Attualità - 11 marzo 2026, 14:07

Rigassificatore, il WWF Italia: "La proroga dell'Aia di Piombino non è giustificata. Anche l'eventuale trasferimento in Liguria non elimina le criticità"

L'associazione ambientalista ha presentato le proprie osservazioni all'istanza di riesame presentata da Snam

Rigassificatore, il WWF Italia: "La proroga dell'Aia di Piombino non è giustificata. Anche l'eventuale trasferimento in Liguria non elimina le criticità"

"La proroga dell’AIA per il FSRU di Piombino non è giustificata: l’opera risulta sostanzialmente inutile rispetto alla capacità già disponibile e ai consumi in calo, oltre a essere incoerente con la decarbonizzazione. La collocazione nel porto di Piombino presenta rischi e impatti ambientali rilevanti, aggravati dall’assenza di una VIA adeguata; anche l’eventuale trasferimento in Liguria non elimina le criticità, ma le ripropone su nuovi territori e habitat sensibili".

Così il WWF Italia ha espresso la sua contrarietà inviando le proprie osservazioni al Ministero in merito all'istanza di riesame dell'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) rilasciata nel maggio 2023, presentata da Snam per la proroga dello stazionamento della nave rigassificatrice Italis Lng nel porto di Piombino.  Il Dicastero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica infatti il 21 gennaio aveva comunicato l'avvio del procedimento amministrativo. L'autorizzazione ambientale attualmente in vigore scadrà il 3 luglio 2026, esattamente tre anni dopo l'entrata in esercizio dell'impianto. Il Ministero ha quindi voluto chiarire fin da subito che, qualora alla data di scadenza non dovesse esistere un provvedimento che autorizzi la permanenza della FSRU nella sua attuale collocazione a Piombino, il procedimento di riesame verrà archiviato senza possibilità di recuperare gli oneri già versati, venendo meno i presupposti stessi per il rilascio dell'autorizzazione. 

L'associazione ambientalista italiana ha "fin dal primo momento contestato sia il progetto sia la localizzazione (sia quella attuale, sia quella prevista successivamente) ed ha in tutte le sedi stigmatizzato la grave assenza di puntuale Valutazione di Impatto Ambientale, elemento che dovrebbe essere prodromico allo stesso rilascio dell’AIA, di fatto in deroga a quanto normato dal Codice dell’ambiente (D.lgs. 152/2006) e in contrasto con quanto stabilito dalle stesse norme comunitarie".

Il WWF oltre a contestare l'utilità dell'opera nel contesto energetico italiano ha criticato la scelta progettuale di collocare l'impianto all’interno del porto toscano. Soffermandosi poi sull'ipotesi che pare essere tramontata definitivamente dello spostamento a 4 km dalla costa di Vado Ligure e a 2.9 km da Savona dopo il diniego del presidente della Regione Marco Bucci e le dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.

"Tutte le contestazioni qui rivolte al riesame AIA per la permanenza del rigassificatore nel porto di Piombino non vanno altresì intese come un benestare al suo trasferimento in Liguria, sia per le ragioni precedentemente espresse (inutilità dell’opera per sicurezza energetica e in quanto in contrasto con il percorso di decarbonizzazione) sia per i gravi impatti ambientali che questa arrecherebbe anche nella nuova localizzazione - come possibile evincere dalle seguenti note riprese da quelle che il WWF aveva presentato al progetto di spostamento dell’impianto in provincia di Savona - spiegano nelle loro osservazioni dal WWF Italia - Infatti, nonostante le numerose modifiche al nuovo progetto apportate nelle varie riedizioni, il Proponente non è riuscito a risolvere la questione dell'impatto all'ambiente che, sia in fase di cantiere, sia di esercizio, devasterebbe il delicato habitat marino e danneggerebbe gravemente l'entroterra del Savonese: la procedura è infatti ancora in fase di Istruttoria tecnica ; le numerose osservazioni di WWF Italia sugli impatti ambientali e alla salute, al pari di quelle di altre associazioni, enti pubblici, privati cittadini e vari soggetti, sono rimaste irrisolte. In queste ci si chiedeva ad esempio come i 6 pali di ancoraggio lunghi 70 mt, diametro 3 metri, potessero essere conficcati nel fondale marino senza devastarlo, al bordo del profondo canyon di Vado dove si immergono gli odontoceti della zona, e rovesciandovi tonnellate di fango e pietre".

"Si osservava inoltre che l'area funzionale, termine usato per definire il punto in mare in cui sarebbero scaricati i detriti dello scavo del microtunnel, e la fase di post-trenching, avrebbero causato la devastazione del fondale costiero a Cymodocea, e dei vicini habitat della Posidonia e Coralligeno della costa di Savona identificati dai sopralluoghi del Proponente. Inoltre, si osservava che la fase di esercizio di 22 anni, con la riduzione di biomassa nel mare dell'Area Marina Protetta Isola di Bergeggi e nella Zona Speciale di Conservazione Fondali NoliBergeggi, e il rumore sottomarino dei mezzi usati per rifornire il Terminale FSRU, avrebbe danneggiato gli habitat e le specie marine (insieme alla progressiva dispersione di acqua fredda e cloro visto che, dopo solo 30 giorni, era diffusa molto oltre a Bergeggi come espresso nelle simulazioni del Proponente) - continuano - Insieme agli impatti della fase di cantiere, questo sversamento continuo per anni porta al progressivo danneggiamento delle zone dove si posiziona il Terminale FSRU, nell'Area Marina Protetta o anche vicino all'Italis LNG, ad esempio presso la Secca del Mantice di fronte a Savona che ospita alcune specie vulnerabili come Dendrophyllia cornigera (i cosiddetti coralli gialli) . Oltre all'impatto in mare venivano sottolineati gli aspetti riguardanti la lunghissima tratta terrestre della condotta sino ad Alessandria e il suo attraversamento di zone abitate, da Vado Ligure - già terra di numerosi impianti industriali e a Rischio di Incidente Rilevante - a Quiliano, alla bellissima Val Bormida - sede di varie Zone Speciali di Conservazione Rete Natura2000 - considerando i danni all'ambiente, all'agricoltura e la presenza anche nell'entroterra di zone industriali devastate da precedenti utilizzi".

"Rimane alta anche la preoccupazione di cittadini e Sindaci per la pericolosità dell'impianto, essendo limitatamente analizzato l'impatto cumulativo con gli altri impianti della zona su salute e sicurezza, ed essendo il sistema posizionato in mare aperto, a circa 2.9 km dalla costa, e nella zona di accesso al Porto di Vado Ligure piuttosto trafficato in termini di navi mercantili e traghetti e oggetto di mareggiate stagionali" concludono.

Luciano Parodi

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