Il possibile interesse di Italiana Coke al bando regionale per la realizzazione di un termovalorizzatore, con la Val Bormida tra le aree contrarie al suo insediamento ma tra i luoghi ancora papabili in attesa di scoprire quali saranno effettivamente le manifestazioni d'interesse presentate in Regione, riaccende il dibattito sulla salute pubblica e lo sviluppo industriale valligiano.
A intervenire sulla vicenda sono Cgil Savona e Filctem Cgil Savona, che puntano a distinguere nettamente tra il ruolo dell’impresa, da decenni presente sul territorio valligiano, e quello delle istituzioni. «Italiana Coke ha manifestato interesse al bando regionale per la costruzione del termovalorizzatore? È legittimo. È un’impresa e, come tale, ne ha pieno diritto», premettono i sindacati. Il nodo, però, non sarebbe l’iniziativa privata, bensì l’assenza di una direzione politica chiara: «Quello che continua a mancare è una regia seria della politica regionale e locale. Perché la scelta è politica, e la responsabilità è di chi governa e amministra la Regione Liguria e i Comuni».
Il tema si inserisce, secondo il sindacato, in un quadro industriale già fortemente compromesso. «Tutto questo avviene in un momento in cui l’industria è in crisi profonda, mentre il ministro Urso continua a evocare un presunto ‘rinascimento’ dell’industria italiana e a descrivere uno scenario di rilancio internazionale, i dati ufficiali dell’Istat raccontano una realtà molto diversa dove l’industria italiana è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021 e siamo di fronte a tre anni consecutivi di contrazione o stagnazione, che hanno eroso progressivamente la capacità produttiva del Paese. Altro che ciclo temporaneo, è una traiettoria di indebolimento che si consolida nel tempo».
Per il segretario generale della Camera del Lavoro savonese, Andrea Pasa, «nei numeri che emergono dal report si legge la crisi di intere filiere produttive, settori strategici, ad alta intensità occupazionale, che stanno pagando l’assenza di una politica industriale nazionale degna di questo nome. A completare il quadro di un’industria che arretra e della propaganda che avanza sono l’aumento degli ammortizzatori sociali e delle crisi industriali anche nel savonese, perché il Paese e la Regione non hanno una guida».
Da qui l’accusa alle istituzioni di aver smarrito la centralità del lavoro. «Le istituzioni trattano con trascuratezza l’idea che il lavoro debba essere ancora l’asse portante della vita della nostra comunità. Il lavoro viene disprezzato. E l’incuria che prelude all’abbandono ne è la dimostrazione: tutto sacrificato agli interessi di pochi - si legge nella nota - Per questo serve uno scatto anche a livello locale, richiamando alle proprie responsabilità le amministrazioni comunali, provinciali e soprattutto regionali, a partire da chi governa la Regione Liguria».
Il capitolo termovalorizzatore diventa così, nella lettura della Cgil, il simbolo di un’impostazione politica più ampia. «Il tema del termovalorizzatore è la fotografia dell’incapacità amministrativa e politica di chi ha la responsabilità di amministrare la Regione Liguria, lasciando i Comuni e i sindaci, quando non sono compiacenti, in balia degli eventi». Il timore espresso è che «ancora una volta si rischia che la Val Bormida sia merce di scambio della politica regionale, senza tenere conto degli impatti ambientali, occupazionali e infrastrutturali».
Il quadro sociale delineato da Cgil e Filctem è altrettanto critico: «Tutto questo accade in una provincia dove cresce solo il lavoro povero, precario e insicuro. I dati Inps del 2025 parlano chiaro: il 92% dei nuovi contratti è precario, il 47% part time, il 30% stagionale. Le retribuzioni orarie sono tra le più basse del Nord del Paese. Le morti sul lavoro nel 2025 sono state 10. Le malattie professionali sono aumentate del 20% rispetto al 2024. Sono oltre 15 mila lavoratori e lavoratrici non arrivano a 10 mila euro lordi l’anno: poveri lavorando, poverissimi quando andranno in pensione».
«La politica regionale e locale abbia il coraggio di fare scelte vere: rafforzare la qualità dell’occupazione, tutelare l’ambiente e garantire la salute e la sicurezza di chi lavora e di chi vuole continuare a vivere su questo territorio - è l’appello finale - Serve un cambio di passo radicale, è tempo di superare la retorica e affrontare le cause profonde del declino industriale. La sostenibilità del sistema produttivo, industriale e manifatturiero della provincia di Savona, insieme al futuro di migliaia di lavoratrici e lavoratori, non si costruiscono con annunci, o ancor peggio con scelte profondamente divisive tra la cittadinanza, ma con scelte industriali chiare, investimenti pubblici mirati e una strategia di lungo periodo, che metta insieme ambiente, salute, sviluppo e occupazione».





