"Tutelare la biodiversità terrestre e marina con poli che e strutture dedicate".
Si apre così il duro atto di accusa nei confronti delle politiche regionali sulle aree protette che arriva da Rete Liguria, coordinamento che riunisce associazioni, comitati e realtà della società civile attive sui temi della tutela ambientale, delle aree protette e della sostenibilità del territorio regionale.
La preoccupazione è per lo stato di salute dei parchi e per le ricadute ambientali, occupazionali e sociali delle scelte adottate negli ultimi anni. Nel comunicato si sottolinea come «le aree protette, in questi anni, sono state mortificate con tagli nei bilanci, perdita di personale, una riorganizzazione degli organi decisionali e consultivi che ha espulso la società civile dalla gestione e dalla conoscenza del loro funzionamento in una azione regionale culminata nel commissariamento di alcuni parchi, alla quale si è sommata una progressiva riduzione della dirigenza tecnica e un predominante controllo regionale delle realtà locali».
Secondo la Rete Liguria, queste scelte avrebbero avuto conseguenze dirette anche sul piano economico e occupazionale. «Questo ha determinato la perdita di finanziamenti, spesso collegati all’intercettazione di fondi europei, con conseguente riduzione di posti di lavoro, diretti e collegati, in particolare nel settore della green economy, della ricerca, nonché nella gestione dei Centri di Educazione Ambientale caratterizzata in passato dall’occupazione qualificata di Educatori, spesso anche giovani Guide Ambientali ed escursionistiche», si legge nella nota. Attività che, viene ricordato, erano impegnate «tra l’altro, nello sviluppo del turismo verde in Regione, attività ai primi posti nell’indice di gradimento dei turisti in Liguria, per ammissione della Regione stessa».
La critica si estende anche all’impianto normativo: «Lo stravolgimento della normativa sulle aree protette ha sottratto in maniera praticamente definitiva capacità decisionali e di elaborazione e personale qualificato ai Parchi, quindi ai territori, in particolare, a quelli interni, già privati del supporto delle Comunità montane».
Ampio spazio viene dedicato al tema della transizione energetica. La Rete Liguria avverte che «non basta sostituire semplicemente alle tecnologie delle fonti fossili quelle delle rinnovabili, perseverando nell’attuale modello di sviluppo, anzi rinforzando la crescita infinita della produzione e del consumo che ci ha condotto all’attuale situazione». Viene citato Guido Viale: «Occorre una conversione ecologica, non una transizione, per abbandonare un percorso estrattivista e intraprendere un modello di sviluppo a molto più bassa energia pro capite».
In quest’ottica, secondo il comunicato, «per cogliere questi obiettivi la Regione deve favorire le Cooperative di Comunità e le comunità di energia rinnovabile (CER) controllate autonomamente dai territori i cui soci possono essere persone fisiche, PMI, autorità locali o amministrazioni comunali».
La nota richiama inoltre il Documento di Orientamento della Commissione Europea del 2011 sul rapporto tra energia eolica e Rete Natura 2000, ricordando che «impianti eolici adeguatamente situati e correttamente progettati non costituiscono di norma alcuna minaccia per la biodiversità» e che, pur senza escludere criticità, «gli impatti potenziali debbono pertanto essere valutati caso per caso».
In conclusione, la Rete Liguria afferma di «appoggiare e sottoscrivere le osservazioni presentate dal dottor Marco Piombo e da WWF Liguria», ribadendo la necessità di un cambio di rotta nella gestione delle aree protette e nelle politiche ambientali regionali.





