Si è svolta lo scorso 19 dicembre, nel teatro del carcere di Rebibbia, la cerimonia di consegna dei diplomi alle detenute e ai detenuti che hanno concluso con successo i percorsi di formazione professionale attivati all’interno dell’istituto penitenziario di Roma.
I corsi hanno riguardato il conseguimento della qualifica di manutentore del verde e un percorso specifico sulla gestione della macchina compostiera, curato da personale qualificato. Un’offerta formativa pensata per fornire competenze concrete e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale e professionale delle persone detenute.
Tra i formatori del corso di manutenzione del verde selezionati dalla società Capitale Lavoro anche Davide Aicardi, docente dell’Istituto Agrario Giancardi-Galilei-Aicardi di Albenga, consigliere provinciale degli agrotecnici e responsabile agrotecnico del Comune di Pietra Ligure.
"Nel carcere di Rebibbia la consegna dei diplomi non ha rappresentato solo la conclusione di un corso, ma il riconoscimento di un percorso umano - ha dichiarato proprio Aicardi ai microfoni di Savonanews - La formazione e il lavoro, quando sono autentici, non servono a riempire il tempo: restituiscono dignità, responsabilità e futuro. Come docente ho incontrato un gruppo speciale di allievi, in un contesto difficile, dove nulla è scontato. In aula — perché di aula si tratta — ho insegnato, ma ho anche imparato. Il lavoro svolto insieme mi ha restituito uno sguardo diverso sulle persone e sul senso profondo dell’educare. Qualcosa, in me, è cambiato".
"In carcere il tempo pesa - ha aggiunto - Ma quando quel tempo viene abitato dal rispetto e dalla fiducia, diventa spazio di possibilità. Anche poche ore di formazione possono aprire uno spiraglio: non cancellano la pena, ma la rendono attraversabile. La lettera dei miei studenti, consegnata al termine del percorso, è un regalo che non si archivia. È la conferma che questi progetti non sono retorica, ma strumenti concreti di speranza per chi sta scontando una pena e per la comunità che un giorno li incontrerà fuori. Perché quando una persona inizia a credere in sé, non cambia solo la sua storia: cambia anche un pezzo della nostra comunità".





