Un progetto di prevenzione sanitaria senza precedenti nel panorama locale e con caratteristiche che lo rendono raro, se non unico, anche a livello nazionale.
È il “Progetto Salute del Donatore” promosso da Avis Finale Ligure, un’iniziativa che mette al centro la tutela della salute dei donatori e dei volontari, riconosciuti come la base imprescindibile su cui si fonda l’intero sistema delle donazioni di sangue e plasma, attraverso l’attivazione di screening preventivi utili a monitorare lo stato di salute e, qualora emergessero criticità, intervenire tempestivamente per affrontarle.
Gli accertamenti, proposti su base esclusivamente volontaria e completamente gratuiti per i soci, saranno effettuati da specialisti di primo livello con apparecchiature moderne e di ultima generazione dal 21 febbraio all’1 marzo su convocazione. Si tratta, nel dettaglio, di un’ecocardiografia tridimensionale, di un esame Doppler delle carotidi e di un Doppler dell’aorta addominale oltre che di un elettrocardiogramma statico: tutti esami non invasivi, pensati esclusivamente come screening e quindi riconducibili a una medicina di tipo preventivo.
«Non si tratta di un’iniziativa generica – chiarisce a nome del Direttivo il presidente Franco Ripamonti – ma di un progetto mirato e strutturato, uno screening completo, organizzato, gratuito e basato su professionisti e strumentazioni di alto livello. Lo abbiamo chiamato Progetto Salute del Donatore proprio perché il nostro obiettivo è uno solo: preservare la salute di chi, con la propria disponibilità, rende possibile ogni giorno la raccolta di sangue e plasma».
Il progetto è rivolto all’intera comunità associativa di Avis Finale Ligure, che conta tra donatori e volontari oltre 700 soci, e sarà esteso agli appartenenti della sezione di Calice Ligure, che da sempre presidia il territorio del Comune dell’entroterra ma si appoggia a Finale per la parte operativa: «Quando diciamo soci – precisa Ripamonti – parliamo sia di chi dona sia di chi lavora ogni giorno, in modo continuativo e gratuito, per far funzionare l’associazione. Tutti loro rappresentano il vero capitale umano dell’Avis, ed è su questo capitale che abbiamo il dovere di investire».
Tutto con un’impostazione che rappresenta un unicum: «A oggi non risultano, almeno nel nostro territorio e in molti contesti nazionali, iniziative di questo livello interamente dedicate alla prevenzione sanitaria dei donatori».
Un investimento che affonda le radici nella storia stessa della sezione finalese e nella figura del dottor Mario Cocco, storico presidente a cui è intitolata l’Avis locale: «Il dottor Cocco ha tracciato la rotta – ricordano dal Direttivo – non solo dal punto di vista organizzativo, ma soprattutto culturale. Ha fatto capire a generazioni di donatori e volontari che prendersi cura delle persone significa garantire continuità e solidità al sistema delle donazioni».
Un concetto ribadito con forza in un momento storico dove, anche i fatti di cronaca come la tragedia di Crans-Montana, ricordano come sia fondamentale preservare e salvaguardare questo sistema: «Il sangue non si fabbrica in laboratorio. Senza donatori in buona salute, semplicemente il sistema si ferma. Non arrivano sacche negli ospedali e chi ne ha bisogno per salvarsi la vita non trova ciò che serve. È una realtà semplice, ma spesso dimenticata. Per quanto riguarda il sangue, la Liguria è generalmente autosufficiente; se parliamo invece del plasma no. Eppure da esso derivano i farmaci salvavita, senza plasma quei farmaci non esisterebbero e bisognerebbe acquistarli all’estero. Pensiamo a quei poveri ragazzi vittime del disastro in Svizzera: se si salveranno sarà solo merito del plasma».
Da qui l’importanza di iniziative come il Progetto Salute del Donatore, che guardano al futuro del sistema. «Prendersi cura dei donatori – concludono dall’Avis finalese – significa garantire la sopravvivenza stessa della donazione. È una scelta di responsabilità, verso i nostri soci e verso l’intera comunità».









