Attualità - 18 febbraio 2026, 13:18

Rigassificatore, "Rete Liguria — Bene Comune": "La mentalità fossile della Giunta Bucci minaccia il futuro della Regione"

"E' incapace di guardare oltre modelli energetici e industriali ormai superati"

Rigassificatore, "Rete Liguria — Bene Comune": "La mentalità fossile della Giunta Bucci minaccia il futuro della Regione"

"'Mentalità è un termine ancora nuovo e già sciupato", scriveva Jacques Le Goff. E mai come oggi questa frase descrive la direzione imboccata dalla Giunta regionale ligure e, più in generale, dall’attuale governo nazionale: una mentalità fossile, incapace di guardare oltre modelli energetici e industriali ormai superati, che rischia di compromettere il futuro della Liguria e dei suoi cittadini".

Cosi commenta Rete Liguria — Bene Comune, che aggiunge: "Due scelte recenti lo dimostrano con chiarezza: il tentativo di spostare i depositi chimici di Genova, per cui il sindaco-commissario Marco Bucci ha deciso di ricorrere al TAR di Roma dopo il no netto del TAR Liguria; il trasferimento a Vado Ligure/Savona della nave rigassificatrice Italis LNG, detenuta da SNAM sotto il controllo di ENI, parte della strategia nazionale di riconversione dell’approvvigionamento energetico per sostituire il gas russo". 

"In questo quadro, le dichiarazioni dell’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, confermano l’obiettivo di raggiungere entro tre anni un portafoglio di 20 milioni di tonnellate di GNL all’anno — circa 28 miliardi di metri cubi, quasi la metà del consumo italiano previsto per il 2025 — trasformando l’Italia in un hub energetico europeo. Una strategia che lega direttamente i progetti liguri alla volatilità del mercato globale del GNL, con prezzi ancora troppo alti per la competitività dell’industria europea, in particolare quella chimica e della raffinazione", aggiunge.

"Proprio la chimica è al centro del progetto Carmagnani/Superba, che prevede 71 nuovi depositi a Sampierdarena per stoccare e movimentare 300-400 mila tonnellate di prodotti liquidi. Un’operazione finanziata con 30 milioni di euro di fondi pubblici del decreto Genova post Morandi, oltre a investimenti privati. Il rischio è evidente: il Mar Ligure potrebbe trasformarsi in un corridoio di navi gasiere e bettoline, con impatti pesantissimi sull’ecosistema marino, sul turismo e sull’economia locale, mentre i benefici economici continuerebbero a concentrarsi nelle mani delle solite grandi aziende". 

"La Rete Liguria — Bene Comune - conclude - ribadisce il proprio impegno nella difesa del territorio e nella promozione di un modello di sviluppo realmente sostenibile. Il cambiamento di cui la Liguria ha bisogno non riguarda i nomi — in Regione vediamo sempre gli stessi — ma la mentalità: una mentalità capace di guardare al futuro, non di restare ancorata a un passato che non esiste più". 

Redazione

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