Obiettivi condivisibili ma scelte sbagliate. Si può riassumere in queste parole il contenuto del dettagliato documento sulla variante al Pc che il WWF Savonese, a firma del responsabile Urbanistica e Tutela del Territori Mario Piombo, ha inviato al Comune, Provincia, Regione e Soprintendenza
La variante al Piano urbanistico comunale (PUC), attualmente in fase di valutazione ambientale strategica (VAS), rischia – secondo l’associazione ambientalista – di causare un impatto devastante sul territorio, con un aumento del consumo di suolo, rischio idraulico elevato e perdita di biodiversità.
In un documento ufficiale il WWF contesta nel merito diverse delle proposte contenute nella variante, chiedendone una radicale revisione.
Secondo il WWF sono previste "volumetrie notevoli che prevederebbero impatti devastanti sia dal punto di vista del consumo del suolo che paesaggistico a scapito di aree non edificate e con presenza di vegetazione".
L’associazione ambientalista mette in discussione i principi ispiratori del piano – come la rigenerazione urbana, la riduzione del consumo di suolo e la valorizzazione delle aree degradate – ma ritiene che le soluzioni progettuali adottate siano in contrasto con questi stessi obiettivi. “Si parla di sostenibilità, ma si prevedono nuove volumetrie edificabili in aree a rischio esondazione, con scarsa attenzione alla tutela ambientale”, si legge nelle osservazioni tecniche.
Il documento passa in rassegna i principali comparti oggetto di trasformazione urbanistica, a partire da Piazza del Popolo (TR1/2) e Orti Folconi (TR1/1), dove il WWF denuncia un’eccessiva concentrazione di nuove costruzioni, in un contesto già fortemente impermeabilizzato e a rischio idraulico, per la vicinanza al torrente Letimbro. Per queste zone si chiede una drastica riduzione delle volumetrie e l’incremento di verde urbano e alberature.
Stesse critiche per le aree di Legino-Stadio, l'ex Mottura e Fontana in Via Servettaz e l’ex Centrale del Latte, dove secondo l’associazione si dovrebbe rinunciare a nuove edificazioni, puntando piuttosto sul recupero e riuso delle strutture esistenti. Anche per i waterfront di Ponente e Levante si raccomanda massima prudenza: “Valorizzare sì, ma senza nuove colate di cemento in ambito costiero”.
Nel mirino anche il consumo di suolo, definito “inaccettabile” in base agli obiettivi comunitari sullo sviluppo sostenibile, che fissano al 2050 l’azzeramento netto del consumo di suolo. Il WWF evidenzia come molte delle aree interessate ricadano in zone classificate con pericolosità idraulica media o elevata (P2 e P3 secondo il Piano di gestione del rischio alluvioni), dove per legge non è consentito aumentare l’impermeabilizzazione.
Preoccupazioni anche per la gestione delle risorse idriche e delle falde sotterranee: “L’acqua è una risorsa sempre più scarsa e inquinata. Bisogna evitarne il prelievo indiscriminato e prevedere sistemi di raccolta e riutilizzo”, scrive il WWF.
Il WWF chiude con una serie di indicazioni e invita il Comune ad orientarsi verso vun modello che sia realmente sostenibile, coerente con i principi del nuovo Piano territoriale regionale: una visione urbana fondata sul riuso, sulla rigenerazione dell’esistente e sulla tutela del paesaggio e delle aree verdi.
Per il l'associazione ambientalista non basta parlare di sostenibilità o citare l’Agenda 2030, ma fare scelte urbanistiche coraggiose, che mettano al centro la tutela del territorio e dei cittadini.
Tra le richieste principali ci sono cancellazione delle nuove volumetrie nelle aree agricole o semi-naturali; conservazione e potenziamento della vegetazione esistente; realizzazione di render progettuali con maggiore presenza di alberature ad alto fusto; eliminazione di ogni intervento in aree a rischio idraulico elevato.





