Eventi - 04 aprile 2025, 12:29

Processione del Venerdì Santo, tutto pronto per il 18 aprile: circa 700 i "camalli" (FOTO)

Prove dei Mottetti nella chiesa di San Francesco da Paola il 14 aprile alle 21.00. Quest'anno somma in beneficenza alla Croce Bianca per l'organizzazione e la realizzazione di corsi per chi utilizzerà i defibrillatori in città e a Gerusalemme

La Processione del Venerdì Santo ritorna il 18 aprile dopo il grande ritorno del 2023.

Le storiche casse lignee attraverseranno quindi le vie di Savona facendo ammirare così la tradizione per eccellenza.

È organizzata dal Priorato Generale delle Confraternite di Savona Centro (N.S di Castello, Cristo Risorto, Santi Pietro e Caterina, Santi Agostino e Monica, SS. Trinità, Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Petronilla), confraternite già esistenti nel XIII secolo, sul Priamar, proprietarie delle 15 casse.

Quest'anno il turno di Priorato Generale spetta alla Confraternita del Cristo Risorto, di largo Franco Varaldo all'incrocio con le vie Ambrogio Aonzo e Pia. La Confraternita ha l'onere e l'onore di organizzare la processione e di aprirla e chiuderla con la propra Croce di Passione e Arca della Santa Croce.

La Processione viene aperta dai tamburini listati a lutto, dai torcioni portati dai confratelli che indossano la cappa bianca con i nastri gialli del Priorato Generale delle Confraternite del centro. A seguire gli incapucciati che ricordano gli antichi flagellanti e la Croce di Passione, grande croce in legno sulla quale sono posti i simboli (anch'essi di legno dipinto) della Passione di Nostro Signore e appartiene alla confraternita che comanda la Processione. Prendono parte alla processione gli ordini religiosi, il Clero savonese e il Vescovo diocesano.

"Quello in cui ci troviamo è e sarà sempre l'oratorio di Sandro Varaldo, 'colonna portante' della nostra confraternita, che ora ci veglia dall'alto - ha dichiarato il priore generale di turno Roberto Bertola durante la conferenza stampa di presentazione presso l'Oratorio Cristo Risorto, in largo Franco Varaldo - Voglio ricordare anche Marco Carpineti, scomparso ieri (leggi QUI) e che fu il primo priore diocesano con il quale ho collaborato. Il mio ultimo riferimento personale va a Mauro Biancavilla, che due anni fa è riuscito, con fatica e il suo carisma, a far ripartire questa grossa macchina 'infernale', dopo che era saltata nel 2018 a causa del maltempo e successivamente per via del Covid-19".

"La preghiera in processione può essere sviluppata in tre modi diversi - ha proseguito - Uno è attraverso la fatica di chi 'comanda' o porta le casse. L'altro sono i gruppi corali, che, come diceva sant'Agostino, cantando pregano due volte. Infine il terzo è la preghiera. Quest'anno abbiamo cercato di coinvolgere tutte le realtà savonesi legate alla Chiesa, quindi non solo le sei confraternite cittadine ma anche i parroci, i Carmelitani, i Cappuccini, le suore, la comunità indiana".

"I miei ringraziamenti, non formali ma molto sentiti, cominciano dal vescovo Calogero Marino, che ha apprezzato l'idea di coinvolgere i parroci savonesi - ha concluso - Ringrazio altresì il parroco don Piero Giacosa, il vicario foraneo don Angelo Magnano, il sindaco Marco Russo, che oggi ci ha onorati della sua presenza, e la ditta Bazzino, che supporta lo spostamento delle casse dalla Chiesa Santa Lucia".

"La nostra 'cassa', 'La deposizione dalla croce' di Filippo Martinengo, è in fase di restauro dall'anno scorso ma il restauratore Nino Silvestri ci ha garantito che alla Processione ci sarà - ha annunciato Sonia Pedalino, priore della Confraternita Nostra Signora di Castello e portavoce delle confraternite cittadine - Dopotutto tale statua è sempre apparsa nei manifesti della manifestazione". A proposito de "L'Annunciazione" del Maragliano, conservata nell'Oratorio Cristo Risorto, Pedalino ha svelato che "è stato trovato un documento di trecento anni fa che ne attesta la costruzione e indoratura. Inoltre quest'anno ricorreranno i cento anni dalla prima volta in cui fu portata in processione come seconda dopo 'La promessa del Redentore'".

Il sindaco Marco Russo ha voluto ringraziare il Priorato Generale e le confraternite "per questo enorme lavoro che fanno ogni due anni. La Processione è innanzitutto un momento molto alto di una celebrazione religiosa ma, come accade spesso nella cultura occidentale e nella nostra città, gli eventi religiosi assumono anche un'ampia valenza civile, che comunque mai deve far perdere di vista l'origine dell'evento stesso, e arricchiscono la comunità".

