Domenica 8 marzo, in piazza Rocca a Loano, si terrà una raccolta firme per il rispetto dei diritti umani in Iran e, in particolare, per Narges Mohammadi, leader delle proteste contro il regime e per i diritti delle donne, che si trova tuttora in prigione.
Narges Mohammadi è una delle più importanti voci del dissenso in Iran, sostenitrice della campagna contro la pena di morte e vicepresidente del centro per i difensori dei diritti umani in Iran. Il 6 ottobre 2023 è stata insignita del Premio Nobel per la pace “per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”.
Da oltre 14 anni, è stata più volte sottoposta a detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti. Ora si trova nella prigione di Evin, a Teheran, condannata a sei anni di carcere per “raduno e collusione contro la sicurezza nazionale” e a un ulteriore anno e mezzo per “propaganda contro il regime della Repubblica islamica”, seguiti da due anni di esilio interno nella città di Khusf, fuori da Teheran, e da due anni di divieto di espatrio.
Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, ha intrapreso uno sciopero della fame il 2 febbraio 2026. Amnesty International continua a chiedere che tutte le accuse nei suoi confronti vengano annullate.
Dal 28 dicembre 2025, in Iran, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per reclamare migliori condizioni di vita, diritti, libertà e la fine della Repubblica islamica. Le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate in tutto il paese, ricorrendo all’uso illegale della forza, alle armi da fuoco e ad arresti di massa.
“Uccidere un essere umano per loro è come una battuta di caccia. Pensano che noi siamo le prede e loro i cacciatori”, ha raccontato un manifestante.
Le forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della Rivoluzione e le forze speciali di polizia, hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo e proiettili veri, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per uccidere, disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando, in gran parte, in modo pacifico.





