"Prima rispondo al signore in prima fila che ha posto una questione reale: se questa mobilitazione serve a qualcosa oppure no. Penso che serva, perché se non ci fosse stata il rigassificatore ci sarebbe già".
Così Andrea Orlando, consigliere regionale del Pd, ha risposto a un cittadino presente all'incontro organizzato dal Pd Ligure a Quiliano nei giorni scorsi, dal titolo “Politica energetica per la Liguria. Rigassificatore: una partita ancora aperta?”, il quale sosteneva che la mobilitazione contro l’opera fosse inutile.
"Ci sarebbe - ha proseguito Orlando - perché la scelta del rigassificatore nasce da spinte esclusivamente politiche", spiegando poi il percorso che ha portato alla decisione- che era stata illustrata dall'allora commissario Giovanni Toti in un incontro in Provincia - di collocare l’impianto a Vado Ligure, e chiarendo anche la questione del decreto a sua firma (allora ministro, ndr) e di quella del collega Cingolani.
"Il decreto - ha ricordato - non individuava alcuna collocazione per i rigassificatori, ed era un provvedimento che metteva insieme misure per fronteggiare le conseguenze della crisi ucraina, quella energetica e quella per l'accoglienza dei profughi ucraini. A latere, parlai con Cingolani e gli dissi che non c’erano le condizioni per un rigassificatore in Liguria, perché nella mia provincia ce n’è già uno".
I rigassificatori furono poi realizzati a Ravenna e a Piombino, quest’ultimo con l’opposizione del Comune, il cui sindaco è di Fratelli d’Italia. "Nel 2023 il Governo ha poi fatto un decreto in cui, per Piombino, si parla di ricollocazione".
Giovanni Toti viene poi nominato Commissario "dichiarando - ha spiegato Orlando - che la Liguria è disponibile a ospitare il rigassificatore".
Dopo il caso giudiziario di regione e Autorità portuale e l'elezione del presidente Bucci, si arriva poi alla firma di un ordine del giorno in Regione contro l’impianto. "Non ha sortito alcun effetto pratico - ha spiegato Orlando - perché è vero che non si sono fatti avanti, ma non si sono nemmeno bloccate le procedure. Il modo per fermarle era un atto politico che dichiarasse che la Regione aveva formalmente cambiato orientamento rispetto a quello portato in conferenza dei servizi dal presidente e commissario. La Regione Liguria non solo non ha formalizzato nessuna posizione politica, ma non ha usato tutti gli strumenti che avrebbe potuto usare".
Uno di questi, ad esempio, è il Piano energetico regionale, che potrebbe porre un freno all’opera stabilendo che l’impianto è un ostacolo alla programmazione, insieme ad altri strumenti di programmazione del territorio.
"Quindi dobbiamo preoccuparci - ha aggiunto Orlando - anche perché la discussione sul possibile forno elettrico per l’ex Ilva potrebbe essere usata come motivazione a favore dell’impianto, insieme alle pressioni degli Stati Uniti sui Paesi Ue per acquistare il loro gas. La Regione potrebbe svolgere una funzione di programmazione del territorio che però, ad oggi, non sta svolgendo".
Infine, il tema dei costi: "Lo spostamento del rigassificatore costerebbe mezzo miliardo, che ricadrebbe sulle bollette dei cittadini. E si passerebbe da un impianto vicino a un’acciaieria a uno accanto a un’area marina protetta. Se c’erano buone ragioni per dire di no due anni fa, oggi ce ne sono anche di più. Non bisogna abbassare la guardia".





