e Genova, i porti più direttamente rivolti verso l’entroterra piemontese, per aumentare la competitività e la capacità delle nostre banchine portuali: parliamo dell’ultimo miglio dei binari in porto per l’assemblaggio dei treni da 700 metri e oltre, parliamo del Terzo Valico, del passante e dell’area del Campasso, della nuova Diga del porto che significa, assieme al prolungamento di quella di Vado Ligure, accessibilità all’intero sistema portuale del Mar Ligure occidentale per le grandi portacontainer da oltre 20mila contenitori”, precisa.
“Tutto questo – conclude -, assieme a tutti i lavori meno visibili ma che sono altrettanto importanti, penso alla digitalizzazione dei varchi portuali, al lavoro di programmazione informatica per rendere sempre più fluide le operazioni di sbarco e consegna delle merci, vuol dire aumentare la capacità dei nostri porti”.





