Il National Security Strategy – NSS del 2025, documento di pianificazione strategica degli Stati Uniti, pubblicato lo scorso dicembre, riporta a chiare lettere il concetto che l'Emisfero Occidentale deve essere universalmente considerato come un'area di esclusiva influenza statunitense. E per diramare ogni dubbio, viene precisato che Washington intende esercitare in questa fetta del mondo la sua egemonia politica, economica e militare, considerando la presenza di qualsiasi natura di altra Nazione esterna all'emisfero, come una vera e propria minaccia.
Per esercitare questo dominio, gli USA pensano di ricorrere, principalmente, a forme di coercizione economica, come i dazi e a pressioni di natura politica, tuttavia, pur considerandola l'extrema ratio, non escludono assolutamente l'uso della forza, come il caso Venezuela ha ampiamente dimostrato. E per quanto riguarda la determinazione, vale quanto dichiarato dal Segretario di Stato Marco Rubio, nella Conferenza stampa “post cattura di Maduro”, che se Trump afferma una cosa poi la fa.
Indubbiamente, nel recente passato e in varie situazioni, la perentorietà di tale affermazione ha già registrato alcune défaillance che, tuttavia, non devono indurre la Comunità Internazionale a sottovalutare la convinzione del Tycoon che la storica “Dottrina Monroe” sia il migliore riferimento per conseguire l'“America First”.
In tale contesto, il rispetto del Diritto Internazionale pare ormai assumere il valore di un opzional, perché la Casa Bianca sembra la fotocopia del “modus operandi” israeliano, creando scenari di convenienza, misconoscendo le limitazioni dettate dalle sovranità statuali e dai confini territoriali, usando la forza con la massima disinvoltura e completa noncuranza verso il coinvolgimento dei civili e disinteressandosi delle reazioni del resto del mondo.
Non c'é dubbio che la storia moderna è già costellata da situazioni di forzatura della realtà e di azioni non ortodosse da parte dei principali attori internazionali, che si chiamassero Unione Sovietica o Stati Uniti d'America. In questo senso, si possono ricordare le invasioni “purificatrici” dei carri armati russi nelle Nazioni comuniste satelliti o la guerra del Vietnam scatenata per un improbabile “incidente del Tonchino”, per arrivare all'inesistente antrace nelle mani di Saddam che portò all'invasione dell'Iraq e, in ultimo, l'aggressione russa all'Ucraina.
Tuttavia, la cattura del Premier Maduro, soprattutto per le modalità con cui si é realizzata, potrebbe costituire uno dei colpi più duri per l'ordinamento internazionale, forse più letale della stessa aggressione russa all'Ucraina, perché sembra assumere le sembianze di una legalizzazione dell'uso unilaterale e sproporzionato della forza, con la sola legittimazione di essere più forte o, addirittura, il più forte. Ormai, quasi ogni dichiarazione di Trump trasuda percezioni di questo genere, anche perchè non ha manifestato alcun ritegno nel minacciare personalmente la Vice Presidente venezuelana Rodriguez, che si ritrova con un'intera flotta pronta a bombardarla o nell'annunciare atti di forza anche contro Nazioni sovrane come Messico, Cuba e Colombia o nel pretendere il possesso della Groenlandia.
Che Maduro fosse un dittatore sanguinario era noto anche alla Corte Penale Internazionale, che ha avviato un'indagine a suo carico per torture, esecuzioni sommarie e continue violazioni dei Diritti Umani ma, evidentemente, procedure e tempi di un Organismo legittimato dal riconoscimento di 125 Nazioni (su 191 dell'ONU) non sono stati ritenuti efficaci da Washington che, peraltro non ha mai riconosciuto la Corte, probabilmente per “lasciarsi le mani libere”.
L'intervento unilaterale americano su Caracas è stato condotto su una base pseudo-giuridica del cosiddetto “lawfare”, con cui si intende l'uso strategico e strumentale del sistema legale e delle istituzioni per danneggiare, delegittimare o neutralizzare un avversario di qualsiasi natura, politica, economica o sociale e magari anche etnica e religiosa. Ovviamente, non si tratta di vera giustizia, ma piuttosto di una forma di “bellicismo giudiziario”, che si può avvalere di qualsiasi mezzo (compresa la forza) per rimuovere il problema o annientare l'avversario. In definitiva, il lawfare è la guerra fatta attraverso la legge.
