Un impegno per sollecitare Governo e Regione affinché venga ripristinato il limite massimo di esposizione di 6 Volt/metro, in vigore in Italia fino al 2014, quando è stato portato a 15 V/m per uniformarsi alle soglie europee.
Si è espresso in tal senso, all'unanimità, il Consiglio Comunale di Finale Ligure che nell'ultima seduta ha approvato la mozione presentata dal gruppo consiliare Scelgo Finale, rappresentato da Simona Simonetti, sull’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, con particolare riferimento alle nuove reti di telefonia mobile.
«Chiediamo di tornare al limite originario non per ostacolare l’innovazione, ma per applicare un principio di precauzione basato su evidenze scientifiche - spiega la capogruppo Simonetti - L’Italia per vent’anni ha avuto una normativa più restrittiva e protettiva rispetto agli altri paesi UE. Chiediamo solo di rimettere al centro la tutela della salute pubblica».
A sostegno della richiesta, la mozione cita due studi di rilevanza internazionale: uno dell’Istituto Ramazzini di Bologna, che ha analizzato gli effetti delle radiazioni in campo lontano, e uno del National Toxicology Program (NTP) statunitense, incentrato invece sulle emissioni da campo vicino, come quelle dei telefoni cellulari. Entrambe le ricerche sono state condotte su ratti Sprague-Dawley, una specie utilizzata nei test biomedicali per la sua somiglianza genetica all’uomo, possedendo DNA molto simile. Entrambi hanno portato a conclusioni molto simili evidenziando, «in casi di esposizione prolungata, l'aumento del rischio dello sviluppo di gliomi cerebrali - gruppo di neoplasie maligne del sistema nervoso centrale - e di schwannomi maligni - tumori delle cellule nervose del cuore», ricorda il gruppo nella sua nota.
«I risultati di una ricerca sui ratti non significano per forza che quanto è vero per quell’animale lo sia anche per gli esseri umani, ma rappresentano un segnale importante, un campanello d’allarme che invita a proseguire le ricerche anche sull’uomo», si legge nel testo approvato.
Il concetto condiviso è quindi quello della prudenza, del “meglio prevenire che curare”, coniato dallo stesso Bernardino Ramazzini, a cui è intitolato l’istituto autore di una delle due ricerche scientifiche citate nella mozione.
Oltre al ritorno ai limiti precedenti, la mozione chiede così che Governo e Regione finanzino nuovi studi scientifici indipendenti, e che la Regione Liguria istituisca un Osservatorio epidemiologico autonomo, con il compito di raccogliere dati sull’impatto dei campi elettromagnetici sulla popolazione. Il gruppo chiede inoltre una moratoria di cinque anni su eventuali nuovi innalzamenti dei limiti, «in maniera da consentire un innalzamento dei limiti dei CEM solo in un contesto di evidente sicurezza per la salute pubblica».