"Insieme alla festa patronale del 18 marzo il Venerdì Santo è un appuntamento di tutta la comunità - ha detto ancora il primo cittadino - Lo testimoniano la ricchezza dei simboli, perché le comunità crescono tramandandoli, e il ricchissimo apporto delle collaborazioni. Priorato e confraternite hanno il merito di estendere tali collaborazioni per trovare chi porta le 'casse' e coloro che curano le musiche e le preghiere. È il segno di una comunità estesa, un lavoro di tessitura per un momento di grande ricchezza e riconciliazione con lo spazio in cui ci troviamo".

"Questa manifestazione nasce nel tempo, ha avuto i suoi alti e bassi e ora può essere un veicolo per portare avanti i valori della società che ha messo in evidenza il sindaco Russo, a partire dal coinvolgimento delle persone per provare a realizzare insieme l'evento - ha affermato don Piero Giacosa, parroco della comunità Santi Giovanni Battista e Andrea Apostolo, sul cui territorio sorge l'Oratorio Cristo Risorto - La Processione ci rimanda alle tradizioni ma anche all'esperienza della fede in Italia, che non è solo un tema culturale. Per chi non è di tradizione italiana è un linguaggio incomprensibile ma come ogni lingua si può imparare: da parte nostra bisogna avere la pazienza di insegnarlo agli altri. Togliamoci dalla testa il nostro buonismo occidentale: gli altri ci capiscono nel momento in cui usiamo un linguaggio chiaro per tutti".

"Come ha detto il sindaco Russo, oggi la Processione è un momento di riconciliazione ma in passato non lo era, anzi addirittura era boicottata alcuni. Grazie a Dio sono cambiati i tempi!", ha sottolineato invece il vicario foraneo don Angelo Magnano.

Quest’anno le Autorità Civili e religiose avranno una loro postazione pdr assistere alla Processione. "Grazie alla disponibilità del Dirigente scolastico, prof. Armandino Memme e del Comune nella persona del Sindaco, abbiamo potuto ripristinare l’usanza di allestire una postazione da cui le Autorità assisteranno al solenne incedere delle casse fino al sopraggiungere della Santa Croce, quando a loro
volta si immetteranno in Processione, così come si faceva un tempo dal terrazzo dell’Autorità Portuale. Come 'palco per le Autorità' è stato individuato il terrazzo di ingresso dell’I.C. SV2, Scuola Primaria 'C. Colombo'" ha specificato Bertola.

In totale sono circa 700 i portatori, "camalli".  Lo scorso gennaio era stato lanciato l'allarme e un appello delle Confraternite per reperire portatori. Una problematica che fortunatamente é stata risolta. 

Previste dal Piano della Sicurezza circa 20mila persone. 80 i volontari che saranno coinvolti. 

COMPONENTE MUSICALE

Si intervellano alle casse gruppi bandistici e cori che eseguono brani della Liturgia della Settimana Santa: Banda Sant'Ambrogio di Legino, Banda Musicale G. L. di Celle Ligure, Complesso corale e strumentale "Giuseppe Rebella" con la banda Puccini di Cairo il coro polifonico di Valleggia ed altri gruppi amici sotto la direzione di Martino Nicora; Gruppo corale e strumentale dei Mottetti del Complesso bandistico Città di Savona "A. Forzano", gruppo d'archi, Corale Alpina Savonese, coro polifonico Anton Bruckner, coro femminile Savonese La Ginestra sotto la direzione di Davide Nari, Voci Bianche e alunni scuola primaria Colombo e di altre scuole cittadine. Eseguiranno i tradizionali "Mottetti del Venerdì Santo" : "Crucem tuam" di Lorenzo Mariani, "Saevo dolorum turbine" di Antonio Forzano, cognato del Brilla, "Jesus, dulcis amor meus" di Antonio Decoberti.

La prova generale dei "Mottetti" si svolgerà nella chiesa di San Francesco da Paola in Piazza Bologna lunedì 14 aprile alle 21.00. Durante il 18 aprile i "Mottetti" si fermeranno in via Paleocapa all'altezza del Cristo Risorto e nel frattempo passerà la processione.

IL PERCORSO

Partenza dal Duomo alle 20.30, poi via Caboto, Piazza Cavallotti, via Pietro Giuria, via Gramsci, piazza Leon Pancaldo, via Paleocapa, Corso Italia, Piazza Sisto IV. Mentre le casse entrano in Piazza si potrà ascoltare in sottofondo la voce di Don Giovanni Margara che le descriverà e farà un breve commento. 
Al termine il vescovo Calogero Marino impartirá dal balcone del palazzo del Comune la benedizione, con lui il sindaco e il priore generale.

