Un post molto netto e affilato, anche per il carattere di Angelo Branduardi, maestro della musica d'autore italiana, ma anche di stile, che questa volta però non le manda a dire. A Facebook ha consegnato una dichiarazione senza mezzi: "Da un po' a Genova si sono messi in mente di fare il pesto senza l'aglio. Ma diventa una spremuta di basilico. Fa schifo".
Le parole del musicista, genovese d'adozione, accompagnate da due emoji che ridono amaramente, hanno raccolto centinaia di commenti, plebiscitari in linea con la sua affermazione "sdegnata". Una presa di posizione netta che riporta al centro del dibattito cittadino una questione tutt'altro che marginale: cosa rende autentico il pesto genovese?
Le parole di Branduardi assumono un peso particolare considerando il suo rapporto viscerale con Genova. Nato a Cuggiono nel 1950, il cantautore si trasferì nel capoluogo ligure quando aveva appena tre mesi. "Genoa the Proud", come ama definirla, è stata la città che lo ha cresciuto: qui ha vissuto in via della Maddalena, nel cuore dei vicoli del centro storico, fino all'adolescenza, diplomandosi al Conservatorio Niccolò Paganini a soli 16 anni e diventando uno dei più giovani diplomati della storia musicale italiana.
A Genova, Branduardi ha conosciuto l'ambiente musicale della scuola dei cantautori, che ha rappresentato un importante stimolo per la sua attività artistica. Quando gli è stato chiesto quale canzone dedicherebbe alla città, ha scherzosamente risposto "Confessioni di un malandrino", spiegando di essere cresciuto tra i malandrini e i vicoli. Un legame che rende significativa la sua difesa della tradizione culinaria locale.
La versione del pesto senza aglio non è una novità, si sa. Anche alcune aziende liguri, non solo nazionali, offrono da tempo questa variante, presentandola come una soluzione "per i palati più fini e delicati" o per chi trova il sapore dell'aglio troppo intenso o di difficile digestione. E per la verità gli scaffali risultano più vuoti in negozi e supermercati, segno che questa alternativa viene premiata dai consumatori.
Tuttavia, secondo i tradizionalisti – e ora anche secondo Branduardi – è una variante che rappresenta uno stravolgimento inaccettabile. La ricetta autentica del pesto genovese, infatti, prevede sette ingredienti fondamentali: basilico genovese DOP, aglio, Grana Padano o Parmigiano Reggiano DOP, pecorino, pinoli, olio extravergine d'oliva e sale. Non uno di più, non uno di meno.
Come sottolineano gli esperti del settore, l'aglio non è un ingrediente accessorio, ma un elemento che contribuisce in modo determinante all'equilibrio del sapore. La sua assenza, sostengono i puristi, trasforma il pesto in "una spremuta di basilico", proprio come ha denunciato Branduardi. Il pesto, del resto, nasce come una agliata.
Vale la pena ricordare che il pesto genovese è riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Liguria, anche se con la denominazione "pesto (alla genovese)". Esiste anche un Consorzio del Pesto Genovese, nato dall'iniziativa di ristoratori e artigiani per salvaguardare e promuovere la ricetta autentica, che nel suo disciplinare ribadisce l'importanza dei sette ingredienti classici.
Sotto il post di Branduardi, i commenti si sono moltiplicati. La maggior parte dei genovesi e dei liguri non può che schierarsi con il cantautore, concordando sul fatto che il pesto senza aglio sia una contraddizione in termini.





