"Esprimiamo profonda vicinanza al bambino rimasto gravemente ferito nell’incidente avvenuto presso l’Istituto Papa Giovanni di Pietra Ligure e alla sua famiglia, condividendo il dolore e l’apprensione dell’intera comunità scolastica. Tuttavia, il significato di quanto accaduto travalica il singolo episodio e impone una riflessione che riguarda la qualità democratica delle politiche educative, la responsabilità pubblica nella gestione del patrimonio scolastico e la concreta esigibilità dei diritti fondamentali".
Cosi commenta il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che aggiunge: "La sicurezza degli edifici scolastici non costituisce una dimensione tecnica accessoria, ma rappresenta una condizione giuridica essenziale del diritto all’istruzione. Nel quadro costituzionale italiano e nel sistema multilivello di tutela dei diritti dell’infanzia, l’incolumità fisica degli studenti è parte integrante dell’obbligo di protezione che grava sulle istituzioni. Quando un elemento strutturale cede, emerge una questione che è insieme giuridica, amministrativa e culturale: il passaggio dalla logica dell’intervento successivo al danno alla logica dell’anticipazione del rischio".
"L’evento riporta al centro un nodo spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: la distanza tra investimento dichiarato e sicurezza effettivamente percepita e verificabile. In termini mediatici, la sicurezza scolastica tende a riemergere solo in presenza di incidenti, generando cicli di attenzione breve e narrazioni emergenziali che raramente si traducono in riforme strutturali. In termini giuridici, invece, la sicurezza è materia continuativa, fondata su obblighi di vigilanza, manutenzione programmata, tracciabilità delle decisioni tecniche e accountability amministrativa", aggiunge.
"La vicenda evidenzia come la responsabilità nella sicurezza scolastica non sia riconducibile esclusivamente a un singolo soggetto, ma si configuri come responsabilità sistemica. In questo quadro assume rilievo la nozione di “affidamento qualificato” che famiglie e studenti ripongono nell’istituzione scolastica e nell’ente proprietario dell’edificio: un affidamento che, sul piano giuridico, rafforza il dovere di prevenzione e, sul piano sociale, incide direttamente sulla fiducia nelle istituzioni".
"Riteniamo che la sicurezza scolastica debba essere reinterpretata come infrastruttura dei diritti, cioè come condizione materiale che rende effettiva la promessa costituzionale dell’istruzione. Ciò implica un salto culturale: considerare la manutenzione non come costo, ma come investimento pubblico ad alto rendimento sociale, capace di ridurre contenzioso, spesa emergenziale, interruzioni didattiche e danno reputazionale per le amministrazioni. Sotto il profilo economico-giuridico, l’incidente riapre il tema della prevenzione come politica pubblica misurabile. La spesa preventiva in sicurezza scolastica produce benefici diretti e indiretti, tra cui la riduzione del rischio legale, la stabilità organizzativa delle scuole e il rafforzamento della fiducia civica. In questa prospettiva, la sicurezza diventa un indicatore di qualità istituzionale e non soltanto un adempimento tecnico".
"Le conclusioni che emergono non possono limitarsi all’accertamento delle cause specifiche, pur necessario e doveroso. Occorre trasformare eventi come questo in dispositivi di apprendimento istituzionale. Il CNDDU propone di avviare una nuova architettura della prevenzione fondata su strumenti giuridici ed economici innovativi, tra cui modelli di certificazione dinamica della sicurezza scolastica, sistemi pubblici di trasparenza accessibile sulle condizioni strutturali degli edifici e meccanismi che colleghino in modo stabile finanziamenti, monitoraggio continuo e responsabilità amministrativa documentata".
"In questa prospettiva, assume particolare rilievo l’idea di una “tracciabilità della sicurezza”, intesa come processo permanente che renda visibile nel tempo la vita tecnica degli edifici scolastici. Tale approccio consentirebbe di spostare il baricentro dalla reazione all’evento alla gestione predittiva del rischio, introducendo una cultura giuridica della prevenzione capace di dialogare con l’innovazione tecnologica e con la programmazione economica pubblica. La scuola è il primo luogo in cui lo Stato si rende concreto agli occhi dei cittadini più giovani. Ogni elemento strutturale sicuro è una forma silenziosa di tutela dei diritti; ogni vulnerabilità non intercettata diventa, invece, una frattura simbolica oltre che materiale. Per questo la sicurezza scolastica non riguarda solo edifici e bilanci, ma la credibilità stessa del patto educativo e istituzionale".
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che "l’accertamento dei fatti sia rapido e rigoroso e che da questo episodio nasca un impegno stabile verso una prevenzione strutturata, verificabile e comunicata pubblicamente. Trasformare la sicurezza in linguaggio ordinario delle politiche educative significa rafforzare la tutela dei minori, ridurre l’incertezza amministrativa e restituire centralità al principio secondo cui i diritti non devono essere solo proclamati, ma resi materialmente sicuri".





