Eventi - 08 febbraio 2026, 08:15

Dalle streghe di ieri alla violenza di oggi: Incontro ad Albenga con Antonella Forte per capire le radici storiche della violenza contro le donne

Lunedì 9 febbraio con doppio evento: al mattino al Liceo Giordano Bruno per gli studenti; al pomeriggio alle 17 all’Auditorium San Carlo, aperto al pubblico

C’è una parola antica che continua a parlarci del presente: strega. Non come figura leggendaria, ma come simbolo di una violenza che attraversa i secoli. Da qui prende le mosse l’iniziativa “Strega sempre: la violenza contro le donne nel tempo”, organizzata dal Centro Antiviolenza Artemisia Gentileschi per lunedì 9 febbraio 2026, una giornata pensata per intrecciare memoria storica, riflessione sociale e attualità.

Il cuore dell’evento, realizzato grazie a un finanziamento ministeriale, è l’incontro con Antonella Forte, autrice de “La strega di Triora” e “Le sorelle della notte”, due libri che raccontano la persecuzione delle donne accusate di stregoneria. Un tema che viene affrontato non come pagina lontana della storia, ma come chiave di lettura per comprendere molte forme di violenza di genere ancora oggi presenti.

La giornata si articola in due momenti. Al mattino, l’autrice incontrerà studenti e insegnanti al Liceo G. Bruno di Albenga, portando il tema dentro le aule scolastiche. Nel pomeriggio, alle 17, l’appuntamento si sposterà all’Auditorium San Carlo, con un incontro aperto al pubblico. A guidare il dialogo sarà la dottoressa Tiziana Minacapilli, mentre Donata Marchesini darà voce ai testi attraverso la lettura di alcuni brani. Entrambe fanno parte dell’associazione Cosavuoichetilegga.

Ma perché tornare a parlare di streghe oggi? Tra il XV e il XVIII secolo la caccia alle streghe insanguinò Europa e Nord America, con una stima di 40.000-60.000 donne giustiziate, come attestano anche le carte processuali. Secondo molti storici, si trattò di una forma estrema di violenza di genere: un modo per punire, controllare e reprimere donne considerate non conformi ai ruoli sociali imposti, spesso associate al demonio.

A essere colpite erano soprattutto anziane, nubili, vedove, emarginate, ma anche levatrici e guaritrici, donne che conoscevano il corpo umano e i rimedi naturali. Proprio questa competenza le rendeva sospette. La persecuzione si intensificava nei momenti di crisi – guerre, pestilenze, Riforma e Controriforma – diventando uno strumento di controllo sociale e di rafforzamento dell’ordine patriarcale.

Le donne accusate di stregoneria subivano torture, umiliazioni pubbliche e processi sommari di stampo inquisitorio, senza diritto di difesa. Le confessioni arrivavano dopo violenze indicibili e spesso si concludevano con il rogo o l’impiccagione. Tra le concause del fenomeno, gli studiosi individuano anche l’accumulazione primitiva, ovvero la privatizzazione delle terre comuni, considerata un’anticipazione del capitalismo moderno, insieme alla costruzione di una nuova morale religiosa e sociale. Non a caso, una delle riflessioni più forti emerse dagli studi afferma che “Lo sviluppo del capitalismo iniziò con una guerra alle donne”…

Le conseguenze furono profonde: le donne vennero confinate nel lavoro domestico non retribuito, la loro subordinazione fu legittimata in famiglia e nella società, e si consolidò un ordine patriarcale che, in forme diverse, perdura ancora oggi. La violenza non fu solo fisica: cambiò anche il linguaggio. La parola gossip, oggi associata al pettegolezzo, indicava originariamente l’amicizia e la solidarietà tra donne. Una vera sorellanza, ben raccontata anche in Le sorelle della notte, che non trovava spazio nella nuova organizzazione sociale.

Nel Medioevo molte attività femminili erano collettive: il lavoro domestico, la cura, il parto. Le donne vivevano e lavoravano insieme, condividendo saperi e responsabilità. L’eliminazione di questi gruppi favorì gli uomini, che si appropriarono di attività fino ad allora femminili, cancellando una cultura comunitaria radicata.

Eppure la caccia alle streghe non appartiene solo al passato. Secondo le Nazioni Unite, ancora oggi migliaia di persone vengono accusate di stregoneria, emarginate, torturate o uccise in oltre 50 Paesi, soprattutto in Africa, Sud-Est asiatico, Papua Nuova Guinea, America Latina e India. In Arabia Saudita la stregoneria è punita con la pena di morte; in Ghana esistono i Witch Camps; in India, tra il 1999 e il 2013, si contano 2.300 omicidi legati a queste accuse. Non a caso, nel 2021 l’Onu ha approvato una risoluzione per porre fine alle violenze basate su accuse di stregoneria.

Nel mondo occidentale, la consapevolezza di questa eredità ha dato vita a slogan diventati simbolo di rivendicazione, come “siamo le nipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare”, a ricordare che la caccia alle streghe mirava a sradicare l’autonomia femminile. Per molti, anche oggi, la violenza di genere continua a essere una forma di punizione verso le donne che cercano di affrancarsi da ruoli tradizionali.

Redazione

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