Le recensioni online possono fare la fortuna o la rovina di un ristorante. Ma quando diventano false, offensive o completamente inventate, allora sì che il piatto diventa amaro. A denunciarlo è la Fipe Confcommercio di Savona, con il presidente provinciale Carlomaria Balzola in prima linea contro le “penne anonime” del web.
“La critica è utile e ben accetta se è educata e costruttiva. Ma troppe recensioni arrivano da profili senza volto, magari create ad arte da concorrenti o da clienti mossi da frustrazione personale”, spiega Balzola.
“Quello che chiediamo alle piattaforme come Tripadvisor e Google è semplice: mantenere la privacy, ma garantire che ogni utente sia almeno verificabile. Dietro un nickname deve esserci una persona identificabile, anche solo in caso di segnalazione o diffamazione”.
Il fenomeno, già noto da tempo, si intreccia anche con gli abusi degli “influencer”: “Ci sono casi in cui viene chiesto un pasto gratis in cambio di una recensione positiva. Se il locale rifiuta, parte la stroncatura. Questo danneggia tutto il settore”, avverte Balzola.
Per Fipe, è anche una questione di attrattività turistica: “Una recensione onesta può incentivare una visita o una vacanza. Ma se il sistema è inquinato, a rimetterci è l’intero territorio”.
Dello stesso avviso Fabio Goli, referente Fipe per Andora e titolare del ristorante Botafogo. “Mi è capitato di leggere recensioni scritte da chi chiaramente non è mai stato nel mio locale: parlano di piatti che non serviamo, di camerieri inesistenti, o di sale descritte in modo assurdo”. Per Goli, “un 20-30% delle recensioni è palesemente inattendibile. Non si può piacere a tutti, ma serve almeno un riscontro minimo che la persona sia davvero passata da lì”.
A chiudere il quadro è Federico Scardina, chef e titolare dell’Hostaria del Viale e referente Fipe Albenga.
“La maggior parte delle recensioni nascono da un’esperienza negativa, anche banale: un caffè tiepido, un errore, anche se poi rimediato. Ma nessuno scrive quando va tutto bene. Questo genera squilibrio e distorce la percezione del locale”.
“Oggi tutti si sentono critici gastronomici – aggiunge Scardina -, spesso con giudizi affrettati o costruiti per il gusto di dire la propria. E anche se non sempre si può parlare di recensioni false, siamo spesso al limite”.
La richiesta è chiara: trasparenza, verifica degli utenti e tutela per chi lavora seriamente. “Le recensioni sono uno strumento prezioso, ma solo se usate con buon senso e responsabilità. Altrimenti – conclude Balzola -, da risorsa rischiano di diventare una trappola”.





