Eventi - 14 gennaio 2026, 13:03

“La Storia dietro le Immagini”: la mostra fotografica sul campo di Mauthausen arriva a Savona

L'esposizione promossa da Aned col Museo-Memoriale del campo, al Palazzo del Commissario del Priamar

“La Storia dietro le Immagini”: la mostra fotografica sul campo di Mauthausen arriva a Savona

Dal 19 al 31 gennaio, presso il Palazzo del Commissario della Fortezza del Priamar, sarà possibile visitare la mostra “La Storia dietro le Immagini – Foto del campo di Mauthausen”. L’esposizione, che inaugurerà alle ore 10, è promossa da ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi Nazisti), sarà occasione per ricordare la liberazione dei campi di concentramento.

Il campo di Mauthausen, aperto nel 1938 e liberato il 5 maggio 1945, accolse circa 190.000 donne e uomini di oltre 50 nazionalità. Oltre 90.000 vi trovarono la morte dopo inenarrabili tormenti. Tra questi, più di 4.500 erano italiani, per lo più deportati politici: parlare di Mauthausen significa anche parlare di Resistenza e della nascita di un progetto europeo che rinnega il fascismo per costruire un futuro di libertà e giustizia.

L’esposizione, promossa dal Museo-Memoriale di Mauthausen e resa possibile grazie alla collaborazione tra numerosi enti e associazioni di superstiti che hanno messo a disposizione i loro archivi, riunisce un’impressionante documentazione fotografica del campo e dei suoi campi satellite. Le immagini raccolte rappresentano tre punti di vista differenti. Fino alla liberazione del campo, si dispone solo di materiale prodotto dalle SS, mentre dal 5 maggio 1945 in poi lo sguardo è quello dei liberatori americani e degli ex prigionieri.

Le numerose fotografie scattate dalle SS, che avevano approntato un apposito laboratorio all’interno del campo, furono in parte distrutte per non lasciare prove compromettenti, ma numerosi negativi si salvarono grazie all’eroico atto di un gruppo di prigionieri spagnoli che misero a repentaglio la loro vita con il preciso scopo di far conoscere al mondo ciò che accadeva nei lager. Le foto delle SS avevano molteplici finalità: alcune servivano a documentare la gestione del campo e le abituali attività delle guardie, altre avevano una spiccata funzione propagandistica. Nei loro scatti non figura mai la brutale violenza e le fatiche disumane a cui erano sottoposti i detenuti, ma un’efficiente impresa economica fondata sulla disciplina e l’organizzazione. Uno sguardo che “non solo omette, ma svilisce ed è anche bugiardo”, come nel caso delle fotografie che inscenano finti tentativi di suicidio per mascherare fredde esecuzioni.

Completamente opposto è ciò che si osserva nelle foto realizzate dall’esercito americano al momento della liberazione e nelle settimane successive. Nei campi di Mauthausen, Gusen e Ebensee, i fotografi dell’US Signal Corps (il Servizio d'informazione americano) cercarono di esprimere attraverso le immagini lo shock provato in quei giorni. Le fotografie divennero emblematiche delle atrocità naziste e dei crimini commessi nei campi di concentramento, documentando le aberrazioni di quell’ideologia e fornendo un importante contributo ai processi contro i gerarchi nazisti.

Nel documentare, a volte, lo sguardo dei liberatori appare quasi “invasivo”; alcune testimonianze di sopravvissuti esprimono una certa insofferenza per l’onnipresenza dell’obiettivo fotografico. Altri superstiti, al contrario, non si sottraggono, consapevoli che il mondo debba conoscere gli orrori dei campi. Interessante è notare come l’occhio dei fotografi sembri più discreto quando ritrae le donne, inquadrando i primi soccorsi e i primi gesti di un’umanità ritrovata.

Vi è poi il punto di vista degli ex prigionieri. Nei giorni successivi alla liberazione, soprattutto il gruppo di spagnoli che salvarono i negativi trafugati alle SS, e in primis Francisco Boix, utilizzò le macchine fotografiche abbandonate per realizzare numerose foto. I loro scatti mostrano la progressiva riconquista, da parte dei sopravvissuti, delle proprie identità individuali e collettive, dopo essere stati a lungo umiliati, isolati e ridotti a numeri di matricola.

L’accostamento delle tre prospettive fornisce un quadro ricco di spunti per capire la complessità dell’universo concentrazionario, ma anche il difficile ritorno dei sopravvissuti alla vita civile, dimostrando altresì la necessità di un approccio critico al racconto fotografico di un evento storico.

Il campo di sterminio di Mauthausen è stato anche il luogo in cui gli operai savonesi delle grandi industrie furono deportati dai nazifascisti il 1° marzo 1944, a seguito dello sciopero: da Savona città furono deportati 450 lavoratori, mentre dalla provincia oltre 2.000, più del 95% dei quali non fece più ritorno dal lager.

La mostra resterà aperta dal 19 al 31 gennaio 2026, offrendo ai visitatori l’occasione di confrontarsi con la memoria storica e le immagini che raccontano uno degli eventi più drammatici del XX secolo.

Redazione

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