Non sia la Val Bormida, ancora una volta, a pagare scelte errate maturate nel resto della regione.
Mentre il dibattito politico si è riacceso sulla futura destinazione dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti, col botta e risposta tra Pd e Bucci, annuncia così una “resistenza totale” all’ipotesi che il territorio dell’entroterra savonese possa ospitare il futuro inceneritore regionale il Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida, parlando apertamente di una scelta ingiusta e politicamente costruita.
«Leggiamo con sdegno le indiscrezioni che vorrebbero la Val Bormida come vittima sacrificale per l’inceneritore regionale», affermano dal Coordinamento, contestando quella che definiscono «la narrazione del “dado è tratto”» giudicandola «una menzogna politica». Secondo il Coordinamento, infatti, «la partita è, in realtà, apertissima e il castello di carte della Regione sta crollando sotto il peso delle proprie contraddizioni».
Al centro della critica c’è la gestione dei rifiuti in Liguria, che avrebbe un responsabile ben preciso. «Il problema dei rifiuti in Liguria ha un baricentro preciso: il Comune di Genova - sostengono dal Coordinamento - È inaccettabile ipotizzare un inceneritore in un territorio dove i Comuni sono esempi virtuosi della raccolta differenziata con medie che sfiorano l'80%, mentre il capoluogo stenta a superare il 50%. Non permetteremo che l’inefficienza del capoluogo diventi l’emergenza della nostra Valle».
Il Coordinamento contesta anche l’accelerazione impressa dalla Regione al progetto, ritenuta priva di una reale analisi economica e gestionale. «Accelerare senza una reale valutazione costi-benefici, ignorando i margini di miglioramento della differenziata a Genova, è un suicidio gestionale - affermano - Rischiamo di legarci per trent'anni a un impianto costoso e sovradimensionato, che scoraggerà il riciclo e peserà sulle bollette di tutti i liguri».
Ma la questione, sottolineano, non è solo tecnica o economica. «La questione è soprattutto morale», spiegano, richiamando il “debito sanitario” già pagato da un territorio che «ha già pagato un tributo altissimo in termini di salute e ambiente, con un inquinamento pregresso e attuale», dove «decenni di attività industriale pesante hanno lasciato un’eredità di siti da bonificare e suoli compromessi». Una situazione che, secondo il Coordinamento, non appartiene solo al passato, dal momento che «ancora oggi la Val Bormida ospita attività ad alto impatto ambientale».
A questo si aggiungono i dati sanitari. «Gli studi epidemiologici documentano picchi di patologie tumorali e respiratorie superiori alla media», ricordano, evidenziando anche le criticità legate alla conformazione del territorio: «Inserire un nuovo camino in una zona soggetta a ristagno atmosferico è una scelta tecnicamente scellerata e umanamente cinica».
Il Coordinamento richiama infine la posizione degli amministratori locali, sottolineando come «i sindaci liguri e piemontesi della Valle Bormida abbiano espresso chiaramente la contrarietà alla localizzazione sul proprio territorio dell’inceneritore».
La richiesta è chiara, e l’avvertimento finale non lascia spazio a interpretazioni: «La Liguria chiuda il ciclo dei rifiuti dove vengono prodotti. Non accetteremo che la salute dei nostri figli venga barattata per coprire i fallimenti della politica regionale e le inefficienze di Genova».





