Con un'ordinanza specifica, firmata dal Commissario Straordinario Matteo Paroli, l'Autorità Portuale savonese ha disposto un accurato elenco di attività interdette e di divieti nella spiaggia libera di Zinola, alla foce del torrente Quiliano, dove lo scorso 3 luglio è stato individuato un nido di tartaruga marina Caretta caretta.
L’intervento mira a proteggere uno dei più rari e delicati fenomeni naturali lungo le coste italiane, salvaguardando una specie classificata come vulnerabile nella Lista Rossa dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
L’ordinanza stabilisce una serie articolata di divieti finalizzati a garantire la tutela del sito di nidificazione. In particolare, è vietato occupare la porzione di arenile recintata con ombrelloni, sdraio, sedie, mezzi nautici o altre attrezzature. Nell’area circostante — entro un raggio di tre metri dal perimetro — non è consentito posizionare recinzioni mobili, tubazioni, cavi elettrici, boe, gavitelli, piattaforme o natanti, né svolgere attività che possano arrecare danni al nido o ostacolare il transito del personale incaricato della sorveglianza.
Viene inoltre vietata qualsiasi movimentazione di sabbia che non sia direttamente funzionale alla salvaguardia del sito, così come ogni attività ad alto impatto sonoro o capace di produrre vibrazioni nel suolo, non solo nella spiaggia libera interessata ma anche nei tratti immediatamente adiacenti.
Proibito anche condurre cani o altri animali sull’arenile, anche se muniti di guinzaglio e museruola, fatta eccezione per i cani guida per non vedenti e per quelli utilizzati da personale specializzato per il salvataggio, che comunque non possono essere lasciati liberi di circolare.
Divieto anche per il transito e la sosta di veicoli, a motore e non, entro i tre metri dall’area delimitata, con l’unica eccezione dei mezzi di soccorso. Infine, in prossimità del periodo di schiusa, è vietato l’uso di luci notturne durante le eventuali attività di sorveglianza, per evitare interferenze con l’orientamento naturale dei piccoli esemplari verso il mare.
Una serie di misure restrittive ma necessarie per garantire la sopravvivenza delle tartarughe neonate e per "contribuire responsabilmente alla tutela della biodiversità marina", come commenta l'AdSp nella sua nota.





