Con lo spettacolo "La poesia non è una cosa per giovani – andare a capo non vuol dire fare poesia", in scena venerdì 21 marzo dalle ore 21 alla sala convegni Palace di Spotorno, Christian Olcese, vuole provare a ironizzare su degli stereotipi riservati alla poesia: “Scrivi poesie? Chi sei, Giacomo Leopardi?”, “Sei un poeta! Soffri?”, “Sei un poeta, sì, ma qual è il tuo lavoro vero?”, “Esiste ancora la poesia?”, “Perché non scrivi canzoni rap o trap?”.
Christian Olcese ha ricevuto diversi riconoscimenti poetici, tra cui il premio “La Via dei Libri” (satellite del Premio “Bancarella”). Sa come i poeti si presentano vestiti agli eventi, spesso con abiti neri, lunghi, con code (manco fossero pianisti della Scala), e sa come i poeti si autocelebrano, come si sentono superiori al mainstream. La poesia è di per sé un’arte difficile, vista appunto come vecchia. L’autocelebrazione e, quindi, l’esclusione da ambienti popolari non permettono la sua divulgazione. Sul palcoscenico si parlerà di come far diventare la poesia popolare e di quanto sia un’arte per i giovani.
Ad accompagnare Olcese ci sarà Ettore Scarpa, attore torinese di cinema e teatro. Scarpa è la coscienza di Olcese, la sua parte pratica, terrena, commerciale. Il poeta, uomo sensibile, innamorato dei suoi sentimenti, si scontra con la sua parte consumistica, quella che gli ricorda che bisogna fare soldi per mangiare e sopravvivere. Una serie di sketch divertenti, come l’interpretazione di alcune poesie famose come Il Cinque maggio o A Silvia, avvicinano lo spettatore alla poesia. Alcuni monologhi, scritti e interpretati da Olcese, parlano dell’urgenza di fare poesia, di quanto sia importante cercarla in questo mondo omologato, pregno di automatismi, sempre più devoto alla rigidità e all’incapacità di emozionarsi.
La regia è di Massimo Olcese, noto attore, comico genovese.
“Spero di riuscire ad avvicinare il pubblico alla poesia, arte che amo e che spero possa tornare a essere popolare. Tutto è poesia. Tutti noi, durante la vita, vediamo, cogliamo poesia. Solo alcuni riescono a scriverla. Chi legge poesia, però, deve essere in grado di vederla e di riconoscerla nelle parole del poeta”, commenta Olcese. “Questo secolo, un po’ piatto dal punto di vista culturale, mi fa un po’ paura. Temo sia difficile per chiunque vedere, cogliere poesia. Con questo spettacolo spero di creare immagini forti e poetiche nell’immaginario dello spettatore. Sento un forte senso di responsabilità, in quanto artista, nei confronti degli altri. La parola e i suoi usi sono importanti per comprendere la vita. Ho scelto Massimo Olcese come regista perché tra noi si è creato un bel rapporto, fatto di scambi e di visioni simili. Anche Massimo cura molto i suoi testi e anche Massimo si sente responsabile nei confronti del pubblico”.
Ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento posti.





