Comincia all'insegna delle tradizioni il 2024 del Centro Storico che domani (sabato 6 gennaio, ndr) dalle ore 14.30, a Finalborgo, riproporrà come suo primo evento dell'anno il "Dinô da nùxe".
L'usanza, che affonda le sue radici in un'epoca lontana dove Finale col suo Marchesato retto dai Del Carretto era crocevia nevralgico e spesso al centro di importanti vicende per il nord Italia, tornerà a rivivere nella suggestiva location tra piazza Santa Caterina e lo storico Palazzo Ricci, che per l'occasione diventerà la sala dove il Marchese Giovanni accoglierà i suoi ospiti al termine di un tour all'interno delle particolarità dell'edificio storico.
Lì verrà consegnato il sacchetto con le noci (per la fornitura delle quali l'associazione ringrazia il supermercato PAM di Finalborgo) all'interno del quale pochi fortunati troveranno quelle d'oro. Prima, però, figuranti in abiti da popolani offriranno una calda tisana speziata, alcolica o non, realizzata secondo antiche ricette tramandate e potranno assistere allo spettacolo musicale dei Sonagli di Tagatam e a quello degli spadaccini della Compagnia del Leone.
Ma, oltre all'aspetto puramente benaugurante di questa tradizione, qual è il significato e da dove deriva? In un tempo lontano la notte di Natale i bambini Finalesi passavano di strada in strada gridando ad augurare "bun dinô!" (il pasto serale che nell'occasione delle festività natalizie era condiviso con parenti, amici e conoscenti meno fortunati) e dalle casa uscivano a donare loro agrumi e frutta secca che a quel tempo erano di buon auspicio.
Una tradizione che il Centro Storico del Finale ricorda da oltre vent'anni e che nei canoni della "finalesità" si ricorda come essere nata quasi in contrapposizione a quella del "Confôgü" che invece accompagnava l'inizio dell'anno nuovo nelle terre tradizionalmente governate dalla Repubblica di Genova: nel Finalese, in avversità a tutto ciò che era "genovesità", questa tradizione non veniva mai seguita.









