Non è la mancanza di desiderio, ma il peso della geopolitica a riscrivere il turismo. Occhi puntati alla Pasqua che si avvicina. L’escalation militare in Medio Oriente ha innescato una reazione a catena che colpisce direttamente il portafogli e il calendario delle famiglie.
Più che i viaggi all’estero i turisti preferiscono pianificare vacanze brevi e a costo a ridotto. "Le ferie di Pasqua saranno più corte, diventando "micro-esperienze" di pochi giorni. Il primo colpevole è il caro-carburante”, dicono gli albergatori della Riviera convinti che la psicologia del viaggiatore con la crisi Iran muterà.
“L'incertezza bellica frena i lunghi investimenti emotivi ed economici. Si preferisce il 'turismo di prossimità"', riscoprendo borghi e mete raggiungibili in treno o auto, dove il rischio di restare bloccati lontano da casa è nullo. E così anche le strutture ricettive si stanno già adattando, offrendo pacchetti 'all-inclusive' da 48 o 72 ore, consapevoli che sarà la carta vincente da giocare".
Il 2026, con la guerra in corso e l’instabilità internazionale, sarà l'anno dei “viaggi lampo”: più frequenti, ma più brevi.