Eventi - 11 marzo 2026, 18:24

I Beatles in Italia approdano ai “Pomeriggi della Mozart” di Savona

Venerdì 13 marzo alle 17,30 nella Sala Stella Maris

Tornano gli appuntamenti de “I pomeriggi della Mozart” organizzati dall’Associazione Mozart Savona.

In programma, presso la Sala Stella Maris di piazza Rebagliati a Savona (zona porto) venerdì 13 marzo alle 17,30, la conferenza di Ferdinando Fasce, americanista dell’università di Genova, sul tema “Beatles in Italy. I Beatles in Italia nel 1965. A 60 anni dai concerti di Genova, Milano e Roma” e la presentazione del suo recente libro “Beatles in Italy” edito da De Ferrari. L’incontro sarà condotto da Ferdinando Molteni.

Il pomeriggio è ad ingresso libero.

L’Associazione Mozart Savona ringrazia per il sostegno la Fondazione De Mari e il Banco di Credito Cooperativo Pianfei e Rocca de’ Baldi.

Il libro e i protagonisti

Il libro è: Ferdinando Fasce, Beatles in Italy: 5 giorni, 3 città, 8 concerti, De Ferrari, pp. 148.

Scrive Marco Codebò: “Nel suo Beatles in Italy, Ferdinando Fasce compie un viaggio a ritroso nel tempo. Lo fa nel senso, ovvio, di narrare un evento del passato, la tournée dei Beatles in Italia nel giugno 1965. Ma lo fa, soprattutto, perché quel racconto è una sonda calata nel mezzo della cultura e del costume italiani degli anni Sessanta. Nell’estate del 1965 i quattro di Liverpool sono al vertice del successo. In patria come negli Stati Uniti guidano le classifiche di vendita dei dischi e riempiono di spettatori i locali dove si esibiscono dal vivo. Il tour italiano è parte di una serie di esibizioni nell’Europa mediterranea, Francia, Italia e Spagna, che nei piani di Brian Epstein, il manager dei fab four, dovranno allargare il mercato della band oltre i confini dell’anglofonia. Ma in quel tempo il fenomeno Beatles fa sentire i suoi effetti ben al di là della sfera puramente musicale, come si può verificare dalla popolarità, in tutto il mondo, del taglio di capelli da loro adottato. Detta appunto “alla Beatles”, quell’acconciatura è simbolo sì di identificazione con la band, ma anche e soprattutto segno che “the times they are a-changin’, come l’anno prima aveva cantato Bob Dylan”.

Redazione

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