La campana della Campanassa è l'unica che può suonare durante la processione.

In caso di pioggia la manifestazione non si svolgerà. la prossima edizione si svolgerà nel 2027.

SCOPO BENEFICO

I comandanti, coloro che guidano gli imponenti gruppi lignei e impartiscono i comandi ai portatori mediante i colpi di mazzetta battuti sul fronte delle lunghe stanghe di legno, raccolgono una somma di denaro che viene sempre devoluta in beneficenza. Quest'anno la somma sarà donata alla Croce Bianca per l'organizzazione e la realizzazione di corsi per coloro che utilizzeranno i defibrillatori presenti in città nell'ambito del progetto "Roberto Salvaterra", nato da un'idea della Croce Verde di Albisola Superiore e Croce Bianca. Una parte della somma sarà destinata a Gerusalemme.

LE CASSE

1. La promessa del Redentore

Custodita nell’oratorio dei SS. Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Petronilla di via Guidobono, è opera di Filippo Martinengo detto il “Pastelica” (Savona 1750-1800). La cassa fu portata per la prima volta in processione nel 1791. I portatori sono 20 per posa. Indossano la cappa della confraternita, bianca con nastri rossi.

2. L’Annunciazione 

Custodita nell’oratorio del Cristo Risorto, in largo Varaldo, è opera di Anton Maria Maragliano (Genova 1664-1739). I portatori sono 12 per posa. La cappa bianca è con nastri bianchi.

3. L’Orazione nell’orto 

Custodita nell’oratorio dei Ss. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, cappa bianca con nastri rossi. È opera di Anton Maria Maragliano (Genova 1664-1739), scolpita intorno al 1728. I portatori sono 20 per posa.

4. Il Bacio di Giuda 

Custodita nell’oratorio dei SS. Agostino e Monica, chiesa di santa Lucia, è opera di Giuseppe Rungaldier che la scolpì ad Ortisei nel 1926. I portatori sono 16 per posa con altrettanti cambi. La cappa bianca con nastri verdi

5. Cristo legato al palo 

Custodita nell’Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, ed è opera di ignoto genovese del XVIII secolo. I portatori sono 8 per posa con altrettanti cambi.

6. La Flagellazione

 L’opera lignea, di ignoto di scuola napoletana del XVII secolo, è custodita nell’oratorio dei santi Pietro e Caterina, di via Dei Mille. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi. La cappa è bianca con nastri blu.

7. L’incoronazione di spine

 Opera del Maragliano (Genova 1664-1739) che la scolpì nel 1700. E’ custodita nell’oratorio dei santi Agostino e Monica, nella chiesa di Santa Lucia. Restaurata nel 2009. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi. La cappa è bianca con nastri verdi.

8. Ecce Homo

 E’ la cassa più recente, venne scolpita da Renata Cuneo tra il 1977 e 1978, in sostituzione della cassa di G.A. Torre, con lo stesso soggetto, che si dice andò distrutta durante un bombardamento nel 1944. Custodita nell’oratorio dei santi Pietro e Caterina. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi.

9. Cristo che cade sotto la croce ed è aiutato dal Cireneo 

Si può ammirare nell’oratorio dei santi Pietro e Caterina, e viene attribuita ad ignoto di scuola napoletana del XVII secolo. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi.

10. Cristo spirante in Croce 

Opera del periodo più maturo del Maragliano è custodita nell’oratorio dei SS Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla. È stata restaurata nel 2000. I portatori sono 24 per posa con altrettanti cambi.

11. Cristo morto in Croce 

Opera di ignoto di scuola romana del XVI secolo, si dice dono dei Della Rovere alla confraternita di Nostra Signora di Castello alla quale questi appartenevano. Si tratta di un Crocifisso processionale successivamente adattato a “cassa” e arricchito di putti barocchi opera , forse, del genovese Bartolomeo Musso. I portatori sono 20 per posa con altrettanti cambi. La cappa è blu con risvolti bianchi e cordone bianco. 12. La Deposizione dalla Croce Opera del Martinengo detto il “Pastelica” risalente al 1793 circa, è custodita, come il Cristo morto, nell’oratorio di Nostra Signora di Castello, in via Manzoni. I portatori sono 26 per posa con altrettanti cambi.

13. La Pietà

 Scolpita nel 1833 dal savonese Stefano Murialdo detto “Crocetto” (1776-1838), probabilmente allievo del Martinengo, venne ritoccata e migliorata dal Brilla nel 1842. Restaurata nel 2001, è custodita dall’oratorio di Nostra Signora di Castello. I portatori sono 12 per posa con altrettanti cambi.

