“Quello all’Italiana Coke, esattamente come quello in un ipotetico inceneritore, non è lavoro, ma una condanna a morte. Sorprende sentire da un dirigente di un sindacato dei lavoratori fare certe affermazioni, soprattutto se bisogna ricordare che lo scopo per cui sono nati non riguarda solo il contratto, ma anche le condizioni sia salariali sia lavorative; e in quest’ultime c’è anche la salute”.
Così commenta Alessandro Dighero, portavoce eco-fondatore della Rete Liguria Bene Comune, che aggiunge: “La cokeria, come l’inceneritore, è un impianto ad alte emissioni di sostanze tossiche e non si può rimpiazzare con un impianto altrettanto inquinante, perché non migliorerebbe sicuramente la vita dei dipendenti dell’azienda, costretti a respirare sostanze tossiche per svolgere le loro mansioni, ma peggiorerebbe anche la vita delle intere famiglie dei lavoratori dell’intero territorio, la cui salute andrebbe preservata”.
“Quando organizzano degli scioperi parlano di famiglie, ed è per il bene di queste che ci opponiamo alle dichiarazioni di Danilo Causa, superficiali a tal punto da essere definite patetiche. Gli interessi emersi dall’articolo sono solo di carattere personale e provano a giustificare un’incapacità di recepire il problema che potrebbe derivare da un inceneritore a Bragno, Ferrania, se si rimane a Cairo Montenotte o a Cengio”, aggiunge.
“Non si può continuare a essere ciechi di fronte a questi continui tentativi di imporre un certo tipo di impresa in determinati luoghi. Bisogna lasciare la scelta ai cittadini su come impegnare il proprio territorio, magari agevolando l’avvio di imprese improntate, per una volta, alla non devastazione continua dell’ambiente, inteso come spazio vitale. Un ambiente che vogliono vivere in prima persona e non veder spegnere lentamente, insieme alla civiltà e all’etica collettiva”, conclude.





