Attualità - 14 gennaio 2026, 08:42

Dopo 40 anni in corsia, il dottor Giovanni Riccio va in pensione: "La sanità pubblica è stata la mia scelta, non continuerò l’attività privata"

Il 31 gennaio è l’ultimo giorno di lavoro per il direttore del Mios e delle Malattie Infettive tra Santa Corona, Santa Maria di Misericordia e, da un anno, San Paolo

Dopo 40 anni in corsia, il dottor Giovanni Riccio va in pensione: "La sanità pubblica è stata la mia scelta, non continuerò l’attività privata"

È tempo di andare in pensione per il dottor Giovanni Riccio. Il 31 gennaio, il direttore del Mios e delle Malattie Infettive tra Santa Corona, Santa Maria di Misericordia e, da un anno, San Paolo chiuderà per l’ultima volta la porta del suo reparto: sarà il suo ultimo giorno di lavoro dopo quarant’anni di corsie, notti in bianco, epidemie affrontate e battaglie vinte nel nome della sanità pubblica. Poi il camice bianco verrà appeso per sempre.

“È arrivato il momento di dedicarmi ad altro. Vado via sereno - racconta Riccio -. L’attività dei reparti continuerà egregiamente: li lascio nelle mani di medici giovani, preparatissimi, davvero bravissimi. I pazienti potranno affidarsi a loro con assoluta fiducia”.

Arrivato nel savonese nel 1990, Riccio ha attraversato diverse “stagioni” della storia: l’epidemia di Aids, la nascita del Centro Mios – oggi un’eccellenza nazionale per le infezioni osteo-articolari – fino al trauma collettivo della pandemia da Covid. “La creazione del Mios resta la mia più grande soddisfazione professionale – dice -. È un modello unico, che ha saputo attrarre pazienti da tutta Italia”.

Non manca, però, l’amarezza per una medicina cambiata: “Si è burocratizzata troppo. Ci perdiamo tra moduli e carte, rischiando di allontanarci dal paziente”. A guidarlo, negli anni, l’esempio del professor Giorgio Marenco e della moglie e collega Valentina Bartolacci: “Mi hanno insegnato che il paziente deve restare sempre al centro, prima di tutto».

Riccio rivendica una scelta netta: “Per quarant’anni ho fatto politica ogni giorno, senza mai schierarmi con partiti, scegliendo la sanità pubblica. È una conquista enorme del nostro Paese, oggi bistrattata”. E aggiunge: “Non sono il migliore, sono uno come tanti, ma vado orgoglioso della stima dei pazienti. Qualcuno mi ha detto: ‘Nel suo reparto è meglio che in una clinica privata’. Grandissima soddisfazione per me”.

E ai giovani medici, quelli che dal 1 febbraio prenderanno il timone di un’eredità importante, lascia un messaggio forte: “Rivendicate la voglia di dare, non risparmiatevi. Curate i pazienti con amore e dedizione, studiate e siate generosi. Io sono orgoglioso del mio tempo speso per i pazienti”.

Nel 2021 il Premio Fionda di Legno ha riconosciuto una carriera fatta di competenza e umanità. Ora l’avventura finisce per coerenza: “Non proseguirò sotto altre forme. Credo con forza nel servizio sanitario pubblico e nei diritti dei pazienti”.

Maria Gramaglia

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