14. La Deposizione nel Sepolcro 

Scolpita nel 1866 dallo scultore savonese Antonio Brilla (1813-1891. Custodita nell’oratorio del Cristo Risorto, venne restaurata nel 2004. I portatori sono 24 per posa con altrettanti cambi.

15. L’Addolorata

 Attribuita a Filippo Martinengo, detto “Pastelica”(Savona 1750-1800) appartiene all’Arciconfraternita della SS. Trinità, è custodita nell’oratorio dei santi Giovanni Battista Evangelista e Petronilla, che ospita l’Arciconfraternita. I portatori sono 8 per posa con altrettanti cambi. La cappa è rossa con risvolti bianchi.

LA STRUTTURA

TAMBURINI

TORCIONI

INCAPPUCCIATI

CROCE DI PASSIONE con attorno grandi lampioni

Le Casse portate a spalla:

LA PROMESSA DEL REDENTORE

L’ANNUNCIAZIONE

L’ADORAZIONE NELL’ORTO

IL BACIO DI GIUDA

CRISTO LEGATO AL PALO

LA FLAGELLAZIONE

L’INCORONAZIONE DI SPINE

ECCE HOMO BANDA "SANT'AMBROGIO" DI LEGINO

CRISTO CADE SOTTO LA CROCE

CRISTO SPIRANTE IN CROCE

CRISTO MORTO IN CROCE

LA DEPOSIZIONE DALLA CROCE

LA PIETA’

LA DEPOSIZIONE NEL SEPOLCRO

L’ADDOLORATA

GRUPPO “GIUSEPPE REBELLA” CORO POLIFONICO DI VALLEGGIA CON CORI AMICI BANDA “PUCCINI” DI CAIRO M.TTE

CONFRATELLI

CLERO - VESCOVO

PRIORI DELLE CONFRATERNITE con al centro il Priore Generale

TURIBOLI (incensazione)

ARCA DELLA S. CROCE sormontata dal baldacchino e attorniata da lampioni

PREMESSA STORICA

Nella seconda metà del Duecento, a seguito dell'attività predicatrice dei Padri francescani, nacquero a Savona, sul Priamar, nella cosiddetta “contrata Batutorum” o contrada dei dieci oratori, alcuni gruppi
laici che si dettero il nome di Confraternite. Questi secolari sodalizi, da sempre attivi nella pratica religiosa, si svilupparono in tutto il mondo: tuttora troviamo Confraternite non soltanto in Europa (Italia, Francia, Spagna, Portogallo), ma anche nelle Americhe. Quelle di Savona, si dedicarono alla pratica della “disciplina” (la pubblica flagellazione per penitenza) e ad opere di assistenza e carità. La pratica religiosa raggiunse presto nel Venerdì Santo il momento più
sentito e partecipato. La Passione e Morte di Gesù veniva celebrata per le vie della città (allora situata ancora sul promontorio del Priamar) con flagellazioni accompagnate da laudi e con rappresentazioni
sceniche desunte dalle Letture; era una processione “privata” di ogni Confraternita che la organizzava come meglio riteneva opportuno. Potevano effettuarla tutte le confraternite unite assieme, oppure
legate in alleanze, in ore e giorni diversi. In processione si portava il Crocifisso, la reliquia della Santa Croce, si praticava la flagellazione e talvoltagli stessi confratelli rappresentavano drammaticamente la passione del Redentore. A partire dal ‘600,
dopo il Concilio di Trento, gruppi lignei sostituirono le sacre rappresentazioni, ritenute dalla Gerarchia Ecclesiastica “non decorose” e si cercò di regolare i rapporti tra le varie confraternite e le parrocchie.
Si arriva così al 1810, quando l’allora vescovo di Savona, Mons. Maggioli emanò il regolamento della processione del Venerdì Santo, dando vita all’evento come lo conosciamo oggi. Al suo decreto fecero seguito quelli di mons. Airenti (1822), mons. De Mari (1841) ed infine mons. Ricardi (1856). 

Nel 1830 si verificarono gravi episodi di contestazione agli occupanti Piemontesi ed al re Carlo Felice. Il Commissario della Provincia ordinò al Priore Generale delle confraternite ed al Priore del Cristo
Risorto “che nelle processioni che si faranno questa sera per la Passione [Venerdì Santo] e Domenica mattina prossima per la Resurrezione nessun confratello od altra persona debba coprirsi il volto col cappuccio nelle province medesime.” Da allora i confratelli lo portano ancora ma legato al colletto della cappa in ricordo dell’antico significato di totale anonimato. Fu Joakim Papadopoulos, Priore Generale nel 2000, ad ottenere dal Prefetto il permesso affinché quattro confratelli sfilassero con il cappuccio infilato. Inizialmente i loro nomi venivano depositati in Prefettura.

Luciano Parodi

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