Attualità - 21 novembre 2025, 18:47

Esso, dopo lo sciopero tutto tace sul fronte aziendale. I sindacati: "Attendiamo convocazione del Ministero"

"L'azienda sta tenendo una posizione incomprensibile, non capiamo perché mantengano questo muro"

Esso, dopo lo sciopero tutto tace sul fronte aziendale. I sindacati: "Attendiamo convocazione del Ministero"

Nessun nuovo confronto con l'azienda e ora si attende una convocazione da parte del Ministero. 

Dopo lo sciopero di 4 ore per turno dei reparti di Esso Italiana lo scorso lunedì e martedì non ci sono nuovi sviluppi o prese di posizione da parte dei vertici aziendali. 

Con i 28 lavoratori dello stabilimento di Vado Ligure che lo scorso fine settembre avevano ricevuto la lettera di licenziamento che attendono risposte sul loro futuro. 

"Aspettiamo ora la convocazione del Ministero. Siamo altamente preoccupati per una situazione in cui l'azienda sta tenendo una posizione incomprensibile. Gli abbiamo dato tutte le soluzioni possibili, le nostre idee sono attuabili, ma non vogliono entrare nel merito della discussione - dice Tino Amatiello, Filctem Cgil - Nonostante abbiano professionalità nei 28 che hanno già fatto in passato altri lavori nei settori nwi quali sarebbero ricollocabili. Basterebbe poco per trovare una soluzione idonea per i lavoratori. Non capiamo perché l'azienda mantenga questo muro". 

"Siamo in una fase nel quale l'azienda ha scritto al Ministero e attendiamo che loro chiamino. Passi in avanti non ce ne sono, secondo noi sono troppo rigidi ed ed è difficile trovare una soluzione. 

Porteremo le nostre tesi, il nostro punto di vista al Ministero" ha proseguito Corrado Calvanico, Femca Cisl. 

La decisione di optare per la mobilitazione era stata presa dopo che, nell'ultimo confronto tra le organizzazioni sindacali e l'azienda, non era stata trovata una quadra sul futuro dei lavoratori. 

Lo scorso 14 novembre erano scaduti i 45 giorni dall'avvio della procedura di licenziamento collettivo e i sindacati e l'azienda non erano riusciti a trovare un accordo per salvaguardare i posti di lavoro.

Le organizzazioni sindacali avevano trovato 'volontari' disponibili per il cambio con i lavoratori impattati dalla procedura e avevano chiesto inoltre di rivedere il più possibile le date di uscita dei lavoratori spostandole oltre alla metà/fine del 2026.

L'82% dei lavoratori previsti nel licenziamento secondo quanto emerso sarebbe in uscita entro il 2026, il 18% entro il 2027.

L'rsu aveva svolto un'indagine a tappeto tra i dipendenti per capire proprio se ci fossero presenti "volontari" (per i quali l'azienda proporrà incentivi a chi volontariamente decide di lasciare il posto di lavoro. ndr) o per cercare soluzioni alternative.

Sono scattati quindi i 30 giorni di proroga al Ministero.

Nello scorso consiglio regionale di martedì il Partito Democratico ha presentato una mozione tramite il consigliere Roberto Arboscello. 

"Durante gli incontri  non è stato ancora trovato un accordo tra le parti. Il 14 novembre è pervenuta una nota dell'Unione Industriali con la quale è stato comunicato ufficialmente il mancato accordo nella fase sindacale,  aprendo di fatto la fase amministrativa che vedrà la mediazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con la partecipazione di Regione Liguria che, oltre a monitorare gli sviluppi proseguirà il lavoro e le attività già avviate finalizzate alla tutela occupazionale e allo sviluppo del territorio" aveva dichiarato l'assessore regionale Paolo Ripamonti. 

"Purtroppo anche dalla Regione e dall’assessore Ripamonti non è arrivata nessuna soluzione o rassicurazione su misure o interventi per evitare o ridimensionare questo scenario. Capiamo la difficoltà a mettere in campo azioni efficaci nei confronti di un’azienda internazionale, ma non si può abdicare al ruolo politico - aveva commentato Arboscello - Bisogna chiedere al governo, che è dello stesso colore politico della Giunta regionale, che prenda in mano questa situazione e si attivi per evitare la perdita di posti di lavoro che sarebbero l’ennesimo colpo all’economia savonese e ligure. Parliamo di professionisti specializzati che difficilmente sarebbero ricollocabili in zona e questo comporterebbe disagi non solo per se stessi ma anche per le famiglie costrette a trasferirsi, oltre a privare la Liguria di professionalità di alto livello. Non si può assistere passivamente a un ridimensionamento che rischia di impoverire un territorio in termini di risorse umane ed economiche".

Luciano Parodi

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