"Gentile Direttore,
le vorrei raccontare una storia. C’è una signora di 82 anni che vive ad Albissola Marina. È una signora sorridente e scherzosa, saranno le origini romagnole, ma ha un grande dolore: una figlia di 60 anni disabile al cento per cento, epilettica, sovrappeso, che non parla e non capisce.
Da 60 anni le vedi camminare in un’unica forma distinta, la loro vita è simbiotica, anche perché la disabile, S., fa fatica a camminare, e questa signora forte e determinata la accompagna quasi tutte le mattine in un piccolo bar del centro, dove scambia due parole con le altre signore. Questa è la sua unica uscita giornaliera, massimo un’oretta e mezza.
Cento passi – come quelli di Peppino Impastato – per arrivare dalla macchina al bar. Cento passi che per loro sono mille, lenti e faticosi, e ad ogni passo la ragazza potrebbe accasciarsi per un attacco di epilessia.
I parcheggi per disabili nella piazza dove di solito parcheggia sono due. Perennemente occupati, cosicché questa mamma parcheggia a fianco a loro, in uno spazio agevole perché tutti possano muoversi.
La settimana scorsa la polizia municipale le ha fatto una multa di €342,00 più decurtazione di 4 punti sulla patente.
Era in divieto? Sì. Ma lei non può andare in giro a cercare un altro parcheggio, perché ogni passo in più è fatica immensa. Ci vorrebbe una sana tolleranza, per chi non dà alla fine fastidio a nessuno. Forse un po’ più di umanità per una donna che da anni ha come unico svago questi 100 passi.
Invece i nostri guerrieri di quartiere hanno solertemente svolto i loro compiti. Facciamo cassa, a prescindere da chi multiamo.
La mia lettera è amara e denuncia chi, invece di aiutare le fasce deboli, le penalizza. Ci è stato risposto di cercare un altro bar (ad Albissola è praticamente impossibile parcheggiare di fronte a qualunque altro bar, e poi, potremmo poter scegliere noi?), oppure di lasciare la disabile sola (!!) e andare a parcheggiare da un’altra parte… Io sono senza parole.
A proposito, le donne in questione sono mia mamma e mia sorella.
Grazie,
M. C."