In tale contesto, la cattura (o sequestro?!) di Maduro viene dunque considerata una sorta di provvedimento legittimo di difesa nell'ambito della guerra ibrida, un “calderone” in continua espansione in cui, ormai, una buona parte di Governi, alti Rappresentanti internazionali, analisti e membri dei Media, prevalentemente occidentali, stanno infilando ogni cosa che possa essere strumentale alla legittimazione di qualsiasi atto conveniente. Compresa la rimozione forzata e unilaterale di un Capo di Stato, non riconosciuto da tutti, ma neanche da nessuno, che era comunque in carica dal 2013, periodo in cui si sono avvicendati 4 Presidenti americani, che lo hanno lasciato in pace sino a quando non ha deciso di chiedere l'ingresso nei BRICS.
Tornando alla tesi della legittimità dell'attacco al Venezuela, come atto di difesa da una minaccia ibrida, sostenuta anche dal Governo italiano, sembra vacillare in termini giuridici perché, pur ammettendo con difficoltà che Maduro abbia utilizzato il suo narcotraffico, che peraltro costituisce solo il 5% dello spaccio totale negli States, esplicitamente per destabilizzare gli Stati Uniti, la loro reazione unilaterale non si concilia affatto con i criteri di necessità, gradualità e proporzionalità previste dal concetto di “self defence” sancito dall'ONU e riconosciuto anche da Washington.
La Carta delle Nazioni Unite stabilisce il divieto generale dell'uso della forza nelle relazioni internazionali, imponendo agli Stati di astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi altro Stato, a meno che non rientri nelle finalità delle NU (mantenimento della pace e sicurezza internazionale) e/o sia autorizzata dalle stesse.
Invece, in netto contrasto con tutto questo, con la cattura di Maduro, sembra che Trump si sia eretto a gendarme e giudice del mondo, decretando sentenze di colpevolezza, utilizzando atti di guerra per funzioni di polizia e violentando coscientemente la cooperazione internazionale. Il Tycoon sembra godere nel manifestare questo strapotere americano, che ha voluto sottolineare anche attraverso la sua decisione di graziare l'ex Presidente dell'Honduras Juan Orlando Hernandez, condannato con le stesse accuse per cui è stato appena catturato Maduro.
In tutto questo, la notizia probabilmente peggiore è quella che sembra che il Presidente americano sia fermamente intenzionato ad assumere tale approccio come proprio sistema gestionale delle vicende internazionali, nella consapevolezza, rozzamente manifestata, che al momento nessuno sia in grado di fermarlo o anche solo di opporsi, a meno di arrivare a scatenare un confronto militare talmente vasto, da far venire i brividi al solo pensiero di nominarlo come guerra mondiale.
Una situazione talmente penosa e grave da far ritenere come positiva la fondata considerazione che, tuttavia, Trump non vuole assolutamente un confronto militare mondiale, per cui potrebbe ancora tirare la corda, ma senza correre il rischio di arrivare al punto di rottura con gli altri grandi protagonisti globali, che lui identifica esclusivamente nella Russia, per il suo potenziale nucleare (unico al pari di quello USA) e nella Cina, per il suo attuale potenziale economico ed anagrafico e, in proiezione, anche per quello militare, anche se solo convenzionale, perchè quello nucleare è ancora lontano dall'essere preoccupante.
E allora il disegno che potrebbe realisticamente delinearsi sarebbe quello in cui i nuovi equilibri mondiali, derivanti dalla suddivisione d'influenza sul globo, siano già stati in parte delineati ad Anchorage, ad agosto scorso, nell'incontro tra Trump e Putin, in attesa di completare definitivamente il puzzle, nel prossimo meeting di aprile a Pechino, con Xi Jinping.
E l'Europa? Purtroppo, ma forse meritatamente, non gode della stima di Trump e, probabilmente, neanche di quella di Putin, che sembra considerarla una isterica ed immatura entità pseudo politica e neanche di quella di Xi Jinping, che sembra considerarla un buon mercato, ma afflitto da instabili ed inaffidabili normative e policy.
Per poter giocare un ruolo reale e sostanziale, che superi decisamente l'attuale umiliante sterilità dei proclami, delle invettive e delle indignazioni, la UE dovrebbe finalmente decidere cosa fare da grande e, di conseguenza, crescere e anche il più rapidamente possibile. Ma per fare questo, come in ogni buona famiglia, servirebbero dei buoni, preparati ed onesti genitori politici. Una merce rara di cui, attualmente, il mercato europeo non dispone, perché i Padri fondatori dell'Europa unita sono ormai solo un ricordo e con le malinconie non si va più da nessuna parte.
Generale Marcello BELLACICCO
Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” - Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan
Disponibile su Amazon https://amzn.eu/d/hBkxyYn
Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind”
Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1





