Sanità - 08 gennaio 2026, 08:15

Ospedali di Comunità di Albenga e Cairo Montenotte, come funzionano e a chi sono rivolti

Monica Cirone spiega la gestione delle nuove strutture Asl2, finanziate con risorse del PNRR per rafforzare l’assistenza territoriale e alleggerire gli ospedali per acuti

Ospedali di Comunità di Albenga e Cairo Montenotte,  come funzionano e a chi sono rivolti

Con l’apertura dell’Ospedale di Comunità di Albenga, prevista domani, 9 gennaio, e la riapertura di quello di Cairo, la “nuova” Asl2 rende operativa un’altra parte della sanità territoriale prevista dal Decreto ministeriale 77 del 2022 (Modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale), che ha assegnato alle Regioni l’adozione del provvedimento di programmazione.

Savonanews ha chiesto a Monica Cirone, nominata a capo dell’Area sociosanitaria savonese e prima donna alla guida di un’Asl, cosa sono e come funzionano gli ospedali di Comunità, definiti come "una struttura sanitaria di ricovero che afferisce alla rete dell’offerta dell’assistenza territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei, in presenza di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia, e più prossimi al domicilio".

I due ospedali di Comunità sono stati realizzati con risorse del PNRR per 3,2 milioni di euro.

Posti letto

In Asl2 gli ospedali di Comunità sono inseriti all’interno dell’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte, riaperto per un totale di 40 posti letto, e all’interno dell’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga per 30 posti letto, per un totale, a pieno regime, di 70 posti letto tra Albenga e Cairo.
Nel dettaglio, ad Albenga i posti letto sono attivi dal 7 gennaio, per il momento 20; a Cairo i primi 20 posti letto sono attivi da oggi, 8 gennaio, e altri 20 lo saranno dal prossimo marzo ( i primi pazienti a Cairo arriveranno verso metà mese).

Organizzazione

"L’ospedale di Comunità – spiega Cirone – è una struttura di degenza riconducibile all’assistenza territoriale, integrata nella rete dei servizi distrettuali e ospedalieri. La responsabilità organizzativa e gestionale complessa dell’ospedale di Comunità è in capo al direttore di Distretto, che svolge anche la funzione di collegamento con i responsabili sanitari, clinici e assistenziali e con la Direzione aziendale. L’assistenza medica è gestita dai geriatri dell’Asl2, che assicurano l’assistenza routinaria".

L’organizzazione degli ospedali di Comunità contempla anche un ruolo fondamentale dei medici di medicina generale del paziente, ai quali deve essere garantito l’accesso alla struttura. I medici di medicina generale operano in collaborazione con i medici dell’ospedale di Comunità, ai quali affidano il proprio assistito.

La struttura è inoltre un luogo aperto ai parenti del paziente, che possono essergli vicino come se fosse a domicilio.

Utenza, accessi e tempi di ricovero

"Il cittadino può accedere all’ospedale di Comunità – prosegue Monica Cirone – per un massimo di 30 giorni, su richiesta dei reparti ospedalieri o dal domicilio, su richiesta del medico di medicina generale. All’interno della struttura sono presenti geriatri, fisiatri, fisioterapisti, infermieri, personale di supporto ed è attiva una stretta collaborazione con gli infermieri di famiglia e di comunità".

"Con gli ospedali di Comunità confidiamo di consentire al paziente di avere un percorso di post-ricovero protetto – conclude Cirone – al fine di garantire il migliore setting assistenziale. Allo stesso tempo permettiamo agli ospedali per acuti di avere a disposizione posti letto per i pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia e possono passare a un altro setting assistenziale, più adatto al proprio stato di salute. Contemporaneamente offriamo ai medici di medicina generale reparti di appoggio per pazienti che non possono gestire il proprio stato di salute a domicilio, ma che non necessitano di un ricovero in ospedale per acuti".

Elena Romanato

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