L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha avviato il procedimento per un’ingiunzione di sgombero nei confronti di una società attiva nell’organizzazione di eventi dopo una serie di accertamenti che hanno evidenziato l’occupazione senza titolo di porzioni di arenile libero a Savona.
Le irregolarità sono emerse nel 2024, quando la Capitaneria di Porto di Savona, in seguito a indagini svolte il 24 maggio e il 29 giugno 2024, ha accertato che la società in questione avrebbe occupato abusivamente circa 50 metri quadrati di arenile pubblico situati tra i Bagni Lido dei Pini e i Bagni Marea.
Secondo quanto riportato, l’area era stata utilizzata per posizionare arredi amovibili e un gazebo, destinati allo svolgimento di matrimoni ed eventi. Le fotografie allegate alla segnalazione mostrano inoltre una piattaforma in legno e altri due gazebo collocati in assenza di autorizzazione demaniale.
Sulla base delle verifiche della Capitaneria, lo scorso febbraio, l’Autorità Portuale ha trasmesso alla società due avvisi di pagamento, a titolo di indennizzo per l’occupazione senza titolo, ma un successivo sopralluogo ha confermato la persistenza della piattaforma in legno e dei gazebo vicino al confine demaniale. I successivi accertamenti verificano che la pedana in legno era stata rimossa, ma al suo posto ne sarebbe stata realizzata una nuova, di dimensioni maggiori, coperta da due gazebo.
Le strutture sorgono su un’area privata al limite del demanio marittimo, ma senza la preventiva verifica del confine e senza l’autorizzazione prevista dal Codice della Navigazione, obbligatoria per qualsiasi opera entro 30 metri dal demanio.
Per il Comune la nuova pavimentazione, di 260 metri quadrati, non è un manufatto di lieve entità ma "una significativa trasformazione dell’arenile" e altera la destinazione d’uso originaria. Il gazebo, di circa 72 metri quadrati, non è ritenuto compatibile con un regime di mera pertinenza e non è classificabile come struttura di minimo impatto. Per questo il Comune avvia anche i procedimenti relativi agli abusi edilizi e paesaggistici.
La società, in una nota del luglio 2025, ha chiesto l’archiviazione del procedimento sostenendo:di essere proprietaria dell’area interessata; che le strutture installate sarebbero amovibili e quindi escluse dal Codice della Navigazione e che le opere sarebbero compatibili con gli strumenti urbanistici vigenti. Una tesi respinta dall'Autorità Portuale secondo la quale la normativa si applica a tutte le opere entro i 30 metri dal demanio, indipendentemente dal materiale o dalla facilità di smontaggio. Conta la loro funzione e il loro impatto: e qui, a determinare la “natura stabile”, è l’uso continuativo dell’area per cerimonie ed eventi, come già evidenziato dal Comune.
Di fronte alla reiterazione delle opere non autorizzate, l’Autorità Portuale decide di procedere. A luglio viene avviato il procedimento di ingiunzione, e il 30 settembre 2025 il Comitato di Gestione approva la proposta di rimozione delle strutture e il ripristino dello stato originario.





