Attualità - 12 marzo 2026, 07:22

Termovalorizzatore, il fronte del no riempie il Teatro Chebello di Cairo: "Non è il futuro della Val Bormida"

Circa 380 persone hanno partecipato in presenza all’auditorium, con decine rimaste fuori per motivi di sicurezza, e una trentina collegate online

Teatro Chebello gremito e decine di persone rimaste fuori per ragioni di sicurezza. Partecipazione oltre le aspettative ieri sera a Cairo Montenotte per l’incontro pubblico organizzato dal Comitato CulturAmbiente insieme al Coordinamento No Inceneritore e al Coordinamento Tutela Monte Cerchio. Al centro della serata il futuro della Val Bormida e la contrarietà a nuovi impianti industriali, dal termovalorizzatore ai progetti eolici.

Secondo gli organizzatori, circa 380 persone hanno preso posto nell’auditorium, mentre altre 35 hanno seguito l’incontro online. “La partecipazione è stata quasi inaspettata – spiegano – e dimostra quanto questo tema sia sentito dalla popolazione della valle”.

Durante la serata si è parlato soprattutto dell’ipotesi di un inceneritore. “Abbiamo trattato il tema della speculazione nel nostro territorio da parte di aziende che non danno prospettive di sviluppo reale, ma lo devastano sia dal punto di vista ambientale sia economico”, spiegano i promotori dell’iniziativa.

Le ragioni della contrarietà, ribadiscono i comitati, sono molteplici. “Le abbiamo già illustrate più volte: la distanza dalle zone di produzione dei rifiuti, l’inquinamento prodotto dall’impianto, le criticità ambientali e morfologiche del luogo. A questo si aggiunge la contraddizione tra la nostra percentuale di raccolta differenziata e la quantità di rifiuti che verrebbero bruciati”.

Secondo quanto emerso nel dibattito, tra il 70 e l’80 per cento dei rifiuti destinati all’impianto arriverebbe da fuori territorio. “Parliamo di rifiuti provenienti da centinaia di chilometri di distanza – sottolineano – con il conseguente aumento del traffico pesante. Si parla di circa mille tonnellate al giorno e quindi di un continuo passaggio di camion che finirebbe per intasare le nostre strade”.

Un altro punto sollevato riguarda il rapporto con le istituzioni. “Ormai c’è una compattezza delle amministrazioni comunali di tutta la Val Bormida, sia ligure sia piemontese – spiegano – mentre a livello provinciale e soprattutto regionale continua a non essere esclusa la possibilità che proprio qui venga insediato un inceneritore, bypassando di fatto la volontà popolare e amministrativa”.

All’incontro erano presenti anche i consiglieri regionali Roberto Arboscello, Stefano Giordano e Jan Casella. Durante la serata hanno illustrato la proposta, votata all’unanimità, di avviare un’indagine epidemiologica regionale sul territorio. “Siamo molto contenti di questa iniziativa – spiegano gli organizzatori – perché rappresenta un riconoscimento delle criticità del nostro territorio”. Allo stesso tempo, aggiungono, “questo non deve diventare il presupposto per accogliere nuovi impianti inquinanti qualora i dati dovessero risultare migliorati. Non vogliamo tornare nel baratro in cui la valle si trovava in passato”. Nel dibattito sono intervenuti anche i sindaci di Carcare, Altare e Cosseria.

“È stata un’occasione importante per ribadire che la volontà della valle è ferma e decisa: fermare progetti che possano tarpare le ali al nostro territorio”, sottolineano i promotori. Non è mancato anche un passaggio sulle posizioni di alcune sigle sindacali che hanno ipotizzato la riconversione dell'Italiana Coke in un termovalorizzatore. “Rispondiamo a chi sostiene che l’impianto porterebbe lavoro – affermano – dicendo che per noi il futuro è il lavoro, ma l’inceneritore non è il futuro”.

Infine, spazio anche al tema dell’eolico. “In provincia di Savona ci sono già circa sessanta pale eoliche in funzione e ne sono previste un centinaio – spiegano – mentre a Genova ce ne sono due, alla Spezia due e una o due in provincia di Imperia. È evidente che c’è una concentrazione sproporzionata proprio sul nostro territorio”.

Secondo i comitati, molti progetti nascerebbero senza un’adeguata conoscenza delle caratteristiche locali. “Spesso non hanno neppure le basi per poter funzionare – spiegano – come l’allacciamento alla rete o studi anemometrici adeguati”.

Il timore, condiviso da molti dei presenti, è che dietro queste iniziative ci sia soprattutto una logica speculativa. “Per noi – concludono – si tratta di progetti che rischiano di provocare danni idrogeologici e impatti su fauna e paesaggio. E proprio questi elementi rappresentano invece la vera potenzialità e il futuro della Val Bormida”.

Graziano De Valle

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