Partiamo da un punto fermo: le spese condominiali si pagano in base ai millesimi di proprietà, non al numero di persone che abitano un appartamento. Questo vale per tutti, sia per i residenti fissi che per chi affitta. Le tabelle millesimali servono proprio a determinare la quota di ciascun condomino in relazione alla grandezza e alle caratteristiche dell’immobile, non all’uso che se ne fa.
Facciamo un esempio semplice: una persona che vive da sola non paga meno condominio rispetto a una famiglia di sei persone che vive nello stesso tipo di appartamento. E nessuno è tenuto a pagare di più se ospita spesso amici o parenti. Allo stesso modo, non ha senso sostenere che chi affitta debba versare una quota maggiore solo perché l’appartamento è abitato da più persone o da ospiti diversi durante l’anno.
Un altro punto spesso frainteso riguarda la durata dell’affitto breve. Nessun appartamento viene occupato 365 giorni l’anno con questa formula. In media, i periodi di affitto breve coprono al massimo 200 giorni. Questo significa che per quasi metà dell’anno, se non di più, l’abitazione è vuota. E quindi, le parti comuni non vengono usate affatto, al contrario di quanto accade con un residente fisso.
Poi c’è il tema, spesso citato, della “cura degli spazi comuni”. È vero: qualche preoccupazione può esserci, ma il comportamento delle persone dipende sempre dal loro senso civico, non dal fatto che siano inquilini a lungo termine o turisti per qualche giorno. Anzi, non è raro che i problemi nascano proprio da chi vive stabilmente nel palazzo, più che da chi ci passa una settimana. E in ogni caso, è sempre il proprietario a rispondere per eventuali danni o disagi causati dagli ospiti.
A volte, nel dibattito si confondono affitti brevi e attività professionali: studi medici, uffici o saloni dove ogni giorno entrano decine di persone. È vero che in quei casi l’uso di ascensori, luci e spazi comuni può aumentare in modo significativo, ma si tratta di una situazione diversa, che viene regolata con criteri specifici e spesso con una quota condominiale più alta, proprio in virtù della destinazione d’uso.
Infine, c’è chi critica chi affitta per guadagnare. Ma guadagnare da una proprietà privata, in modo legale, è un diritto. È del tutto legittimo mettere a reddito un immobile, nel rispetto delle norme condominiali e delle leggi fiscali. E non è nemmeno vero che gli affitti brevi portino a profitti così elevati come molti pensano. Spese di gestione, tasse, pulizie, manutenzione: tutto incide. È un’attività come tante, e va trattata con equilibrio.
Se davvero volessimo applicare il principio del “chi più usa, più paga”, allora paradossalmente chi affitta per brevi periodi dovrebbe pagare meno, perché spesso l’immobile è vuoto. Ma non è questo il criterio con cui si gestisce un condominio, ed è giusto così. Le regole comuni devono restare ancorate a criteri oggettivi, e non essere modificate sulla base di impressioni personali o pregiudizi.
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