Anche il Coordinamento No Inceneritore ha partecipato ieri all’audizione in Commissione Ambiente e Territorio, durante la quale è stato esaminato il progetto dell’impianto di chiusura dei rifiuti in Val Bormida.
“La nostra non è solo una protesta, ma una motivata e totale opposizione tecnica, etica, sociale e sanitaria alla costruzione di un inceneritore”, si legge nel documento presentato dal Coordinamento. “Questa contrarietà non è un pregiudizio ideologico, ma si fonda su sette pilastri di oggettiva criticità che la Commissione non può ignorare”.
Tra i principali punti sollevati, il Coordinamento denuncia il debito storico e la saturazione ambientale della valle: “La Val Bormida ha già dato. Per decenni siamo stati il cuore industriale del Ponente, pagando un prezzo altissimo in termini di salute e bonifiche tutt’altro che concluse. Oggi chiedere a questo territorio di farsi carico dell’incenerimento dei rifiuti regionali significa ignorare la storia e la sofferenza di una valle che sta cercando una nuova vocazione basata sulla qualità ambientale”.
Critiche tecniche riguardano anche la morfologia del territorio, definita una “trappola”: “La valle agisce come un ‘catino’: i fumi e le micro-polveri emesse non si disperderanno, ma rimarranno intrappolati a bassa quota, ricadendo direttamente sui centri abitati e sulle colture. Questo ‘effetto fallout’ trasforma un impianto industriale in un rischio sanitario permanente e localizzato”.
Il Coordinamento sottolinea anche le criticità logistiche e l’impatto ambientale del trasporto dei rifiuti: “La maggior parte dei rifiuti proverrebbe dall’area metropolitana di Genova, dove la raccolta differenziata raggiunge appena il 50%, mentre la Valle Bormida viaggia intorno all’80%. Un flusso costante di mezzi pesanti che valicano l’Appennino congestionerebbe infrastrutture già fragili e aumenterebbe massicciamente le emissioni di CO2 e NO2. L’utilizzo della ferrovia per il trasporto dei rifiuti è pura utopia: la realtà sarà il passaggio di centinaia di camion sui nostri valichi”.
Il documento evidenzia anche il conflitto con la vocazione turistica e le Aree Protette, la contrarietà dei sindaci locali e la mancanza di coordinamento con il Comune di Genova e AMIU, principale ente gestore dei rifiuti: “Procedere ‘al buio’ significa costruire un’opera già obsoleta e in contrasto con le esigenze di chi deve gestire i rifiuti”.
Non mancano le osservazioni sulla procedura autorizzativa, definita precaria: “La delibera di giunta di dicembre, modificando i termini di partecipazione alla manifestazione di interesse, conferma la fragilità tecnica di tutto l’iter autorizzativo”.
La conclusione del Coordinamento è chiara e decisa: “La Valle Bormida ha già dato il suo contributo industriale nel secolo scorso; oggi chiede rispetto per la propria vocazione ambientale e per la salute dei suoi abitanti. Non permetteremo che la nostra valle diventi la scorciatoia per risolvere inefficienze altrui attraverso un progetto precario e rischioso. Il vero risanamento non passa con nuovi camini, ma attraverso interventi seri e mirati su tutti i siti contaminati”.
Il Coordinamento ribadisce la sua totale e irremovibile opposizione all’impianto, invitando la Commissione a sospendere immediatamente la procedura e a ripensare il progetto alla luce delle criticità evidenziate.





