Mario Carrara, consigliere di minoranza a Pietra Ligure, chiama in causa l’amministrazione comunale sulla gestione delle concessioni demaniali e delle spiagge cittadine. Una vicenda che, dopo le recenti sentenze del 2026 e il pronunciamento del Tar Liguria di fine gennaio, è tornata al centro del dibattito politico locale.
"Perché si è perso troppo tempo per mettere a posto la questione delle spiagge e degli arenili di Pietra Ligure? - interroga Carrara - Ci si è ridotti all’ultimo istante dell’ultimo momento! Perché?". Secondo il consigliere, il quadro normativo era chiaro da anni in virtù "della direttiva "Bolkestein", n⁰123, che risale al 2006. E, saltando le varie sentenze che ci sono state nel frattempo: le sentenze dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 17 e 18 del 9 Novembre 2021".
Carrara ripercorre quindi il ruolo dell’Adunanza Plenaria - massimo organo della giustizia amministrativa italiana quando si riunisce in composizione allargata per dirimere questioni controverse - osservando come nel novembre 2021 quell’organo si pronunciò in modo definitivo sulla proroga automatica delle concessioni balneari, stabilendo che le leggi italiane che prevedevano automatismi andavano disapplicate perché in contrasto con il diritto europeo e con i principi di concorrenza sanciti dall’articolo 49 del TFUE e dall’articolo 12 della direttiva 123 del 2006.
La Plenaria, sottolinea quindi Carrara, era consapevole dell’impatto economico e sociale della decisione e concesse due anni di tempo alle amministrazioni per adeguarsi, fissando la decorrenza degli effetti al 1° gennaio 2024. "Dopo questa pronuncia – osserva – c’era la piena consapevolezza da parte di Sindaci, avvocati, operatori balneari, sindacati, ecc. che dal 31 dicembre 2023 le concessioni demaniali marittime in essere avrebbero cessato di produrre effetti".
A Pietra Ligure, però, secondo il consigliere di minoranza, in quei due anni non sarebbe stato fatto nulla di sostanziale. "Che cosa hanno fatto, nei due anni di proroga assegnata dell’Adunanza Plenaria, cioè 2022 e 2023? Risposta: nulla!". Carrara evidenzia come la pratica "Spiagge e arenili" non sia mai stata sottoposta al Consiglio comunale in cinque anni, pur trattandosi di una questione cruciale per l’economia cittadina.
Al centro della critica c’è anche il mancato adeguamento al Piano di utilizzo delle aree demaniali (PUD), previsto dalla legge regionale ligure n. 13 del 1999 e dalla successiva modifica del 2008, che impone un "equilibrato rapporto tra aree libere ed aree in concessione" e una migliore fruizione pubblica dell’arenile. La Regione ha fissato nel 40% la quota minima di spiagge libere.
Secondo i dati citati da Carrara, Pietra Ligure sarebbe lontana da quell’obiettivo: "Siamo, invece, tra libere ed attrezzate al 32,56%, di cui spiagge libere "vere", solo il 24,92%!". Una percentuale che, a suo dire, viene raggiunta sommando anche piccoli tratti di arenile di pochi metri, talvolta sugli scogli o in zone di passaggio, definiti "spiaggette della vergogna", dove chi non può o non vuole pagare "si accalca in modo inverosimile e forse inumano".
Nel frattempo, ricorda il consigliere, la Giunta De Vincenzi ha approvato nel 2025 due delibere di proroga delle concessioni private, poi annullate dal Tar Liguria. Un esito che per Carrara era prevedibile alla luce della giurisprudenza consolidata. "Era più che automatico che il TAR della Liguria sbaragliasse quelle due delibere", afferma, esprimendo stupore per il "caos" seguito alla sentenza.
Il consigliere si chiede inoltre se sia prudente ipotizzare un ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar, definendolo un possibile ricorso "temerario", dall’esito "pressoché scontato e già scritto prima", con un costo stimato intorno ai 30mila euro per il Comune in caso di soccombenza.
Più recente è la delibera del 12 febbraio con cui la Giunta ha approvato una "bozza di variante al progetto di utilizzo comunale delle aree marittime". Anche qui, Carrara è critico: la bozza "lascia tutto com’è" e non ridisegna in modo sostanziale spiagge e concessioni, né affronta in maniera strutturale il tema delle spiagge libere. Richiamando il cosiddetto "emendamento Invernizzi", il consigliere teme che a Pietra Ligure – come nel resto della Liguria – non venga applicato il vincolo del 40%. "Che bel risultato! Lasciare tutto com’è, secondo il principio biblico: "così è e così sempre sarà"".
Sintetizzando il Carrara-pensiero, dunque, la bozza della Giunta De Vincenzi non introdurrebbe modifiche sostanziali rispetto alla situazione attuale prevedendo concessioni demaniali di durata proporzionale agli investimenti, fino a 10, 15 o 20 anni. Questa impostazione - secondo Carrara - potrebbe generare ricorsi al TAR da parte di potenziali partecipanti alle gare, sia per eventuali disparità nei bandi sia per gli squilibri tra concessioni molto diverse per estensione. Inoltre, sono ritenuti probabili contenziosi qualora la norma sul 40% di spiagge libere venisse disattesa o aggirata, anche da parte di autorità o associazioni. In tal caso, considerando la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale e regionale, l’intero impianto rischierebbe di essere nuovamente rimesso in discussione.
Per il consigliere, la strada maestra sarebbe stata un’altra: lavorare già dal 2021 a un nuovo PUD, ridisegnando le concessioni per renderle più equilibrate e recuperando i metri necessari a raggiungere almeno il 40% di spiagge libere, coinvolgendo concessionari e sindacati. Incontri con i balneari, riferisce, ci sarebbero stati solo di recente, dopo la sentenza del Tar, ma senza verbali ufficiali. "Hanno per noi lo stesso valore come se si fossero svolte al bar".
Carrara denuncia infine la mancanza di coinvolgimento formale dell’opposizione, che apprenderebbe gli sviluppi solo dalla stampa o per vie informali. "Chi, finora, ha gestito la questione 'Spiagge libere e private' ha la piena e totale responsabilità di tutto quanto è avvenuto e sta avvenendo", afferma, respingendo l’idea che la difesa ad oltranza dell’esistente garantisca stabilità agli operatori.
La dimostrazione, conclude, sarebbe nelle delibere annullate dal Tar. "L’unica cosa sarebbe stata affrontare la situazione già 5 anni fa almeno. Ma non si è voluto fare". E chi amministrava nel 2021, osserva, è lo stesso che guida oggi il Comune, continuando a rassicurare che "andrà tutto bene".
"Noi li aspettiamo in Consiglio comunale", chiude il consigliere di minoranza.





