"Se prima eravamo preoccupati, oggi lo siamo ancora di più. Dalla commissione dedicata all’impianto di chiusura dei rifiuti previsto in Val Bormida non sono arrivate le risposte che il territorio attendeva, mentre sono emersi elementi estremamente gravi sul metodo seguito finora. È stato infatti confermato che soggetti istituzionali e organismi rappresentativi dei territori non sono mai stati coinvolti nel percorso di definizione del progetto, sollevando interrogativi pesantissimi sul reale funzionamento del processo decisionale e sul ruolo delle strutture competenti. Particolarmente deludente è stato l’intervento di Rina, apparso vago e privo di risposte puntuali: i rappresentanti si sono limitati ad affermare che i criteri sulla base dei quali sono state individuate le aree sarebbero stati indicati dalla Regione, senza fornire alcun elemento concreto di approfondimento, né assumersi responsabilità tecniche. Altrettanto grave è stata l’assenza di risposte da parte del presidente della Provincia di Savona, Olivieri, che non ha chiarito la evidente contraddizione politica tra la posizione assunta in passato, quando da sindaco ha sottoscritto insieme ad altri diciotto sindaci un documento di netta contrarietà al termovalorizzatore, e le scelte oggi sostenute, di fatto smentendo quel percorso e il mandato ricevuto allora dai territori”, dichiarano i consiglieri regionali del Partito Democratico Roberto Arboscello, Simone D’Angelo e Katia Piccardo, componenti della commissione Ambiente che oggi ha esaminato il progetto dell’impianto di chiusura dei rifiuti in Val Bormida.
“Ancora più allarmante - proseguono - è stato constatare come i soggetti tecnici chiamati a supportare il procedimento non siano stati in grado di ricostruire con precisione le motivazioni che hanno portato a definire il dimensionamento dell’impianto, né di chiarire se tali scelte siano effettivamente legate alla collocazione individuata o a valutazioni complessive di sostenibilità. Di fronte a dichiarazioni di questo tipo non si può che rimanere sconcertati. Parliamo di un’opera che potrebbe avere un impatto rilevante su un territorio già fragile come la Val Bormida, che da tempo manifesta fortissime preoccupazioni attraverso cittadini e amministratori locali. È inaccettabile che, per un impianto di questa portata, non vi siano certezze né sulla genesi delle scelte progettuali né sulle motivazioni tecniche che hanno portato a definire localizzazione e dimensionamento. La commissione di oggi ha di fatto confermato ciò che il territorio sostiene da tempo: la Val Bormida non è il luogo adatto per ospitare un termovalorizzatore e questa non può essere la soluzione ai problemi della gestione dei rifiuti regionali”.
“Chiediamo con forza che venga fatta piena chiarezza sull’intero iter che ha condotto a questo progetto e che siano finalmente messi a disposizione dati, valutazioni e documenti completi: il territorio merita trasparenza, serietà e risposte vere. Dopo questa commissione, purtroppo, restano solo nuovi e più gravi motivi di preoccupazione. A questo si aggiunge una richiesta precisa e ancora inevasa: sapere se, nell’individuazione della Val Bormida come area ritenuta idonea, si sia tenuto conto del contesto ambientale e sanitario già segnato da forti criticità e se siano state realmente valutate le condizioni logistiche, a partire dai costi di trasporto, dai problemi di mobilità e dalla carenza infrastrutturale di un territorio che, peraltro, non è baricentrico rispetto alla Regione, come invece sarebbe preferibile secondo gli stessi criteri richiamati da Rina. Infine serve un chiarimento politico che non può più essere eluso: se vi è stato un ripensamento da parte di alcuni dei diciannove sindaci che avevano espresso una posizione di netta contrarietà al termovalorizzatore, presidente della Provincia di Savona compreso, è necessario che questo venga detto con chiarezza e alla luce del sole", concludono i consiglieri Pd.





