Gestiva con un regolare contratto di affitto l'impianto elettrico rurale al Pero a Varazze ma visto che era ebreo non aveva potuto proseguire la sua attività ed era stata ipotizzata una sua deportazione in un campo di concentramento.
Questa è la drammatica storia che ha visto coinvolto il varazzino Mario Ottolenghi raccontata proprio in occasione del Giorno della Memoria dall'Archivio di Stato di Savona grazie ai documenti ufficiali. Dal verbale dei carabinieri di Varazze, passando per la lettera della Compagnia Imprese Elettriche Liguri proprietari dell'impianto, le comunicazioni del "Capo" della Provincia di Savona, del Prefetto Filippo Mirabelli e il Maggiore d'Artiglieria, il Comandante Vittorio Cingolani.
"In occasione di questa importante ricorrenza vi raccontiamo una tra le tante (troppe) storie di persone di origine ebraica che videro la propria vita stravolta dai provvedimenti emessi a seguito delle leggi razziali" spiegano nel loro racconto.
L'impianto elettrico nella frazione di Varazze forniva energia elettrica alle altre frazioni vicine ed era gestito da Ottolenghi che il 17 dicembre 1943 veniva arrestato in quanto persona di "razza ebraica". Fu tradotto nel carcere varazzino a disposizione della Questura di Savona. Fortunatamente però non venne internato in un campo di sterminio nazista.
"In qualche modo scampa a questo terribile destino, ma non può proseguire la sua attività, che viene posta sotto sequestro nel giugno 1944, insieme ai pochi beni che si trovano nell'alloggio annesso all'impianto (un letto di legno e uno di ferro, un cassettone, 2 tavoli e 2 sedie in legno, un comodino, una toeletta, una credenza, una poltroncina, qualche capo di biancheria, vestiario, libri e carte inerenti all'azienda, sei posate di metallo e alcuni attrezzi da cucina. ndr) - continuano dall'Archivio di Stato - La gestione dell'impianto, certamente non semplice e di una non irrilevante importanza, passa di mano in mano, si deve cambiare più volte sequestratario. Così il tempo passa e finalmente gli incubi della guerra e della persecuzione hanno fine: Mario Ottolenghi viene pienamente reintegrato nei suoi diritti civili e politici e soprattutto gli viene restituita la sua attività (il 2 luglio del 1945.ndr). Piccolo problema: il sito è stato riempito di filo spinato e mine dai nazifascisti".
Ottolenghi così chiede aiuto alle autorità sia per rimettere in sicurezza il sito, sia per tutelarlo da eventuali allacciamenti abusivi.
"Nell'ultimo documento del fascicolo si danno disposizioni affinché possa ricevere l'aiuto delle squadre di bonifica. Come dicevamo, questa è solo una delle decine e decine di storie che possiamo ritrovare in Archivio. Molte sono finite tragicamente. Ma ogni tanto abbiamo bisogno anche di storie con un lieto fine e questa finisce bene sì grazie alla sorte, ma anche grazie alla tenacia e alla resilienza di Mario Ottolenghi di Varazze" concludono.





